Italia. 70% degli italiani vorrebbe maggiore informazione sulle biotecnologie
Il 70 per cento degli italiani ritiene che si parli poco di biotecnologie, vorrebbe su questo tema un' informazione piu' adeguata al livello delle proprie competenze ed il 35 per cento, su questo versante, si fida dei medici: e' quanto emerso da una ricerca realizzata dal Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie della presidenza del Consiglio dei ministri, i cui esiti sono stati ribaditi durante il corso di Perugia sulle biotecnologie, cui hanno partecipato un centinaio di medici.
Tra i docenti del corso -ricorda un comunicato degli organizzatori- Leonardo Santi (presidente del Comitato biotecnologie), Bruno Dallapiccola (ordinario di genetica medica all' Universita' di Roma La Sapienza), Carlo Alberto Redi (ordinario di zoologia e biologia dello sviluppo, Universita' di Pavia) e Lorenzo Silengo (dipartimento di genetica, ateneo di Torino).
'Il rapporto tra la popolazione italiana e la ricerca sulle biotecnologie e' positivo -ha dichiarato Santi- soprattutto se si affronta il campo medico. Dalla stessa indagine infatti emerge che il 92 per cento della popolazione ritiene che si dovrebbe proseguire le ricerche in vista di possibili applicazioni in campo medico, il 60 per cento in particolare punterebbe sulle cellule staminali e sugli studi finalizzati alla diagnosi precoce di malattie genetiche'.
Degli oltre mille nuovi farmaci allo studio nel mondo, quasi il 40 per cento sono farmaci biotecnologici. Tra questi, la maggioranza (40 per cento) e' diretta alla cura del cancro, l' 8,9 per cento alla cura di malattie infettive, il 6,4 per cento di quelle neurologiche, il 5,9 per cento delle malattie cardiovascolari, il 5 delle malattie respiratorie, il 4,3 dell' Aids ed il 4,3 delle malattie autoimmuni.
Tra i docenti del corso -ricorda un comunicato degli organizzatori- Leonardo Santi (presidente del Comitato biotecnologie), Bruno Dallapiccola (ordinario di genetica medica all' Universita' di Roma La Sapienza), Carlo Alberto Redi (ordinario di zoologia e biologia dello sviluppo, Universita' di Pavia) e Lorenzo Silengo (dipartimento di genetica, ateneo di Torino).
'Il rapporto tra la popolazione italiana e la ricerca sulle biotecnologie e' positivo -ha dichiarato Santi- soprattutto se si affronta il campo medico. Dalla stessa indagine infatti emerge che il 92 per cento della popolazione ritiene che si dovrebbe proseguire le ricerche in vista di possibili applicazioni in campo medico, il 60 per cento in particolare punterebbe sulle cellule staminali e sugli studi finalizzati alla diagnosi precoce di malattie genetiche'.
Degli oltre mille nuovi farmaci allo studio nel mondo, quasi il 40 per cento sono farmaci biotecnologici. Tra questi, la maggioranza (40 per cento) e' diretta alla cura del cancro, l' 8,9 per cento alla cura di malattie infettive, il 6,4 per cento di quelle neurologiche, il 5,9 per cento delle malattie cardiovascolari, il 5 delle malattie respiratorie, il 4,3 dell' Aids ed il 4,3 delle malattie autoimmuni.
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