Israele. Il partito della Foglia Verde alle elezioni
Il 28 gennaio si vota in Israele: una democrazia in guerra. I sondaggi sottolineano la probabile vittoria -e riconferma- del premier Ariel Sharon e del Likud, ma in corsa per i 120 seggi della Knesset (il Parlamento), grazie ad un sistema di proporzionale puro, ci sono 29 partiti che i 4,72 milioni di aventi diritto al voto troveranno nella scheda elettorale.
Assertore della legalizzazione della marijuana e' il Partito della Foglia Verde (Ale Yarok). Alle ultime elezioni aveva preso l'1 per cento (34 mila voti), e secondo le previsioni martedi' potrebbe guadagnarsi un seggio in Parlamento superando lo sbarramento dell'1,5%. Nato quattro anni fa, puo' contare soprattutto sui giovani di Tel-Aviv, e' un partito di "sinistra", sostiene la creazione di uno Stato palestinese come soluzione del conflitto, i diritti degli omosessuali e la difesa dell'ambiente.
Fondato nel 1999 da Boaz Wachtel e Shlomi Sandak chiede la legalizzazione della marijuana per uso medico, ricreativo e industriale. Si dichiara paladino dei diritti civili dei consumatori di cannabis, criminalizzati dalle leggi proibizioniste, che prevedono in Israele fino a 3 anni di carcere e/o 27 mila euro di multa per chi detiene fino a 15 grammi di cannabis. L'approccio e' libertario, la non invasione dello Stato nelle scelte individuali del cittadino, ma viene sottolineato anche il disastro della "war on drugs" che non e' certo riuscita -nonostante la "tolleranza zero"- ad eliminare la crescita del consumo di stupefacenti. "Non ha nessuna logica trasformare un milione di cittadini che rispettano la legge in Israele in dei criminali" recita uno degli slogan del partito riferendosi alla cifra che viene stimata di consumatori di droghe leggere in Israele.
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Assertore della legalizzazione della marijuana e' il Partito della Foglia Verde (Ale Yarok). Alle ultime elezioni aveva preso l'1 per cento (34 mila voti), e secondo le previsioni martedi' potrebbe guadagnarsi un seggio in Parlamento superando lo sbarramento dell'1,5%. Nato quattro anni fa, puo' contare soprattutto sui giovani di Tel-Aviv, e' un partito di "sinistra", sostiene la creazione di uno Stato palestinese come soluzione del conflitto, i diritti degli omosessuali e la difesa dell'ambiente.
Fondato nel 1999 da Boaz Wachtel e Shlomi Sandak chiede la legalizzazione della marijuana per uso medico, ricreativo e industriale. Si dichiara paladino dei diritti civili dei consumatori di cannabis, criminalizzati dalle leggi proibizioniste, che prevedono in Israele fino a 3 anni di carcere e/o 27 mila euro di multa per chi detiene fino a 15 grammi di cannabis. L'approccio e' libertario, la non invasione dello Stato nelle scelte individuali del cittadino, ma viene sottolineato anche il disastro della "war on drugs" che non e' certo riuscita -nonostante la "tolleranza zero"- ad eliminare la crescita del consumo di stupefacenti. "Non ha nessuna logica trasformare un milione di cittadini che rispettano la legge in Israele in dei criminali" recita uno degli slogan del partito riferendosi alla cifra che viene stimata di consumatori di droghe leggere in Israele.
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