Italia. Amato riconvoca consulta per l'islam
Il neoministro all'Interno Giuliano Amato riapre la questione musulmana e, bruciando i tempi, convoca, per mercoledì prossimo, la Consulta per l'islam italiano creata dal suo predecessore, Beppe Pisanu, e rimasta nel limbo dall'inizio della legislatura. A quanto apprende Apcom, all'ordine del giorno il titolare del Viminale riprende il discorso da dove l'aveva lasciato il ministro del governo Berlusconi e propone una discussione sul tema della cittadinanza italiana degli immigrati musulmani in vista di un eventuale modifica legislativa della materia.
"Sono felice che il ministro abbia voluto usare questo strumento importante", commenta l'imam Yahya Sergio Pallavicini della Comunità religiosa islamica (Coreis). Anche il presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, Mario Scialoja, definisce la convocazione una "piacevole sorpresa". Fino a pochi giorni fa, infatti, tra vari membri della 'Consulta Pisanu' prevaleva l'incertezza circa il calendario che Amato avrebbe scelto per riconvocare la Consulta e c'è chi temeva che l'appuntamento sarebbe slittato a dopo l'estate se non all'infinito. "E' giusto rivedersi prima dell'estate per programmare il lavoro", commenta da parte sua l'indipendente Souad Sbai.
Reagisce con perplessità, invece, l'Unione delle comunità islamiche italiane. "Speravamo che il ministro cogliesse l'occasione (del cambio di governo, ndr.) per rifare la Consulta alla luce di criteri più rappresentativi", afferma il segretario generale dell'Ucoii, Hamza R. Piccardo (che non è personalmente membro dell'organismo consultivo voluto dal Viminale). Secondo motivo di dubbio, per Piccardo, la missione stessa della Consulta. "Dovrebbe occuparsi di questioni religiose: è la Consulta dell'islam italiano, non dell'immigrazione musulmana italiana". A quanto si è potuto verificare, il ministro ha inviato la convocazione agli stessi membri che componevano la Consulta nella precedente legislatura.
Quanto al tema in discussione, Scialoja ricorda che in Italia vale lo 'ius sanguinis' (ossia, se una persona nasce in Italia da genitori stranieri, per l'ordinamento giuridico è straniero), "mentre nei paesi di immigrazione normalmente si adotta lo 'ius solis': è italiano chi nasce su territorio italiano". "Pur con le dovute cautele - prosegue Scialoja - sarebbe logico passare anche in Italia dallo 'ius sanguinis' allo 'ius solis'". Una richiesta, questa, che dovrebbe incontrare il favore di gran parte dei rappresentanti musulmani chiamati dal ministro dell'Interno a fornire le loro opinioni (non vincolanti).
Alla riunione della 'Consulta Amato', inoltre, Scialoja presenterà altre due istanze della Lega musulmana mondiale: la richiesta di una facilitazione della pratica burocratica necessaria ad ottenere la cittadinanza e l'accelerazione dei tempi richiesti. Tutto questo per Scialoja andrebbe accompagnato da contrappesi come, ad esempio, un esame, come si fa negli Stati Uniti, "per verificare che chi voglia diventare italiano conosca il paese, la lingua, la costituzione e la legge italiana". E' d'accordo Souad Sbai: "Un esame è il minimo, bisogna vedere se chi fa la richiesta merita di ottenere la cittadinanza italiana". Piccardo dell'Ucoii, invece, dissente. "Se facessimo questo esame a tutti gli italiani - afferma - non so quanti lo supererebbero".
"Sono felice che il ministro abbia voluto usare questo strumento importante", commenta l'imam Yahya Sergio Pallavicini della Comunità religiosa islamica (Coreis). Anche il presidente della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, Mario Scialoja, definisce la convocazione una "piacevole sorpresa". Fino a pochi giorni fa, infatti, tra vari membri della 'Consulta Pisanu' prevaleva l'incertezza circa il calendario che Amato avrebbe scelto per riconvocare la Consulta e c'è chi temeva che l'appuntamento sarebbe slittato a dopo l'estate se non all'infinito. "E' giusto rivedersi prima dell'estate per programmare il lavoro", commenta da parte sua l'indipendente Souad Sbai.
Reagisce con perplessità, invece, l'Unione delle comunità islamiche italiane. "Speravamo che il ministro cogliesse l'occasione (del cambio di governo, ndr.) per rifare la Consulta alla luce di criteri più rappresentativi", afferma il segretario generale dell'Ucoii, Hamza R. Piccardo (che non è personalmente membro dell'organismo consultivo voluto dal Viminale). Secondo motivo di dubbio, per Piccardo, la missione stessa della Consulta. "Dovrebbe occuparsi di questioni religiose: è la Consulta dell'islam italiano, non dell'immigrazione musulmana italiana". A quanto si è potuto verificare, il ministro ha inviato la convocazione agli stessi membri che componevano la Consulta nella precedente legislatura.
Quanto al tema in discussione, Scialoja ricorda che in Italia vale lo 'ius sanguinis' (ossia, se una persona nasce in Italia da genitori stranieri, per l'ordinamento giuridico è straniero), "mentre nei paesi di immigrazione normalmente si adotta lo 'ius solis': è italiano chi nasce su territorio italiano". "Pur con le dovute cautele - prosegue Scialoja - sarebbe logico passare anche in Italia dallo 'ius sanguinis' allo 'ius solis'". Una richiesta, questa, che dovrebbe incontrare il favore di gran parte dei rappresentanti musulmani chiamati dal ministro dell'Interno a fornire le loro opinioni (non vincolanti).
Alla riunione della 'Consulta Amato', inoltre, Scialoja presenterà altre due istanze della Lega musulmana mondiale: la richiesta di una facilitazione della pratica burocratica necessaria ad ottenere la cittadinanza e l'accelerazione dei tempi richiesti. Tutto questo per Scialoja andrebbe accompagnato da contrappesi come, ad esempio, un esame, come si fa negli Stati Uniti, "per verificare che chi voglia diventare italiano conosca il paese, la lingua, la costituzione e la legge italiana". E' d'accordo Souad Sbai: "Un esame è il minimo, bisogna vedere se chi fa la richiesta merita di ottenere la cittadinanza italiana". Piccardo dell'Ucoii, invece, dissente. "Se facessimo questo esame a tutti gli italiani - afferma - non so quanti lo supererebbero".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti