Giovedì 4 giugno 2026
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Italia. Il 74% degli infermieri favorevoli all'eutanasia

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Riproduciamo integralmente l'articolo di Gualtiero Vecellio dello scorso 18 aprile pubblicato su Notizie Radicali in cui si da conto di un'indagine apparsa su Torino medica (organo ufficiale dell'Ordine dei medici) secondo la quale il 74% degli infermieri e' favorevole all'eutanasia.

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Eutanasia: i "clamorosi" risultati di un'inchiesta, che rivelano come a Torino il 74 per cento degli infermieri sia "nazista".

di Gualtiero Vecellio

Bisogna dirlo a Carlo Giovanardi: all'ombra della Mole proliferano nazisti.
Accade questo: la dottoressa Michela Paschetto ha realizzato un sondaggio i cui risultati sono stati giudicati così interessanti e "clamorosi" da essere pubblicati sull'ultimo numero di Torino medica, l'organo ufficiale dell'Ordine dei medici: "nella certezza di aprire un dibattito sereno".
Da questa inchiesta emerge che tre infermieri su quattro dicono sì all'eutanasia, il 74 per cento degli interpellati; e il 44 per cento si è trovato più volte di fronte a pazienti che hanno chiesto espressamente e ripetutamente di morire perché venisse posto fine alle loro atroci e senza speranza sofferenze. L'83 per cento di questo 74 per cento è favorevole alla "dolce morte" passiva, il 46 per cento anche a quella attiva.
Il 76 per cento degli infermieri interpellati invoca il testamento biologico; e l'8 per cento si dice disposto a praticare l'eutanasia anche illegalmente, senza richiesta esplicita del paziente. 37 infermieri su 100 si dicono disposti ad aiutare il loro paziente a mettere fine a un calvario, anche ricorrendo al suicidio assistito.
La maggioranza degli interpellati ha fra i 30 e i 40 anni, lavora in terapie intensive, lungo-degenze e chirurgie. Molti sono cattolici: "il 76 per cento degli infermieri che crede è favorevole all'eutanasia volontaria. Il contatto quotidiano con il dolore ha messo in crisi le loro convinzioni", dice la dottoressa Paschetto, che aggiunge: "La mia convinzione dimostra quanto gli infermieri vivano e 'sentano' il problema. Oltre il 50 per cento dice di essersi documentato molto, partecipando a convegni, leggendo libri e articoli.
E' un tema, questo, che può essere confinato tra quelli solitamente definiti dei "diritti civili"? O non è anche questo un problema sociale? Quante persone coinvolge e riguarda? L'enorme sofferenza, dolore, avvilimento nel constatare che il proprio corpo non risponde più, non è anche questo un qualcosa che a giusto titolo di può definire "problema sociale"?
Come sia, i risultati del sondaggio torinese confermano quelli emersi da un'indagine del Centro di Bioetica dell'Università cattolica di Milano: il 4 per cento dei rianimatori interpellati ha ammesso di praticare la cosiddetta "iniezione letale": e lo fa senza legge, senza ordine, senza controllo, senza "governo", sulla base di quello che dice loro la coscienza. Coscienza che senz'altro sarà più che rispettabile, ma si sarebbe assai più garantiti e tutelati se ci fosse una legge che regolamenta e "governa". I sondaggi dicono che solo 8 italiani su 100 pensano che bisogna prolungare la vita del malato terminale, ignorandone la sofferenza, e si dicono contrari all'eutanasia, gli altri 92, con varie sfumature, ritengono che sia necessario superare l'attuale normativa repressiva. Quello che pensava Indro Montanelli, e con lui pensano Margherita Hack, Luigi Veronesi, Rita Levi Montalcini, i premi Nobel Jacques Monod, Luis Pauling e George Thompson, per limitarsi ad alcuni "nazisti" come li qualificherebbe Giovanardi. Più nazista di tutti, nazista ad honorem, Tommaso Moro, che la chiesa cattolica ha proclamato santo dei politici. Nella sua opera più famosa, Utopia, si legge: "Nella migliore forma di repubblica i malati incurabili sono assistiti nel miglior modo possibile. Ma se il male non solo è inguaribile, ma dà al paziente continue sofferenze allora sacerdoti e magistrati, visto che il malato è inetto a qualsiasi compito, molesto agli altri, gravoso a se stesso, sopravvive insomma alla propria morte, lo esortano a morire liberandosi lui stesso da quella vita amara, ovvero consenta di sua volontà a farsene strappare dagli altri.sarebbe un atto religioso e santo".
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