Italia. Agnoletto sulla legge Fini: il consumatore criminalizzato
"La legge Fini equipara assurdamente dieci canne a mezzo grammo di cocaina, con meccanismi penali statici e la reintroduzione della dose media. Cio' comporterebbe il rischio per Lapo Elkann e tutti i consumatori di passare direttamente dall'ospedale al carcere". A dichiararlo e' l'europarlamentare di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto, medico e gia' presidente della Lila, che sottolinea come "dopo i casi di Kate Moss, Paolo Calissano e Lapo Elkann le spinte da parte di esponenti del centro destra ad un'ulteriore repressione e penalizzazione dei consumatori non sono la strada giusta per aiutare le vittime della droga"."Anzitutto, le persone che assumono cocaina non sono tutte uguali. Per questo occorrono risposte diverse, adatte alle caratteristiche delle singole persone, cosi' come accade in Europa. Parliamo di chi ne fa un uso saltuario e di chi ne ha sviluppato una dipendenza, consumatori disperati ma anche persone molto ricche e non e' pensabile una soluzione univoca. Potenziando i presidi ospedalieri ed associativi che ci sono gia' sul territorio e depenalizzando il consumo potremo salvaguardare la salute di chi usa cocaina".
"Quindi in primo luogo, non punire i consumatori. La sostanza e' ormai diffusa in tutti gli strati della societa'. Il consumatore base ha dai 14-18 anni ai 30-35 anni, e' maschio, spesso ha una rete sociale che funziona ed integra l'uso della sostanza nella sua vita. Per questo un consumatore di coca non percepisce se stesso come 'drogato', nell'accezione comunemente intesa del termine. A queste persone piu' che stigmatizzazioni servono informazioni salva vita, hanno bisogno di sapere con cosa non devono mischiarla, di conoscere i rischi dell'attivita' sessuale connessa all'uso di stupefacenti (disinibizione e conseguente mancato uso del profilattico). Per tanto, in attesa che abbandonino l'uso della sostanza, spesso non e' la comunita' la risposta piu' adatta al problema di chi non si riconosce come 'tossico'".
"Per coloro che comunque continueranno a farne uso a poco servono le crociate ideologiche, molto piu' importante e' concentrare l'attenzione contro le grandi reti dello spaccio. Infine, dobbiamo impedire che chiunque, nell'ambito degli addetti ai lavori, come le comunita' terapeutiche, possa diagnosticare la tossicodipendenza, come prevede la proposta di Fini: la diagnosi deve rimanere appannaggio dei Sert e degli enti pubblici".
Ecco allora, in sintesi, le priorita' in materia di droghe secondo Agnoletto: "potenziare l'efficacia e la sostenibilita' delle attivita' di prevenzione dell'uso di droghe e sensibilizzare ai rischi collegati con le droghe, mediante la diffusione di informazioni affidabili e di elevata qualita' tra i giovani ed i gruppi bersaglio specifici; migliorare la disponibilita' di programmi di cura, comprensivi dell'assistenza psico-sociale, come pure l'accesso ai medesimi; migliorare la possibilita' di interventi tesi a ridurre i danni, che dovrebbero essere integrati nei mezzi di cura offerti a livello nazionale, con particolare attenzione all'HIV/AIDS e ad altre infezioni a trasmissione ematica e sessuale".
"Invito l'on. Vittorio Agnoletto a partecipare alla Conferenza nazionale di Palermo sulle tossicodipendenze per una riflessione comune sulla materia": cosi' il ministro Carlo Giovanardi, che ha la delega alla lotta alle tossicodipendenze, replica al parlamentare europeo. "Siamo d'accordo che il consumatore puo' e deve essere recuperato senza subire il carcere, e in questa direzione si muove anche il ddl dell'on. Fini che si propone di aumentare il limite della pena che consenta di continuare il programma di recupero in comunita' anche in presenza di una condanna passata in giudicato". "Ma con la droga si rischia non soltanto il carcere ma anche la vita, come il caso Lapo Elkann dimostra; e la triste realta' di centinaia di giovani e meno giovani stroncati ogni anno da overdose sta li' a testimoniarlo". "Mi sembra pertanto ragionevole trovare un limite certo e non discrezionale fra consumo e spaccio di droga, tra vittime e mercanti di morte, discutendo anche dove porre questo limite con l'aiuto di tossicologi ed esperti. Quello di cui oggi si sente comunque la necessita' e' un confronto aperto e costruttivo di tutti gli operatori del pubblico e del privato sociale, per dare risposte nuove a fenomeni in continua espansione come quelli della cocaina e delle amfetamine".
Ma Agnoletto assicura che non andra' alla Conferenza di Palermo sulle tossicodipendenze, un appuntamento che, dice, "sembra il lancio pubblicitario di un manifesto ideologico" e al ministro Giovanardi, che lo aveva invitato, risponde: "il suo Governo e' corresponsabile di molte morti per droga". Prosegue cosi' il botta e risposta a distanza. "Onorevole ministro la ringrazio per il suo invito al confronto, ma le ricordo che furono i suoi colleghi ad interrompere tale possibilita'. Sono certo che si ricordera' di quando, con una prassi che ricordava gli anni bui del Ventennio, fui espulso, alla fine del luglio 2001 da Maroni e Sirchia sia dalla Commissione nazionale di lotta alla droga sia da quella per la lotta all'Aids. Fui forse uno dei primi epurati dal nuovo governo Berlusconi. Ora lei sembrerebbe quasi volermi riabilitare e mi invita a Palermo. Ma l'impressione e' che i tempi non siano tanto cambiati". Agnoletto spiega infatti che Giovanardi lo invita ad 'un confronto aperto e costruttivo' ma nel frattempo, "sordo a qualunque richiesta di discussione, annuncia di voler procedere a tappe forzate all'approvazione del disegno di legge Fini che prevede per i consumatori il carcere o in alternativa il ricovero coatto nelle comunita' ". E accusa il Governo di essere diretto responsabile di molte delle morti per droga, "avendo fortemente ridotto e spesso cancellato i finanziamenti per gli interventi salva vita e di riduzione del danno (interventi di strada, unita' mobili, centri a bassa soglia, somministrazione di farmaci sostitutivi)". Per questo, assicura Agnoletto,"l'appuntamento siciliano appare sempre piu' come il lancio pubblicitario di un manifesto ideologico". Per questo, "come lei ben sa, il sottoscritto, insieme a moltissime associazioni, ricercatori ed operatori dei servizi pubblici impegnati quotidianamente nella lotta alla droga, ha deciso di non partecipare alla conferenza". Perche' "alla valutazione scientifica di studi e ricerche viene contrapposta la celebrazione critica del proibizionismo, al confronto tra i diversi interventi realizzati sul campo da associazioni e Sert (Servizi per le tossicodipendenze) viene preferita la glorificazione del modello unico di San Patrignano" e "non e' previsto alcun coinvolgimento delle Regioni nonostante l'importante ruolo da loro svolto nei progetti di prevenzione e di cura". "Onorevole ministro se lei intendera' proseguire nella direzione fino ad ora intrapresa potra' essere certo che saremo in tanti a Palermo e in altre citta' in quei giorni, a contestare la 'sua' conferenza".
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