Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Amato pronto ad allungare i tempi della cittadinanza dopo caso pakistana

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Muhammad Saleem, il pachistano di 55 anni che ha sgozzato la figlia ventenne, sulla carta era pronto a conquistare la cittadinanza italiana. Regolarizzato con la legge Martelli nell'89, ottiene il primo permesso di soggiorno nel '90 a Brescia dove, nel '98, fa richiesta di ricongiungimento familiare per la moglie e sei figli (tre maschi e tre femmine). Nel 2001, riceve la carta di soggiorno. Nel 2003, denuncia all'anagrafe la nascita del settimo figlio e infine, un paio di mesi fa, inoltra in prefettura la domanda per ottenere la cittadinanza. Con una documentazione di questo tipo - scrive il CORRIERE DELLA SERA - sarebbe stato difficile, dopo oltre dieci anni di lavoro regolare in Lombardia, negare all'insospettabile Saleem il passaporto della Repubblica italiana. E cosi', ora che il Parlamento si appresta a discutere le nuove regole in parte meno rigide sulla concessione della cittadinanza ai lavoratori stranieri e ai loro figli che nascono in Italia, i partiti di opposizione, ma anche quelli di maggioranza, si interrogano se l'asticella posizionata dal governo Prodi sia sufficientemente alta. Il disegno di legge Amato, varato il 6 agosto dal Consiglio dei ministri, dimezza i tempi di attesa (da dieci a cinque anni) ma introduce un test di lingua italiana e un giuramento di fedelta' alla Costituzione rendendo piu' difficili anche i matrimoni di comodo: il testo, che a partire da settembre dovrebbe essere assegnato alla Camera, non e' blindato. E al Viminale lasciano intendere che eventuali emendamenti anche finalizzati ad allungare di uno o due anni il 'periodo di prova' per gli immigrati non verrebbero bocciati pregiudizialmente dal governo. Si spiega, allora, la prudenza del ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che ha voluto fortemente il provvedimento ma che ha dovuto mediare con il collega Paolo Ferrero di Rifondazione favorevole a un 'periodo di prova' di soli due anni: 'Il caso della ragazza pachistana uccisa dal padre insegna molto ai fini della cittadinanza perche' e' evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione ma serve anche un'adesione ai diritti fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali'. In altre parole, insiste l'ex presidente del Consiglio, 'la donna ha il diritto di scegliere la sua vita' anche perche' 'il matrimonio combinato lo abbiamo abbandonato alcuni secoli fa'. Per questo, la correlazione tra l'adesione a questi valori e l'accesso alla cittadinanza 'e' un problema che dovra' esser affrontato molto bene'".
"Amato - si legge sul CORRIERE - dice questo durante i consueti saluti di Ferragosto alle forze di polizia. E approfondisce il tema quando il pullman che trasporta il ministro, il vice ministro Marco Minniti, il capo della polizia e i comandanti generali dei carabinieri e della Finanza e una mezza dozzina di prefetti fa tappa al campo nomadi di Villa Gordiani, tra la Prenestina e la Casilina. Qui ci sono i Rom, i 'senza patria' anche per scelta, che sulla strada della conquista della cittadinanza sono forse all'ultimo posto. 'Per affrontare certe situazioni non bastano le leggi ma ci vuole la buona volonta' di persone come questo parroco e i volontari di Sant'Egidio...', dice il ministro a don Paolo che con la sua chiesetta di Santa Maria della Misericordia fa da paciere fin che puo' tra gli zingari e il quartiere di Villa Gordiani. E a proposito degli stranieri che forse diventeranno italiani con le nuove regole, Amato puntualizza: 'Non bastano gli interventi della legge sulla cittadinanza. Ci vuole, tra l'altro, una scuola che integri i piu' giovani... altrimenti si rischia di pestare l'acqua nel mortaio'. La disponibilita' del Viminale a considerare il testo sulla cittadinanza non blindato suscita reazioni diverse. Giovanni Russo Spena (Prc) se la prende con la Cdl, e con la Lega in particolare: 'Strumentalizzano il dolorosissimo caso di Brescia che non c'entra niente con la cittadinanza'. Nell'Udeur, invece, il capogruppo Mauro Fabris si chiede: 'La politica di integrazione, cosi' come e' stata concepita dall'Unione, portera' buoni frutti? Non lo so. Il problema e' molto serio, dobbiamo affrontarlo anche con quella parte della Cdl che vorrebbe rispedire a casa i lavoratori stranieri'. Nella Margherita, Giannicola Sinisi non vede alternative al percorso che porta alla cittadinanza: 'È un fattore di conoscenza e di sicurezza. Dobbiamo offrire qualcosa di serio a queste persone: e penso ai 450 mila studenti stranieri che gia' frequentano le nostre scuole'".

ALTRE REAZIONI

"Stupiscono, indignano, fanno rabbrividire le dichiarazioni e le azioni del ministro Amato. Questo pericoloso governo sembra voler ignorare i contenuti a base del fondamentalismo. In gioco non sono solo i diritti delle donne, ma qualcosa di ancora più essenziale: la sacralità della vita". Lo afferma Francesco Storace, senatore di An.
"Se anziché di una povera ragazza pachistana, fosse stato sgozzato un omosessuale di quello stesso paese, non ci sarebbe stato sdegno da parte del ministro dell'Interno? L'atteggiamento di Amato è superficiale. Pensa di risolvere a piccole dosi di demagogia - prosegue Storace - il problema della cittadinanza italiana. Devono ripudiare gli orrori della Sharia, altro che giuramento sulla bandiera nazionale...".

Per Wanda Montanelli, responsabile del dipartimento pari opportunita' dell'Italia dei Valori, la proposta del ministro dell'interno Amato di condizionare il rilascio della cittadinanza al rispetto di "regole universali" e' "ragionevole e condivisibile al mille per mille". Secondo Montanelli, "una generica adesione ai valori della Costituzione non e' piu' sufficiente, occorre un'accettazione esplicita dei diritti fondamentali, come il rispetto della donna e del suo diritto a determinare in modo autonomo il proprio modello di vita". Per Montanelli, quindi, "la sollecitazione di Amato ad 'affrontare il problema con attenzione', non cada nel vuoto, si apra una discussione seria e profonda che coinvolga anche le generazioni piu' giovani di immigrati. Tragedie come quella di Brescia - conclude - non devono ripetersi mai piu'".

"Il caso della ragazza pakistana ucciso dal padre non puo' essere un alibi per la destra, Lega nord in primis, per asserire che il modello di integrazione europeo e' fallito". Lo dice Marco Rizzo, dei Comunisti italiani: "L'immigrazione e' un fenomeno complesso che va gestito con equilibrio, senza la demagogia di una Casa delle liberta', che non si rassegna alla sconfitta e che ad ogni azione del governo spera in un fallimento
o in un boomerang, a prescindere e senza entrare nel merito". Continua l'eurodeputato: "Ammazzare per impedire alla figlia, a un parente o ad un qualsiasi individuo di convivere con un'altra persona e' un reato e come tale va condannato, lo faccia un italiano, un europeo, un extracomunitario". Ed e' reato "comunque, lo commetta in Italia, in Francia, o in Arabia Saudita". Legare la cittadinanza "al rispetto delle donne, al rispetto dell'individuo mi permetto di precisare, e' una norma di buon senso", sottolinea ancora Rizzo: "O qualcuno, come Storace, vuole venirci a raccontare che in Italia siano ammesse torture, schiavitu' o sfruttamento?"

"Le dichiarazioni del ministro Amato riportate dalla stampa sono grottesche - afferma in una dichiarazione Isabella Bertolini, deputata di Forza Italia - Altro che 'dottor sottile', da un po' di tempo in qua Amato sembra un dilettante allo sbaraglio. Soprattutto sulla questione della cittadinanza: ci voleva una povera ragazza uccisa dall' oscurantismo religioso islamico per fargli capire che per essere cittadini italiani ci vuole molto di piu' che pochi anni di residenza in Italia ed un'adesione superficiale alla Costituzione".
Bertolini ha poi evidenziato come "oggi il Ministro venga dalla parte di chi gli ha consigliato molta piu' cautela nell' affrontare la materia immigrazione, abbandonando la visione ideologica terzomondista e buonista della sua coalizione". Secondo la parlamentare, "sul tema cittadinanza bisogna andare con i piedi di piombo e senza passi propagandistici affrettati. Non bastano ne' la conoscenza della lingua, ne' alcun esame formale che non preveda l'accettazione consapevole delle nostre regole, delle nostre leggi e dei nostri principi. Per questo e' indispensabile che il Governo faccia responsabilmente molti passi indietro su questo tema scottante, ritirando le proposte presentate per rivederne i contenuti".

"Difenderemo la proposta di mantenere a cinque anni il tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana, anche perche' questo e' cio' che avviene anche negli altri paesi europei".
Lo ha detto il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, secondo il quale "non possono essere gravi fatti di cronaca a condizionare riforme importanti nel nostro paese: sui reati si applica il codice penale, sui diritti e i doveri le leggi e il codice civile. Gli immigrati che da anni vivono in Italia - ha osservato - contribuiscono alla vita civile del paese, alla sua crescita economica e culturale, e non possono vedere ridotte le loro possibilita' di ottenere la cittadinanza in seguito a fatti di cronaca che vanno perseguiti punendo i responsabili e non una maggioranza di persone oneste e perbene". "Ecco perche' - ha concluso Bonelli - condividiamo la proposta del Consiglio dei ministri e non siamo favorevoli a un ulteriore allungamento dei tempi per ottenere la cittadinanza".

"Che cosa sarebbe accaduto se un sindaco di centrodestra, nella fattispecie un Gentilini, avesse eretto un muro come quello di Padova o avesse usato le ruspe come Cofferati a Bologna? Ci avrebbero detto di tutto".
Lo ha sottolineato Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, a "Cortina In-con-tra". Mettendo sotto accusa la politica che la maggioranza di centrosinistra sta perseguendo. "La sinistra apre porte e finestre agli immigrati e poi erige i muri", ha commentato Bondi, che soffermandosi sulla sinistra ha aggiunto: "La vedo alla deriva, e' una sinistra che mi inquieta". Bondi ha esemplificato citando il presidente della Camera che fa gli auguri a Fidel Castro e D'Alema che "passeggia con un ministro Hezbollah".

Diventare cittadino italiano vuol dire accettare i principi costituzionali e conformarsi alle leggi in vigore. E' il punto da cui parte Roberto Calderoli, coordinatore della Lega Nord, nel commentare la vicenda della ragazza pachistana, uccisa dal padre e dal fratello perche' rifiutava di interrompere la sua relazione con un ragazzo italiano. Ieri il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha affermato che la storia di Hina e' un monito: non basta accettare i valori della Costituzione, ma il rispetto della donna e' un principio "universale" che non ammette deroghe.
In questo senso non mancano i punti di contatto con le considerazioni dell'esponente leghista. "Continuo e continuero' sempre a sostenere che chiunque entri in Italia e abbia intenzione di vivere e lavorare nel nostro paese deve abiurare tutto quello che contrasta con la Costituzione e le leggi italiane". Rituali efferati come il delitto d'onore non possono essere tollerati. "Non possono esistere due codici penali -afferma Calderoli- uno per gli italiani e un'altro per i cittadini stranieri. Tutti devono uniformarsi al rispetto della legge".
Ma le strade del governo e dell'esponente dell'opposizione si separano nettamente quando si parla delle misure di sostegno sociale con cui l'esecutivo intende arginare abusi e violenze. "Leggo di interventi mirati del governo solo per i cittadini stranieri -commenta Calderoli- e io dico che si tratta di una logica demenziale: integrazione, insisto, vuol dire anzitutto accettazione delle regole. E' da questo punto che occorre partire". Calderoli riconosce che, purtroppo, i casi di violenze, anche gravi, sono ormai all'ordine del giorno anche nelle famiglie italiane ma rifiuta la tesi espressa oggi dall'"Osservatore Romano", secondo cui quello di Hina e' un "orribile" delitto famigliare e non l'esecuzione di una sentenza basata su principi religiosi.
"E' una tesi che non prendo neppure lontanamente in considerazione -commenta il coordinatore della Lega Nord- perche' pur essendo vero che questo tipo di delitti si verificano anche nelle famiglie italiane, e' fuori discussione che certi episodi di violenza sono piu' frequenti nelle societa' in cui prevale l'adesione a certi principi religiosi che devono essere banditi in una societa' evoluta. Per questo mi preoccupa la facilita' con la quale il governo si appresta a concedere la cittadinanza italiana. Spero di essere un cattivo profeta -conclude Calderoli- ma temo sempre di piu' un'inversione di ruoli e vedo per gli italiani un futuro sempre piu' da cittadini di serie b".

Il caso della ragazza pachistana uccisa e' "espressione di una cultura che e' assolutamente inaccettabile" secondo il ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero che, ai microfoni di "Baobab", il programma informativo di Radio 1, ha commentato l'abbassamento dei termini per ottenere la cittadinanza da parte degli immigrati nel nostro paese. "Dobbiamo chiederci se - ha osservato il ministro - la cittadinanza dopo 5 anni e' un fatto che favorisce o riduce e contrasta episodi di questo tipo? Io credo che tenda a contrastarle. Il superamento di questa mentalita' inaccettabile e' tanto piu' rapida e maggiore quanto piu' noi dialoghiamo con queste persone. Creando ghetti in cui l'immigrato si ritrova, con la sua lingua e la sua cultura, facilitiamo la riproduzione di episodi come quello di Brescia, perche' neghiamo il confronto con la realta' esterna".
Quanto alla presenza sul nostro territorio di immigrati che sono in regola con le nostre leggi ma che, d'altra parte, non si integrano e ricreano dei micromondi, simili a quello da cui provengono, Ferrero crede che "non sia sempre cosi'. Proprio a Brescia - ha raccontato - ho notato ad esempio che la partecipazione al movimento sindacale e' un potente fattore di inclusione sociale, di dialogo e di rottura della separatezza. La separatezza avviene sempre da due lati - ha spiegato - da un lato, la tendenza della comunita' straniera a difendersi, tutelarsi e chiudersi in se stessa. Dall'altro siamo noi che li emarginiamo. Quindi dobbiamo lavorare a rompere questa separatezza sempre nel rispetto delle tradizioni altrui, perche' unire non vuol dire comunque omogeneizzare". "Con l'integrazione - ha ricordato il ministro della Solidarieta' sociale - non facciamo solo un favore agli immigrati ma anche alla nostra economia che ne richiede la presenza. Sono loro che vengono a fare i lavori che spesso gli italiani non vogliono piu' fare. Bisogna aver chiaro che siamo di fronte a un fenomeno enorme, che noi italiani siamo abituati a vedere dal punto di vista di chi parte. Abbiamo avuto 28 milioni di emigrati. Eravamo un paese di emigrazione e oggi siamo diventati un paese di immigrazione. Dobbiamo ragionare - ha concluso Ferrero - su come evitare gli errori fatti da altri paesi".
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