Italia. 80% immigrati diviene cittadino italiano sposandosi
L'80% degli immigrati extracomunitari ottiene la cittadinanza attraverso il matrimonio con un cittadino italiano. E' un dato di fatto che da' un'idea di come spesso viene scavalcato l'iter burocratico imposto dalla legge, secondo quanto ha detto Luigia Alberti, responsabile del Cesil, struttura della Cisl dedicata ai problemi dell' immigrazione, nel suo intervento alla conferenza su immigrazione e politiche migratorie organizzata oggi a Milano.
Il convegno si e' occupato di numerosi temi: dai decreti sui flussi alla legge sulla cittadinanza, dal diritto d'asilo al permesso di soggiorno. E secondo Luigia Alberti "la legge Bossi-Fini non ha affatto diminuito il fenomeno della clandestinita"'. Ma per la responsabile del Cesil, "modificarla non basta. Si deve metter mano anche alla legislazione sulla cittadinanza". Troppo complicato, infatti, diventare cittadini italiani sulla base della normativa vigente, come dimostra appunto il fatto che l'80% degli stranieri ottiene il passaporto tricolore tramite matrimonio, vero o falso che sia. Oltretutto, il numero degli immigrati in Italia e' salito a 3 milioni e 300 mila, con un tasso di crescita piu' che raddoppiato negli ultimi 3 anni, come ha illustrato l'ultimo rapporto Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicita') sull'immigrazione, citato da Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all'Universita' di Milano.
"Il mercato e' piu' aperto della politica nell'accogliere gli stranieri. E curiosamente, su questo fronte, il sindacato si trova alleato con le imprese - ha precisato Ambrosini -. Gli extracomunitari non piacciono ma vengono assunti, specialmente per i lavori piu' pesanti che gli italiani ormai rifiutano". Il problema e' che, tempo pochi anni, neppure ai figli degli immigrati andra' di farli. E' quanto si sta verificando in Paesi di piu' antica tradizione migratoria come Francia e Inghilterra, dove c'e' una seconda generazione, culturalmente e linguisticamente integrata, ma non strutturalmente.
Ma in Paesi con tradizioni migratorie piu' consolidate di quelle italiane, come Francia e Inghilterra, il modello di integrazione e' fallito, secondo Alfredo Mantica, ex-sottosegretario agli Esteri con delega per Africa e Medioriente nel passato governo Berlusconi. "Cosa vuol dire integrazione? - si e' chiesto Mantica -. Ricordiamoci che il modello inglese di tolleranza e multiculturalismo e' fallito dopo l'attentato del metro' del 7 luglio, quello francese e' stato profondamente scosso dalla rivolta delle banlieu. La Germania, invece, ha fatto della lotta alla clandestinita' il caposaldo della propria legge sull' immigrazione".
Che fare allora? Per la senatrice Emanuela Baio (Ulivo) "si deve avere il coraggio di stipulare un nuovo patto di cittadinanza che rifondi il significato di stato laico", mentre Don Davanzo, direttore della Caritas, invece ha rivendicato la 'funzione cuscinetto' svolta dalla Chiesa e dalle associazioni solidaristiche di volontariato nel tenere a bada problemi sociali, in quanto "la Chiesa non chiede mai i documenti".
Il convegno si e' occupato di numerosi temi: dai decreti sui flussi alla legge sulla cittadinanza, dal diritto d'asilo al permesso di soggiorno. E secondo Luigia Alberti "la legge Bossi-Fini non ha affatto diminuito il fenomeno della clandestinita"'. Ma per la responsabile del Cesil, "modificarla non basta. Si deve metter mano anche alla legislazione sulla cittadinanza". Troppo complicato, infatti, diventare cittadini italiani sulla base della normativa vigente, come dimostra appunto il fatto che l'80% degli stranieri ottiene il passaporto tricolore tramite matrimonio, vero o falso che sia. Oltretutto, il numero degli immigrati in Italia e' salito a 3 milioni e 300 mila, con un tasso di crescita piu' che raddoppiato negli ultimi 3 anni, come ha illustrato l'ultimo rapporto Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicita') sull'immigrazione, citato da Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni all'Universita' di Milano.
"Il mercato e' piu' aperto della politica nell'accogliere gli stranieri. E curiosamente, su questo fronte, il sindacato si trova alleato con le imprese - ha precisato Ambrosini -. Gli extracomunitari non piacciono ma vengono assunti, specialmente per i lavori piu' pesanti che gli italiani ormai rifiutano". Il problema e' che, tempo pochi anni, neppure ai figli degli immigrati andra' di farli. E' quanto si sta verificando in Paesi di piu' antica tradizione migratoria come Francia e Inghilterra, dove c'e' una seconda generazione, culturalmente e linguisticamente integrata, ma non strutturalmente.
Ma in Paesi con tradizioni migratorie piu' consolidate di quelle italiane, come Francia e Inghilterra, il modello di integrazione e' fallito, secondo Alfredo Mantica, ex-sottosegretario agli Esteri con delega per Africa e Medioriente nel passato governo Berlusconi. "Cosa vuol dire integrazione? - si e' chiesto Mantica -. Ricordiamoci che il modello inglese di tolleranza e multiculturalismo e' fallito dopo l'attentato del metro' del 7 luglio, quello francese e' stato profondamente scosso dalla rivolta delle banlieu. La Germania, invece, ha fatto della lotta alla clandestinita' il caposaldo della propria legge sull' immigrazione".
Che fare allora? Per la senatrice Emanuela Baio (Ulivo) "si deve avere il coraggio di stipulare un nuovo patto di cittadinanza che rifondi il significato di stato laico", mentre Don Davanzo, direttore della Caritas, invece ha rivendicato la 'funzione cuscinetto' svolta dalla Chiesa e dalle associazioni solidaristiche di volontariato nel tenere a bada problemi sociali, in quanto "la Chiesa non chiede mai i documenti".
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