Italia. D'Agostino (Pav): con testamento biologico si vuole imporre al medico l'eutanasia
"Dietro alla pretesa della vincolativita' dei testamenti biologici c'e' anche la pretesa di vincolare il medico a praticare l'eutanasia". Lo afferma il membro della Pontificia accademia pro vita e presidente dell'Unione dei giuristi cattolici ai microfoni della Radio Vaticana, sottolineando "il rischio che nelle nuove formulazioni del progetto di legge sul testamento biologico si nasconda in realta' l'intenzione d'introdurre forme di eutanasia". "Purtroppo, alcuni disegni di legge attualmente al Senato pretendono la vincolativita' dei testamenti biologici, e , se questo fosse contemplato esplicitamente nel testo del testamento biologico, il dissenso non puo' che essere radicale". Secondo D'Agostino, "il medico ha il diritto di vedere riconosciuta la propria autonomia di scienziato e la propria autonomia deontologica e il malato non puo' essere considerato come colui che ordina al medico la prescrizione di certi farmaci o l'esecuzione di certe pratiche. Il testamento biologico deve essere condiviso nei limiti in cui mantiene un equilibrio di poteri, di diritti e di doveri tra medico e paziente; quando, cioe', il futuro paziente mette nero su bianco, per iscritto, richieste che eventualmente saranno sottoposte, quando lui cadra' in stato di incapacita' di intendere e di volere, al medico curante ma che mai e poi mai possono essere ritenute come vincolanti per il medico curante". "Questo era stato il cuore del parere dato in materia dal Comitato Nazionale di Bioetica, alcuni anni fa. E' piu' che giusto che un paziente possa scrivere dichiarazioni anticipate di trattamento, ma soltanto per informare il medico curante, per dare al medico curante una adeguata possibilita' di ulteriori valutazioni cliniche, non certo per ridurre il medico curante ad un esecutore passivo della volonta' del malato". Ai microfoni della Radio Vaticana, D'Agostino ha anche ricordato che "ci sono moltissimi laici radicalmente ostili ad ogni ipotesi di eutanasia: il no all'eutanasia - ha concluso - non e' il portato esclusivo di una visione religiosa del mondo: non si tratta di una battaglia confessionale o religiosa ma di una battaglia per la difesa della medicina e per la difesa della vita, due principi che sono intrinsecamente laici e non vanno assimilati a principi religiosi".
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