Italia. E' meglio uno Stato proibizionista, un sondaggio
Il 57,6% degli italiani preferisce uno Stato proibizionista a uno Stato che depenalizzi l'uso delle sostanze stupefacenti, il 92,6% e' favorevole a una regolamentazione in tema di droghe, l'89% non vede differenze tra droghe cosiddette leggere e droghe pesanti: sono alcuni dei risultati di un sondaggio nazionale sul tema della lotta alla tossicodipendenza, commissionato dal governo alla societa' di sondaggi Poggi & partners e reso noto stamani il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, che ha la delega in materia di lotta alle tossicodipendenze.L'indagine, e' stato precisato dagli autori, e' stata effettuata su un campione di 2500 cittadini di eta' superiore dai 16 anni in su, scelti casualmente, attraverso interviste telefoniche nel periodo che va dal 3 al 5 ottobre scorsi.
Alla domanda sulla preferenza tra uno Stato che persegue penalmente sia chi consuma droga che chi la commercia, una depenalizzazione del commercio e del consumo e una depenalizzazione solo del consumo, il 57,6% degli intervistati si e' riconosciuto nella prima posizione (proibizionista), il 32,4% discrimina tra consumo e spaccio e il 10% si e' detto totalmente liberista.
Il 92,6% si e' poi detto favorevole a una regolamentazione da parte dello Stato in materia di droga, contro il 7,4% contrario. Il 58,6% del campione, poi, si e' detto d'accordo con la tesi secondo la quale fissare una quantita' di droga oltre la quale si e' considerati 'spacciatori' possa "servire come deterrente perche' il consumatore sia indotto a limitare il consumo", contro il 41,4% che non la condivide.
La maggioranza degli intervistati (58,6%) si e' poi detta d'accordo con la tesi secondo la quale "la definizione per legge dei quantitativi massimi di droga che un cittadino puo' possedere senza essere perseguito penalmente possa servire, oltre che per ridurre il consumo, anche come elemento di disturbo per gli spacciatori". Contrario il 41,4%.
Grande consenso, inoltre (61,4%), all'ampliamento delle possibilita' di recupero per chi fa uso di stupefacenti, rafforzando programmi terapeutici alternativi alla detenzione, ad esempio quelli svolti presso le carceri a custodia attenuata, le comunita' terapeutiche e i Sert.
Infine, l'89% del campione non e' d'accordo con la distinzione tra droghe pesanti e leggere (d'accordo l'11%), e il 71% ritiene che chi vuole iniziare un percorso in comunita' non debba necessariamente passare prima dalla struttura pubblica (il Sert), come succede attualmente.
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