Italia. Amato avvia ispezioni su Cpt
Il ministero dell'Interno avvia una campagna di ispezioni nei Centri di permanenza temporanea per gli immigrati clandestini in Italia. Le ispezioni saranno affidate ad una commissione, che avra' sei mesi di tempo per giungere alle sue conclusioni e di cui faranno parte anche esponenti del mondo del volontariato ed a presiederla e' stato invitato il rappresentate del Segretario generale dell'Onu Staffan De Mistura. A renderlo noto il portavoce del ministro, Fabrizio Forquet, in una lettera inviata al direttore de "il Manifesto", Gabriele Polo, in risposta alla "Lettera aperta a Giuliano Amato", su questi temi, pubblicata oggi in prima pagina dal quotidiano. Gli esiti delle ispezioni dovranno aprire la strada a "decisioni non rinviabili" sui Cpt, al centro di costanti polemiche per il loro funzionamento.
"Il tema delle condizioni di vita all'interno dei Centri di permanenza temporanea e dell'accesso ad essi e' una priorita' del Ministro dell'Interno Giuliano Amato. Tanto che il Ministro si sta adoperando affinche' venga costituita una Commissione di ispezione mista, con personale amministrativo e con esponenti del mondo del volontariato", scrive Forquet. "A presiederla il Ministro ha gia' invitato una personalita' come Staffan De Mistura, rappresentante del Segretario Generale dell'Onu, impegnandosi personalmente nel tentativo di risolvere le questioni di regulations del personale delle Nazioni Unite, che una nomina di questo tipo comporta. La Commissione avra' un termine di sei mesi per concludere i suoi lavori, aprendo la strada alle decisioni non rinviabili per risolvere il problema", conclude Forquet.
Della commissione faranno probabilmente parte almeno due funzionari del ministero e quattro rappresentanti di associazioni di volontariato. L'istituzione della Commissione e' stata al centro, venerdi' scorso, di un incontro svoltosi al Viminale fra il sottosegretario all'interno con la specifica delega all'immigrazione, Marcella Lucidi e rappresentanti di diverse organizzazioni di volontariato, ootre ad un rappreesentante dell'Anci. I lavori dovrebbero concludersi, nel termine di sei mesi, con la formalizzazione di una prosta per superare e miglirare l'attuale modello dei Cpt.
Gia' l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, in un passaggio della sua relazione al Senato sulle questioni legate all'immigrazione, aveva detto che i Cpta, oggetto da tempo di "una furibonda campagna politica, condotta da associazioni e gruppi diversi, italiani e stranieri", sono "strutture indispensabili, alla cui gestione potrebbero utilmente concorrere anche le autonomie locali e le organizzazioni dotate di specifica competenza, come l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni o il Consiglio Italiano per i Rifugiati".
Attualmente i 'centri di permanenza temporanea e assistenza' in Italia sono 15, con una capacita' complessiva di 1.822 posti: il piu' grande e' a Roma, a Ponte Galeria, e puo' ospitare un massimo di 300 persone. Il piu' piccolo invece e' a Napoli, con 54 posti. Gli altri sono ad Agrigento (110 posti), Bologna (95), Brindisi (180), Caltanissetta (96), Catanzaro (75), Crotone (129), Lecce (180), Milano (140), Modena (60), Ragusa (60) e Torino (78).
A questi si aggiungono due centri che svolgono funzioni di "primario soccorso e sostentamento": si tratta di quello di Lampedusa, che ha una capacita' di 190 posti e quello di Lecce-Otranto, che puo' ospitare 75 persone. Altri 4 Cpt, infine, sarebbero in fase di realizzazione. Sono a Bari (300 posti); Foggia (300); Perugia (300) e Trapani (220). Uno, a Gradisca d'Isonzo, e' pronto per essere aperto, nonostante le proteste dei cittadini e di molte associazioni non governative.
Nei cpt vengono trattenuti gli stranieri sottoposti a provvedimento di espulsione quando c'e' bisogno di accertamenti supplementari sulla loro identita' o nazionalita', o di acquisire i documenti per il rimpatrio (non possono quindi essere accompagnati direttamente alla frontiera).
E' prassi infatti tra gli immigrati destinati all'espulsione la 'perdita' dei documenti d' identita', per cercare di posticipare il piu' possibile il momento del rimpatrio. Ultimamente, tra i tentativi piu' eclatanti di nascondere la propria identita', si sono segnalati persino casi di limatura delle impronte digitali.
Quando non e' possibile accertare l'identita' di uno straniero questi viene trattenuto nei cpt fino ad un massimo di 60 giorni (prima della legge Bossi-Fini erano 30), anche se Amnesty denuncia tempi spesso piu' lunghi. Si parla di "trattenimento" e non di detenzione perche' la mancanza del permesso di soggiorno e' un illecito amministrativo e non un reato.
L'iter previsto dal legislatore per l'espulsione di un clandestino e' piuttosto tortuoso, e si e' ulteriormente complicato con l'introduzione della competenza del giudice di pace per alcuni aspetti. A grandi linee la procedura puo' essere cosi' sintetizzata: il questore comunica al prefetto il fermo dello straniero senza permesso di soggiorno. Il prefetto emette il provvedimento di espulsione, che viene notificato dal questore all'interessato, che puo' opporvi ricorso rivolgendosi al giudice di pace, chiamato a decidere entro 20 giorni. In casi di estrema gravita' o allarme sociale l'espulsione puo' essere ordinata anche dal ministro dell'Interno. Se pero' e' impossibile identificare lo straniero, questi viene trattenuto nel cpt fin quando la Questura non risale alla sua identita', e cio' in un massimo di 60 giorni. Il trattenimento e' pero' una limitazione alla liberta' personale e quindi c'e' bisogno di una convalida dell'autorita' giudiziaria. Il prefetto chiede la convalida del trattenimento al giudice territorialmente competente. Il giudice, che e' tenuto comunque ad ascoltare lo straniero interessato, deve confermare il provvedimento nelle 48 ore successive.
"Il tema delle condizioni di vita all'interno dei Centri di permanenza temporanea e dell'accesso ad essi e' una priorita' del Ministro dell'Interno Giuliano Amato. Tanto che il Ministro si sta adoperando affinche' venga costituita una Commissione di ispezione mista, con personale amministrativo e con esponenti del mondo del volontariato", scrive Forquet. "A presiederla il Ministro ha gia' invitato una personalita' come Staffan De Mistura, rappresentante del Segretario Generale dell'Onu, impegnandosi personalmente nel tentativo di risolvere le questioni di regulations del personale delle Nazioni Unite, che una nomina di questo tipo comporta. La Commissione avra' un termine di sei mesi per concludere i suoi lavori, aprendo la strada alle decisioni non rinviabili per risolvere il problema", conclude Forquet.
Della commissione faranno probabilmente parte almeno due funzionari del ministero e quattro rappresentanti di associazioni di volontariato. L'istituzione della Commissione e' stata al centro, venerdi' scorso, di un incontro svoltosi al Viminale fra il sottosegretario all'interno con la specifica delega all'immigrazione, Marcella Lucidi e rappresentanti di diverse organizzazioni di volontariato, ootre ad un rappreesentante dell'Anci. I lavori dovrebbero concludersi, nel termine di sei mesi, con la formalizzazione di una prosta per superare e miglirare l'attuale modello dei Cpt.
Gia' l'ex ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, in un passaggio della sua relazione al Senato sulle questioni legate all'immigrazione, aveva detto che i Cpta, oggetto da tempo di "una furibonda campagna politica, condotta da associazioni e gruppi diversi, italiani e stranieri", sono "strutture indispensabili, alla cui gestione potrebbero utilmente concorrere anche le autonomie locali e le organizzazioni dotate di specifica competenza, come l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni o il Consiglio Italiano per i Rifugiati".
Attualmente i 'centri di permanenza temporanea e assistenza' in Italia sono 15, con una capacita' complessiva di 1.822 posti: il piu' grande e' a Roma, a Ponte Galeria, e puo' ospitare un massimo di 300 persone. Il piu' piccolo invece e' a Napoli, con 54 posti. Gli altri sono ad Agrigento (110 posti), Bologna (95), Brindisi (180), Caltanissetta (96), Catanzaro (75), Crotone (129), Lecce (180), Milano (140), Modena (60), Ragusa (60) e Torino (78).
A questi si aggiungono due centri che svolgono funzioni di "primario soccorso e sostentamento": si tratta di quello di Lampedusa, che ha una capacita' di 190 posti e quello di Lecce-Otranto, che puo' ospitare 75 persone. Altri 4 Cpt, infine, sarebbero in fase di realizzazione. Sono a Bari (300 posti); Foggia (300); Perugia (300) e Trapani (220). Uno, a Gradisca d'Isonzo, e' pronto per essere aperto, nonostante le proteste dei cittadini e di molte associazioni non governative.
Nei cpt vengono trattenuti gli stranieri sottoposti a provvedimento di espulsione quando c'e' bisogno di accertamenti supplementari sulla loro identita' o nazionalita', o di acquisire i documenti per il rimpatrio (non possono quindi essere accompagnati direttamente alla frontiera).
E' prassi infatti tra gli immigrati destinati all'espulsione la 'perdita' dei documenti d' identita', per cercare di posticipare il piu' possibile il momento del rimpatrio. Ultimamente, tra i tentativi piu' eclatanti di nascondere la propria identita', si sono segnalati persino casi di limatura delle impronte digitali.
Quando non e' possibile accertare l'identita' di uno straniero questi viene trattenuto nei cpt fino ad un massimo di 60 giorni (prima della legge Bossi-Fini erano 30), anche se Amnesty denuncia tempi spesso piu' lunghi. Si parla di "trattenimento" e non di detenzione perche' la mancanza del permesso di soggiorno e' un illecito amministrativo e non un reato.
L'iter previsto dal legislatore per l'espulsione di un clandestino e' piuttosto tortuoso, e si e' ulteriormente complicato con l'introduzione della competenza del giudice di pace per alcuni aspetti. A grandi linee la procedura puo' essere cosi' sintetizzata: il questore comunica al prefetto il fermo dello straniero senza permesso di soggiorno. Il prefetto emette il provvedimento di espulsione, che viene notificato dal questore all'interessato, che puo' opporvi ricorso rivolgendosi al giudice di pace, chiamato a decidere entro 20 giorni. In casi di estrema gravita' o allarme sociale l'espulsione puo' essere ordinata anche dal ministro dell'Interno. Se pero' e' impossibile identificare lo straniero, questi viene trattenuto nel cpt fin quando la Questura non risale alla sua identita', e cio' in un massimo di 60 giorni. Il trattenimento e' pero' una limitazione alla liberta' personale e quindi c'e' bisogno di una convalida dell'autorita' giudiziaria. Il prefetto chiede la convalida del trattenimento al giudice territorialmente competente. Il giudice, che e' tenuto comunque ad ascoltare lo straniero interessato, deve confermare il provvedimento nelle 48 ore successive.
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