Italia. Amato: 16mila sbarcati a Lampedusa dall'inizio dell'anno
Dall'inizio dell'anno a oggi a Lampedusa sono sbarcati circa 16 mila immigrati. E' il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ad aggiornare la contabilita' del fenomeno davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato.
"Dopo il picco registrato tra il 2004 e il 2005 - ha sottolineato il ministro -, quando il mio predecessore parlo' giustamente al Parlamento di fatto 'epocale', il numero degli sbarchi e' tornato a salire, ma il trend sembra essersi attenuato". Una realta' nuova e' piuttosto quella del numero degli sbarchi che cresce, senza che in proporzione cresca il numero degli sbarcati: "dal 1 gennaio al 18 settembre 2005 - ha ricordato Amato - avemmo 165 sbarchi e circa 13mila sbarcati, mentre nello stesso periodo del 2006 gli sbarchi sono stati 342, praticamente il doppio, e gli sbarcati 'solo' 3mila in piu'. E questo perche' si e' moltiplicato l'uso di gommoni che sfuggono con maggiore facilita' ai controlli e perche' si e' modificata la fisionomia delle organizzazioni che gestiscono gli sbarchi, gruppi a volte familiari che si servono anche di mezzi di piccole dimensioni".
L'emergenza non riguarda solo l'Italia: sempre quest'anno, i clandestini arrivati in Spagna, alle Canarie, sono stati quasi 23mila, mentre quelli approdati in Grecia sarebbero addirittura 48mila. Per Amato, sono "molti i fattori di attrazione", primo tra tutti, naturalmente, i "dislivelli di ricchezza tra nord e sud", ma una parte importante, anche per il nostro Paese, la riveste la "diffusione del lavoro nero, nei cui confronti dovremmo essere meno tolleranti anche perche' rischia di diventare terreno di cultura non solo della clandestinita' ma anche della criminalita'. A Milano, ad esempio, dove di lavoro nero ce ne' tanto, il tasso di criminalita' riconducibile agli immigrati e' piu' elevato della media". Per il ministro dell'Interno, "molto deve fare l'Europa, nel suo complesso, non solo con il pattugliamento congiunto dei mari ma anche, anzi soprattutto, incentivando la stipula di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei flussi". Temi, questi, che saranno sicuramente al centro dei lavori del Consiglio formale dei ministri dell'Interno europei del 5 ottobre e del successivo Consiglio europeo informale di meta' ottobre.
"Dopo il picco registrato tra il 2004 e il 2005 - ha sottolineato il ministro -, quando il mio predecessore parlo' giustamente al Parlamento di fatto 'epocale', il numero degli sbarchi e' tornato a salire, ma il trend sembra essersi attenuato". Una realta' nuova e' piuttosto quella del numero degli sbarchi che cresce, senza che in proporzione cresca il numero degli sbarcati: "dal 1 gennaio al 18 settembre 2005 - ha ricordato Amato - avemmo 165 sbarchi e circa 13mila sbarcati, mentre nello stesso periodo del 2006 gli sbarchi sono stati 342, praticamente il doppio, e gli sbarcati 'solo' 3mila in piu'. E questo perche' si e' moltiplicato l'uso di gommoni che sfuggono con maggiore facilita' ai controlli e perche' si e' modificata la fisionomia delle organizzazioni che gestiscono gli sbarchi, gruppi a volte familiari che si servono anche di mezzi di piccole dimensioni".
L'emergenza non riguarda solo l'Italia: sempre quest'anno, i clandestini arrivati in Spagna, alle Canarie, sono stati quasi 23mila, mentre quelli approdati in Grecia sarebbero addirittura 48mila. Per Amato, sono "molti i fattori di attrazione", primo tra tutti, naturalmente, i "dislivelli di ricchezza tra nord e sud", ma una parte importante, anche per il nostro Paese, la riveste la "diffusione del lavoro nero, nei cui confronti dovremmo essere meno tolleranti anche perche' rischia di diventare terreno di cultura non solo della clandestinita' ma anche della criminalita'. A Milano, ad esempio, dove di lavoro nero ce ne' tanto, il tasso di criminalita' riconducibile agli immigrati e' piu' elevato della media". Per il ministro dell'Interno, "molto deve fare l'Europa, nel suo complesso, non solo con il pattugliamento congiunto dei mari ma anche, anzi soprattutto, incentivando la stipula di accordi di riammissione con i Paesi di origine dei flussi". Temi, questi, che saranno sicuramente al centro dei lavori del Consiglio formale dei ministri dell'Interno europei del 5 ottobre e del successivo Consiglio europeo informale di meta' ottobre.
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