Lunedì 8 giugno 2026
Menu

Italia. Adolfo Baravaglia, immobilizzato a letto da 18 anni, chiede di poter scegliere

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nel 2003 si era associato con la moglie a Dignitas, in Svizzera, poi recentemente anche a Exit, l' associazione italiana omologa che si batte per l' eutanasia.
Anche Adolfo Baravaglia, immobilizzato a letto da 18 anni, cioe' da quando in un incidente stradale resto' incastrato fra i rottami dell'auto fratturandosi la quinta e sesta vertebra, si batte come Welby per poter porre fine alla sua vita.
Insieme a sua moglie vive a Pray, un piccolo paese sulle montagne del Biellese di poco piu' di 2400 anime, il suo tempo lo trascorre in un letto ma si ritiene fortunato, rispetto a Welby: 'Io posso muovere la testa e posso anche parlare', spiega. Radio e televisione sono gli unici strumenti per sapere cio' che accade al di fuori delle mura domestiche.
'Che senso ha vivere cosi'  meglio farla finita e uscire una volta per tutte da un corpo diventato una prigione'.
Adolfo, che non ha ancora compiuto 50 anni, insiste: 'Voglio essere libero di morire. Ma lo vogliono capire questi signori che ci governano che la mia, quella di Welby e chissa' di quanti altri, non e' vita? Si dovrebbero obbligare questi politici, questi dispensatori di verita' a vivere come me.
Legarli su questo lettino e far provare loro, almeno nel fisico quello che provo da 18 anni. Quanto resisterebbero? Una settimana, due mesi?' 'Troppo pochi a confronto del mio dramma. E allora, lasciateci morire in pace se questa diventa la nostra scelta, senza ipocrisie e falsi sensi di pieta'. Se potessi usare le mie gambe il problema sarebbe risolto, invece dipendo da altri, da mia moglie soprattutto e non voglio causarle altri problemi. Di certo se dovessi ammalarmi non chiedero' aiuto ai medici: meglio soffrire nel fisico, con l' obiettivo di chiudere finalmente la partita'.
Al suo fianco la moglie Agnese, occhi azzurri, capelli corti, una donna magrissima, ma forte, che non ha paura di nulla. 'E come potrei, dopo tutto quello che ho passato? Ho cominciato da bambina, due genitori operai, una vita semplice e guai a lamentarsi'. Poi il matrimonio con Adolfo, lui magazziniere, lei operaia. Undici anni di vita normale cancellati in un attimo e trasformati in dolore. I giorni per lei sono scanditi dalla continua, tenace, assistenza ad Adolfo, a girarlo nel letto per evitare le piaghe da decubito, a lavarlo, cambiarlo, imboccarlo.
Per Agnese eutanasia e' un termine ormai normale: 'Tutti dovrebbero avere la scelta di staccare la spina. Parlo di scelta, come per l' aborto: si puo' volere un figlio oppure no, si deve poter vivere oppure morire. E non parlatemi di amore o di gioia nell' avere vicino una larva: sono solo degli ipocriti quelli che lo dicono. Un gesto d'amore, un gesto di coraggio e' invece staccare la spina. Vorrei che ci fosse questa scelta per Adolfo. Ormai non mi dice neppure piu' se sta male, cosi' non chiamo il medico e lui non e' costretto a prendere altre medicine o, ancora peggio, andare in ospedale e subire accanimenti terapeutici'.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →