Italia. Amato: regolamentare l'immigrazione a livello Ue
C'e' un girone di dannati a spasso per l'Europa. Non hanno ne' identita' ne' patria. Per sfuggire alle regole sull'immigrazione dei Paesi in cui sono finiti, si sono letteralmente ingoiati i loro certificati d'identita', hanno distrutto i loro ordini di espulsione, e vagano cosi', in un inferno di non-vita. Che fare nei loro confronti? 'E' molto piu' comodo incasellarli sotto l'etichetta 'delinquenti', e fingere cosi' di aver risolto il problema. Ma il problema resta'. Che fare di questi dannati? Quali regole, quali atteggiamenti, quali politiche uno Stato ha il dovere di mettere in campo? E' questo solo uno dei tanti aspetti toccati ieri a Milano dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, chiamato come tutti i suoi colleghi europei a 'dare risposte' al problema di immigrazione. Amato ha sostenuto che 'in Europa serve una politica dell'immigrazione legale e accordi di riammissione con i Paesi di origine, cioe' risposte concrete, altrimenti finiscono per essere inevitabili le sanatorie a cui abbiamo assistito in questi mesi in Europa'. Cercare di regolamentare un fenomeno che e' per sua stessa natura sovranazionale ed che ha dimensioni 'bibliche' e' il vero problema a cui la Politica del mondo oggi e' chiamata a dare una risposta. Ovunque, dalla ricca Europa alla povera Africa, tutto ruota intorno alla stessa domanda: che fare? 'E'semplicistico, anche se vero - ha detto Amato - affermare che basterebbe riequilibrare l'economia mondiale tra Paesi ricchi e Paesi poveri'. Ma un ministro dell'Interno ha bisogno di dare risposte concrete 'qui ed ora'. Quali? 'Per quante misure si vogliano mettere in campo - ha detto Amato - servono interventi coordinati, e dati il piu' possibile aggregati.
Partendo dalla considerazione, che deve essere comune, che siamo di fronti e due migrazioni: una legale, dunque quantificabile, l'altra illegale, dunque non-quantificabile. Ma che pesa come e piu' della precedente'.
La domanda, dunque, torna: che fare? 'In Italia - ha detto Amato riferendosi alla Bossi-Fini - e' evidente che la logica della legge oggi in vigore va' superata. Perche' la logica e': 'in Italia si entra per uscire il piu' presto possibile'. Una buona politica invece sarebbe per esempio quella che prevede incentivi sufficienti a scoraggiare la migrazione illegale'.
Se cioe' un immigrato sapesse che gli conviene dichiarare la sua clandestinita' piuttosto che mantenerla tale, forse allora si riuscirebbe a invertire la tendenza oggi in atto. I Paesi di partenza potrebbero organizzare 'liste' apposite, 'e a quel punto io potrei elasticizzare gli ingressi'. Ma secondo Amato per dare attuazione a questa politica e' necessario che anche i privati facciano la loro parte. 'Mi si chiede di elasticizzare la programmazione degli ingressi - ha affermato il ministro -.
Benissimo, io non ho niente in contrario. Ma anche le associazioni datoriali devono farsi carico di qualche responsabilita'. Faccio un esempio, per spiegarmi meglio: l'associazione industriali di Treviso, che con cadenza semestrale sa mettere a punto il suo fabbisogno di manodopera e chiede 700 lavoratori, e' disposta a 'coprire' quei sei mesi pagando le coperture assicurative e sanitarie di coloro che saranno poi i suoi settecento operai? Se si', allora per me ministro dell'Interno diventa molto piu' facile mettere a punto una programmazione elastica delle entrate'. Il problema e' che quando si arriva a chiedere interventi di questo tipo, il privato si ritrae. 'E questo succede anche per i paesi di provenienza: ai quali e' stato chiesto se sarebbero disposti a a fornire liste di chi parte. In cambio chiedono fondi che coprano le spese. Ma a questa loro richiesta gli Stati occidentali no hanno fornito risposta'.
La questione, dunque, resta, e le risposte non sono ne' semplici, ne' definitive. Certo non puo' essere una soluzione nemmeno quella - avanzata in alcuni settori del Parlamento italiano - di fornire di una 'dote' gli immigrati in arrivo.
Amato e' contrario. 'No - ha concluso - l'unica via e' un coordinamento a livello europeo, collegando politiche a sostegno dei nostri bisogni di mano d'opera con politiche che rispondano ai bisogni dei Paesi di partenza'.
(Fonte Ansa)
Partendo dalla considerazione, che deve essere comune, che siamo di fronti e due migrazioni: una legale, dunque quantificabile, l'altra illegale, dunque non-quantificabile. Ma che pesa come e piu' della precedente'.
La domanda, dunque, torna: che fare? 'In Italia - ha detto Amato riferendosi alla Bossi-Fini - e' evidente che la logica della legge oggi in vigore va' superata. Perche' la logica e': 'in Italia si entra per uscire il piu' presto possibile'. Una buona politica invece sarebbe per esempio quella che prevede incentivi sufficienti a scoraggiare la migrazione illegale'.
Se cioe' un immigrato sapesse che gli conviene dichiarare la sua clandestinita' piuttosto che mantenerla tale, forse allora si riuscirebbe a invertire la tendenza oggi in atto. I Paesi di partenza potrebbero organizzare 'liste' apposite, 'e a quel punto io potrei elasticizzare gli ingressi'. Ma secondo Amato per dare attuazione a questa politica e' necessario che anche i privati facciano la loro parte. 'Mi si chiede di elasticizzare la programmazione degli ingressi - ha affermato il ministro -.
Benissimo, io non ho niente in contrario. Ma anche le associazioni datoriali devono farsi carico di qualche responsabilita'. Faccio un esempio, per spiegarmi meglio: l'associazione industriali di Treviso, che con cadenza semestrale sa mettere a punto il suo fabbisogno di manodopera e chiede 700 lavoratori, e' disposta a 'coprire' quei sei mesi pagando le coperture assicurative e sanitarie di coloro che saranno poi i suoi settecento operai? Se si', allora per me ministro dell'Interno diventa molto piu' facile mettere a punto una programmazione elastica delle entrate'. Il problema e' che quando si arriva a chiedere interventi di questo tipo, il privato si ritrae. 'E questo succede anche per i paesi di provenienza: ai quali e' stato chiesto se sarebbero disposti a a fornire liste di chi parte. In cambio chiedono fondi che coprano le spese. Ma a questa loro richiesta gli Stati occidentali no hanno fornito risposta'.
La questione, dunque, resta, e le risposte non sono ne' semplici, ne' definitive. Certo non puo' essere una soluzione nemmeno quella - avanzata in alcuni settori del Parlamento italiano - di fornire di una 'dote' gli immigrati in arrivo.
Amato e' contrario. 'No - ha concluso - l'unica via e' un coordinamento a livello europeo, collegando politiche a sostegno dei nostri bisogni di mano d'opera con politiche che rispondano ai bisogni dei Paesi di partenza'.
(Fonte Ansa)
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