Italia. 19% di ricoveri in piu' per immigrati
La percentuale di ricovero degli immigrati e' aumentata del 19% nell'arco di quattro anni (secondo i piu' recenti dati disponibili, relativi al periodo 1998-2002), anche se il loro tasso di ricovero si attesta su 140 persone ogni mille pazienti, a fronte dei 160 stranieri ogni mille italiani. E' uno dei dati emersi al convegno su 'La Medicina delle Migrazioni nell'Era della Globalizzazione' che si svolge a Brescia su iniziativa della stessa Fondazione e dell'Asl.
"Non possiamo trasformare l'organizzazione sanitaria in una sorta di ente di beneficenza - ha detto Marco Trabucchi, responsabile dell'area Politiche sociali e sanitarie della Fondazione Smith Kline - ma non possiamo nemmeno dimenticare che la salute degli immigrati e' spesso legata ad una serie di fattori sociali".
Secondo il direttore generale dell'Asl di Brescia, Carmelo Scarcella, "bisogna anche sfatare la convinzione che gli stranieri che giungono in Italia siano portatori di malattie, magari esotiche". Ha osservato inoltre che "e' evidente che i grandi movimenti di persone sono anche forieri di nuove malattie ma, come e' successo con la Sars e l'aviaria, abbiamo anche dimostrato che ci sono attualmente meccanismi di prevenzione e di controllo in grado di scongiurare le epidemie".
I dati confermerebbero che spesso e' l'immigrato a correre rischi nel Paese ospite: le patologie acquisite dagli stranieri sono soprattutto (dal 70% all'80%) di tipo infettivo e ortopedico/traumatologico. Quelle di tipo neuropsichiatrico e gastroenterico si attestano sul 3%-6%, quelle infettive di rilievo quali tubercolosi e malattie sessualmente trasmesse sono pari allo 4%-9% del totale.
Ma sono dati raccolti grazie alla buona volonta' degli ambulatori e degli ospedali: quel che manca, e' un Osservatorio epidemiologico per intervenire ed affrontare il problema delle patologie degli immigrati. Un Osservatorio che non funga da strumento di 'schedatura', ma di conoscenza della realta' per dare risposte mirate.
"Non possiamo trasformare l'organizzazione sanitaria in una sorta di ente di beneficenza - ha detto Marco Trabucchi, responsabile dell'area Politiche sociali e sanitarie della Fondazione Smith Kline - ma non possiamo nemmeno dimenticare che la salute degli immigrati e' spesso legata ad una serie di fattori sociali".
Secondo il direttore generale dell'Asl di Brescia, Carmelo Scarcella, "bisogna anche sfatare la convinzione che gli stranieri che giungono in Italia siano portatori di malattie, magari esotiche". Ha osservato inoltre che "e' evidente che i grandi movimenti di persone sono anche forieri di nuove malattie ma, come e' successo con la Sars e l'aviaria, abbiamo anche dimostrato che ci sono attualmente meccanismi di prevenzione e di controllo in grado di scongiurare le epidemie".
I dati confermerebbero che spesso e' l'immigrato a correre rischi nel Paese ospite: le patologie acquisite dagli stranieri sono soprattutto (dal 70% all'80%) di tipo infettivo e ortopedico/traumatologico. Quelle di tipo neuropsichiatrico e gastroenterico si attestano sul 3%-6%, quelle infettive di rilievo quali tubercolosi e malattie sessualmente trasmesse sono pari allo 4%-9% del totale.
Ma sono dati raccolti grazie alla buona volonta' degli ambulatori e degli ospedali: quel che manca, e' un Osservatorio epidemiologico per intervenire ed affrontare il problema delle patologie degli immigrati. Un Osservatorio che non funga da strumento di 'schedatura', ma di conoscenza della realta' per dare risposte mirate.
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