Giovedì 4 giugno 2026
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Istat: sono 3 milioni i residenti stranieri

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sono 2.938.922 (1.473.073 maschi e 1.465.849 femmine) gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2007. Rispetto all'anno precedente gli iscritti in anagrafe aumentano di 268.408 unita' (+10,1%). E' quanto emerge dagli ultimi dati Istat sulla popolazione straniera in Italia.L'incremento relativo del 2006 e' leggermente inferiore a quello registrato nell'anno precedente. Nel periodo 2002-2004 il forte aumento dei residenti stranieri era stato determinato in larga misura dall'ultimo provvedimento di regolarizzazione (leggi n. 189 del 30 luglio 2002). Grazie ad esso, infatti, numerosi immigrati gia' presenti in Italia avevano potuto regolarizzare la propria posizione e iscriversi successivamente in anagrafe.

La crescita della popolazione straniera residente nel nostro paese e' dovuta, anche nel 2006, all'aumento dei nati di cittadinanza straniera (figli di genitori residenti in Italia, entrambi stranieri): il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) risulta in attivo per 54.318 unita'. Il saldo migratorio con l'estero si attenua rispetto agli anni precedenti ma si mantiene elevato (+237.614 nel 2006 rispetto a +266.829 nel 2005).

Il saldo naturale della popolazione straniera, pur essendo nettamente piu' basso rispetto a quello migratorio, risulta particolarmente significativo se contrapposto a quello della popolazione residente di cittadinanza italiana, negativo (-6.912 unita') nel 2006.
Nel complesso l'aumento della popolazione straniera contribuisce alla crescita della popolazione residente in Italia - che nel corso del 2006 e' passata da 58.751.711 a 59.131.287 unita' per circa il 70,7%. L'incidenza percentuale degli stranieri sulla popolazione complessiva, che all'inizio dell'anno 2006 era del 4,5%, raggiunge cosi' alla fine dello stesso anno quota 5,0% .

Si tratta di valori che collocano l'Italia tra i paesi europei con una presenza straniera relativamente contenuta rispetto alla popolazione complessiva: al 1.1.2006 in Germania i residenti di cittadinanza stra-niera sono l'8,8%; in Spagna e nel Regno Unito rispettivamente il 6,2% ed il 5,2% del totale dei residenti. In Francia, gia' al Censimento del 1999, la quota degli stranieri era pari al 5,9% della popolazione complessiva .

Sono sempre piu' numerosi gli immigrati che diventano italiani 'per acquisizione di cittadinanza': nel 2006 sono stati registrati 35.266 nuovi cittadini italiani, circa il 23% in piu' rispetto al 2005. Il fenomeno, tuttavia, e' ancora relativamente limitato, evidenzia l'Istat. Dal 1996, anno in cui e' iniziata la ri-levazione delle acquisizioni di cittadinanza nell'ambito della rilevazione sulla popolazione straniera residente, esse sono state complessivamente circa 182 mila. Stimando, in base ai dati disponibili di fonte Ministero dell'Interno, le concessioni fino al 1995 in circa 33.600, si ottiene un totale di 215 mila cittadini stranieri che fino al 2006 hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Nel complesso, sono circa 398 mila i cittadini stranieri residenti che sono nati nel nostro paese e rappresentano la seconda generazione di immigrati, pari al 13,5% del totale della popolazione straniera residente. Si puo' ipotizzare, dato che il fenomeno migratorio e' relativamente recente, che si tratti per la quasi totalita' di cittadini minorenni.

I nati in Italia da genitori stranieri costituiscono la componente piu' rilevante dell'aumento complessivo dei minori di cittadinanza straniera. Questi ultimi ammontano al 1° gennaio 2007 a 665.625 unita' e rappresentano il 22,6% del totale della popolazione straniera residente alla stessa data. Sono circa 80 mila in piu' rispetto al 1° gennaio 2006: oltre il 72,1% di tale aumento e' dovuto proprio ai nuovi nati. La parte rimanente e' costituita dai minori giunti in Italia per ricongiungimento familiare.

L'aumento dei minori va di pari passo con quello della popolazione straniera, ma - grazie ai ricongiungimenti familiari - con un ritmo d'incremento superiore come dimostra l'aumento dell'incidenza della componente minorile. Va notato che in seguito ai due provvedimenti di regolarizzazione del 2002 il peso percentuale di questa classe di eta' era diminuito, poiche' l'afflusso di nuovi residenti e' stato caratterizzato da una prevalenza di persone adulte tra i regolarizzati.
Nel corso del 2006 gli ingressi dall'estero di stranieri sono stati 254.588, lievemente inferiori a quelli del 2005 (283 mila); le cancellazioni per l'estero sono state 16.974, un numero sostanzialmente stabile nel corso degli anni, anche per la scarsa propensione degli stranieri a dichiarare all'anagrafe la partenza in caso di rimpatrio. Come gia' accennato, il saldo migratorio con l'estero resta anche nel 2006 positivo e molto elevato (+237.614).

Le cancellazioni per irreperibilita' di cittadini stranieri, effettuate a seguito degli accertamenti periodici disposti dalle Anagrafi comunali, sono piuttosto numerose (37.634 nel 2006) e si possono assimilare, almeno in parte, a cancellazioni per l'estero: spesso, infatti, lo straniero che risulta irreperibile ha lasciato il territorio italiano, pur risultando ancora iscritto in anagrafe.

Il lavoro e' la causa prevalente (1.463.058 permessi) della presenza di stranieri in Italia soprattutto tra gli uomini (circa il 78%), mentre per le donne la quota scende al 44%. Negli ultimi anni cresce il numero dei permessi per motivi familiari (763.744), anche per effetto della regolarizzazione del 2002 che ha fortemente accresciuto il numero di coloro che si sono potuti avvalere della facolta' di ricostituire in Italia il proprio nucleo familiare.
Soprattutto le donne sono presenti in Italia cono un permesso di questo tipo (in oltre il 48% dei casi), ma i permessi per ricongiungimento familiare sono aumentati anche per gli uomini, grazie all'azione di richiamo dei congiunti da parte del-le donne che hanno fatto il loro ingresso in Italia per motivi di lavoro.
Al 1° gennaio 2007 le due tipologie di permessi, lavoro e famiglia, considerate insieme, rappresentano ormai oltre il 90% dei motivi di presenza.Tra gli altri motivi si segnalano oltre 51 mila permessi per studio che interessano in larga misura alba-nesi, seguiti a distanza da nordamericani, cinesi e rumeni. Quasi il 60% dei permessi per residenza elet-tiva (44.847) e' intestato a tedeschi, inglesi, francesi, svizzeri e nordamericani: mentre i permessi per motivi religiosi (32.081) sono maggiormente diffusi tra spagnoli, polacchi e tra le donne indiane e filippine.

I permessi per asilo politico (16.079) e ragioni umanitarie (circa 13 mila, inclusi in 'Altro'), sono riferiti soprattutto a individui provenienti dall'Eritrea e dal Kosovo (quasi il 30% dei casi). Tra i restanti motivi si annotano, infine, oltre 3.700 permessi per adozione, in gran parte bambini provenienti dalla Russia, dall'Ucraina, dall'Etiopia, dal Brasile e dalla Colombia, mentre oltre la meta' dei 3.500 permessi per affidamento e' stato rilasciato ad albanesi e marocchini.
Al 1° gennaio 2007, risultano ancora in forte crescita i cittadini stranieri residenti provenienti dall'Europa centro-orientale: complessivamente l'incremento rispetto al 1.1.2004 e' del 48,8%. Rispetto all'anno precedente esso risulta piu' contenuto, anche a causa dell'uscita dalla suddetta area geografica di Romania (+92,5%) e Bulgaria (+73,8%) (tab. 3). Se si considerassero ancora in questo gruppo Ro-mania e Bulgaria, paesi neocomunitari, l'incremento sarebbe ancora maggiore, pari al 60,1%.

Alcune cittadinanze mostrano incrementi straordinari: gli ucraini sono passati in tre anni da meno di 58 mila unita' a 120 mila, i rumeni da 178 mila a 342 mila, i polacchi da 40 mila a 72 mila e gli albanesi da 270 mila a 376 mila. Anche i cittadini dell'Asia orientale continuano a far registrare aumenti consisten-ti, in particolare i cinesi, cresciuti da 87 mila a 145 mila unita'.

Piu' modesto, ma pur sempre importante, risulta l'aumento degli stranieri originari dell'Africa (+36% nel complesso), tra cui spicca per impor-tanza numerica la crescita dei marocchini, che al 1° gennaio 2007 raggiungono quota 343 mila e che negli anni precedenti hanno usufruito in grande misura della regolarizzazione, nonostante si tratti di una delle comunita' di piu' antico insediamento in Italia.
Va segnalato, inoltre, l'incremento dei cittadini provenienti dall'America centro-meridionale (+52%), soprattutto degli ecuadoriani, una delle comunita' cresciute di piu' (dalle 34 mila unita' del 2004 alle 69 mila del 2007).
All'inizio del 2007, il rapporto tra i sessi appare equilibrato :102 maschi per 100 femmine, anche se permangono, e in alcuni casi si accentuano rispetto al passato -rileva l'Ista- significative differenze tra le diverse comunita'. I cittadini provenienti dall'Ucraina, dalla Polonia, dall'Ecuador e dal Peru' mostrano un rapporto decisamente favorevole alle donne (rispettivamente 22 e 39 maschi per 100 femmine per le prime due comunita' e 64 maschi per 100 femmine per le restanti due), mentre tra residenti africani e asiatici il rapporto volge a favore degli uomini (rispettivamente 160 e 120 maschi per 100 femmine).

Tra gli immigrati di piu' antica presenza spiccano filippini, senegalesi e tunisini, in circa la meta' dei casi in Italia da piu' di 10 anni, mentre oltre il 60% dei cittadini dello Sri Lanka, della Serbia-Montenegro e del Marocco lo e' da almeno 5 anni. Viceversa, tra i paesi di piu' recente immigrazione si segnalano Ucraina, Romania e Ecuador, comunita' con quote modeste di individui in Italia da lungo tempo (rispettivamente, 1%, 7,3%, 8,1% presenti da almeno 10 anni).

L'insediamento della popolazione straniera nel nostro paese e' localizzato prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord; nel Mezzogiorno risiede soltanto l'11,6% della popolazione straniera, la parte restante e' suddivisa fra il Nord-Ovest (36,3%), il Nord-Est (27,3%) e il Centro (24,8%). Un quarto degli stranieri residenti in Italia (il 24,8%) e' in Lombardia e - in particolare - nella provincia di Milano dove si concentra il 10,8% del totale degli stranieri residenti in Italia.
Nel Centro-Nord la popolazione straniera e' distribuita piuttosto uniformemente in rapporto alla popo-lazione complessivamente residente. L'incidenza e' piu' elevata nelle regioni settentrionali (mediamente pari al 7 per cento del totale dei residenti), un po' meno nelle regioni del Centro (6,3%), mentre nel Sud e nelle Isole la quota di stranieri e' molto inferiore e pari mediamente all'1,6%.

La Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Veneto nel Settentrione e l'Umbria nel Centro sono le regioni con l'incidenza piu' elevata di popolazione straniera (7,6% della Lombardia, 7,5% in Emilia-Romagna e 7,3% in Veneto e in Umbria). Tra le regioni del Mezzogiorno solo l'Abruzzo mostra una percentuale di stranieri residenti significativa (3,7%).

Nel Nord il contributo degli stranieri alla natalita' e' piu' elevato che nel resto d'Italia, a testimonianza di una presenza piu' numerosa e stabile. Infatti, l'incidenza dei nati stranieri sul totale dei nati nelle regio-ni settentrionali e' pari al 15,9%, valore sensibilmente superiore a quello del Centro (11,9%). Tuttavia, analizzando la realta' demografica della popolazione straniera occorre mettere in conto una grande va-riabilita' territoriale: se infatti le province dove i nati stranieri superano il 20% sono soprattutto situate al Nord (Brescia, Mantova, Piacenza, Treviso, Vicenza, Modena), e' tuttavia Prato che in termini relati-vi ha il maggior numero di nati stranieri (oltre un quarto, 27,3%, dei nati in totale).

Del resto, non mancano segnali di una forte dinamica demografica anche in altre province del Centro, come ad esempio Macerata, Perugia e Firenze dove i nati stranieri hanno superato il 15%. Nel Mezzogiorno l'incidenza dei nati stranieri e' bassa, mediamente pari al 2,4%; le province di Teramo, dell'Aquila e di Ragusa tut-tavia mostrano valori del tasso piu' vicini a quelli delle province del Centro (rispettivamente 11,1%, 9,1% e 7,3%).
Anche il numero dei minorenni indica una tipologia di immigrazione particolarmente stabile e presumibilmente ben radicata nel territorio. L'incidenza dei minori, in rapporto alla popolazione straniera residente, e' mediamente piu' alta nelle regioni settentrionali dove raggiunge il 23,8%, a fronte del 22,6% rilevabile a livello nazionale. Nel Nord-est, il Veneto ha la quota piu' elevata (24,8%), primato valido anche a livello nazionale. Nel Nord-ovest, e' la Lombardia a presentare il valore piu' elevato (24,0%).

Nelle regioni del Centro l'incidenza e' mediamente inferiore alla media nazionale, tuttavia le Marche (24,2%) e l'Umbria (23,0%) presentano valori vicini a quelli propri del settentrione. Nel Lazio il peso dei minorenni sulla popolazione e' piu' contenuto (19,6%); in Toscana, dove l'incidenza dei minori e' mediamente del 21,7%, la provincia di Prato presenta una delle quote piu' elevate di minori a livello nazionale (26,1%).

Albanesi, marocchini e rumeni, che a livello nazionale rappresentano le prime tre comunita' straniere, sono presenti in modo significativo in quasi tutte le aree del paese, seppure con intensita' maggiore in alcune regioni. Gli albanesi sono maggiormente presenti in Lombardia (circa 76 mila unita', il 20,3% dei circa 376 mila residenti in Italia), Toscana (13,7%), Emilia-Romagna (11,8%), Piemonte (9,6%).
I marocchini sono maggiormente presenti in Lombardia (circa 84 mila individui, 24,4% dei 343 mila re-sidenti in Italia), Emilia-Romagna (15,6%), Piemonte (14,6%) e Veneto (13,6%). I rumeni risiedono prevalentemente nel Lazio (circa 76 mila, 22,2% dei 342 mila rumeni in Italia), in Piemonte (17,4%), in Lombardia (16,5%), in Veneto (14,1%).
Analizzando il fenomeno da un altro punto di vista, quello delle comunita' prevalenti nelle singole regioni, si osserva che gli albanesi rappresentano il 22,6% (pari a quasi 11mila individui) del totale degli stranieri residenti in Abruzzo e il 22% (pari a piu' di 51mila unita') di quelli residenti in Toscana; i marocchini il 25,2% (pari a quasi 9 mila individui) del totale degli stranieri residenti in Calabria e il 16,9% (pari a quasi 54 mila unita') di quelli residenti in Emilia-Romagna; i rumeni il 23,6% (pari a piu' di 59 mila individui) degli stranieri residenti in Piemonte ed il 23% (pari a circa 76 mila unita') di quelli residenti nel Lazio.

Esistono poi comunita' che rivestono un ruolo significativo solo localmente, come quella degli ecuadoriani, che rappresentano il 25,2% (piu' di 16 mila unita') del totale degli stranieri residenti in Liguria, o quella dei tunisini che fanno registrare un'incidenza di quasi il 19% (pari a circa 15 mila unita') in Sicilia. Gli ucraini sono il 27,4% (circa 27 mila individui) e il 13,3% (circa 5 mila unita') degli immigrati dimoranti rispettivamente in Campania ed in Calabria; presenze importanti (con quote intorno al 10%) appaiono, infine, quelle dei cittadini della Serbia-Montenegro in Friuli-Venezia Giulia (circa 8 mila u-nita'), dei cinesi in Toscana (quasi 25 mila individui) e Sardegna (circa 2 mila), dei senegalesi in Sarde-gna (circa 2 mila unita'), degli immigrati dello Sri Lanka in Sicilia (piu' di 7 mila individui).
La ripresa della natalita' osservata negli ultimi anni e' andata di pari passo con l'incremento delle nascite della componente straniera della popolazione residente, incremento che si e' fatto sempre piu' rilevante ed evidente. La recente disponibilita' dei dati sugli iscritti in anagrafe per nascita nel 2005 consente di monitorare l'incidenza e le principali caratteristiche del fenomeno.

Nel 2005 a fronte di 554.022 nati totali quelli con almeno un genitore straniero sono poco meno di 72 mila (il 13 per cento). Di questi 67.694 hanno almeno la madre di cittadinanza straniera.
L'incremento delle nascite si e' tradotto in un aumento del numero medio di figli per donna che e' passato dal minimo di 1,19 figli del 1995 a 1,32 nel 2005. Questo indicatore puo' essere calcolato separatamente per le due componenti italiana e straniera della popolazione residente, ottenendo rispettivamente 1,24 e 2,41 figli per donna. Nel 2005, quindi, le donne straniere residenti in Italia hanno fatto registrare un livello di fecondita' doppio rispetto alle donne italiane.

Nonostante l'elevata varieta' di aree di provenienza - sono oltre 170 le cittadinanze delle madri straniere rilevate nel 2005 - si osserva una forte concentrazione (circa il 50%) di nati da madri di cittadinanza marocchina, albanese, rumena, cinese e tunisina.

Come per alcune cittadinanze il numero medio di figli per donna registrato in Italia nel 2005 sia molto al di sopra del livello di sostituzione (2 figli per donna). Questo accade, in particolare, per le madri originarie di paesi caratterizzati da alti livelli di fecondita' come le cittadine egiziane e marocchine e quelle originarie dell'Asia (India, Pakistan, Bangladesh).
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