Italia. 13 parlamentari di Forza Italia dicono si' a Welby
"L'eutanasia di Stato (quale quella 'coattiva' che in alcuni ordinamenti europei ha preso pericolosamente piede) e la 'terapia di stato' (quale quella che burocraticamente viene inflitta ai pazienti che non sono materialmente in grado di sottrarsene) sono due facce della stessa medaglia. E poggiano entrambe sul medesimo fondamento: sull'idea che la liberta' di scelta non spetti al paziente, ridotto ad un oggetto delle decisioni altrui". Con un documento pubblicato dal Corriere della Sera, 13 deputati di forza Italia prendono posizione in favore della richiesta di Piergiorgio Welby di porre fine alle proprie sofferenze. Sono il riformatore liberale Benedetto Della Vedova, l'ex sottosegretario Margherita Boniver, l'ex ministro Antonio Martino, Stefania Caraxi, Chiara Moroni, Simone Baldelli, Battista Caliguri, Giuseppe Cossiga, Enrico Costa, Mario Pepe, Sergio Pizzolante, Dario Rivolta e Paolo Romani. "Dire no a Welby- scrivono- non significa dire no all'eutanasia, ma dire no al principio del consenso informato, cioe' della base giuridica e deontologica di qualunque relazione ragionevole e reciprocamente responsabile fra medici e pazienti".
Non ci stanno i 13 azzurri a far passare l'ipotesi di staccare la spina a Welby come un caso di eutanasia: "Da anni, nel nostro Paese- si legge ancora nel docuemtnopubblicato sul Corriere della Sera- a fondamento di qualunque rapporto terapeutico e' posto il consenso informato, che obbliga al rispetto della volonta' del paziente, anche quando questo comporti conseguenze esiziali". Se, dunque, "questo principio consente ai pazienti di rifiutare consapevolmente i trattamenti che vengono loro proposti, riteniamo oltremodo difficile e contraddittorio giustificare la scelta di sequestrare la volonta' di un paziente vigile e consapevole, ma fisicamente impossibilitato a sottrarsi a cure che egli non considera piu' tali". Eppure, sottolineano, "e' proprio quanto sta accadendo a Piergiorgio Welby". Proprio a Werlby i deputati riconoscono un grande merito: "Il fatto che egli abbia deciso di fare della sua condizione un caso politico rivolgendosi al capo dello Stato, onora lui e la politica".
Non ci stanno i 13 azzurri a far passare l'ipotesi di staccare la spina a Welby come un caso di eutanasia: "Da anni, nel nostro Paese- si legge ancora nel docuemtnopubblicato sul Corriere della Sera- a fondamento di qualunque rapporto terapeutico e' posto il consenso informato, che obbliga al rispetto della volonta' del paziente, anche quando questo comporti conseguenze esiziali". Se, dunque, "questo principio consente ai pazienti di rifiutare consapevolmente i trattamenti che vengono loro proposti, riteniamo oltremodo difficile e contraddittorio giustificare la scelta di sequestrare la volonta' di un paziente vigile e consapevole, ma fisicamente impossibilitato a sottrarsi a cure che egli non considera piu' tali". Eppure, sottolineano, "e' proprio quanto sta accadendo a Piergiorgio Welby". Proprio a Werlby i deputati riconoscono un grande merito: "Il fatto che egli abbia deciso di fare della sua condizione un caso politico rivolgendosi al capo dello Stato, onora lui e la politica".
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