Italia. Gli ambientalisti in convegno per una scienza "verde"
Il 4 aprile, si sono riuniti in un convegno alla "Sapienza" di Roma, ricercatori, scienziati, gli attivisti di Legambiente, dell'Associazione Ambiente e Lavoro e alcuni redattori della rivista ScienzaEsperienza.
Dal titolo "Ambientalismo e scienza, nemici o alleati?", il convegno si e' essenzialmente concentrato su tre temi critici: organismi geneticamente modificati e sicurezza alimentare, energia e cambiamenti climatici e il cosiddetto "principio di precauzione".
Sugli ogm protagonisti i genetisti Marcello Buiatti, dell'universita' di Firenze, e Chiara Tonelli, dell'Universita' di Milano. Critico Buiatti sulla rimozione dei genetisti che fingono di ignorare che non e' possibile controllare completamente il risultato delle operazioni di ingegneria genetica. Tonelli invece opta per il progresso: l'agricoltura danneggia l'ambiente, e proprio grazie all'ingegneria genetica, "uno strumento come gli altri", si combattono i pesticidi e si migliora l'uso del terreno.
Toni aspri e accusatori anche da Marcello Cini, docente e ricercatore di fisica, secondo il quale il vero problema della ricerca scientifica, e' che ha "subito" le "prepotenti immissioni del mercato". "Non possiamo confrontare 500 milioni di anni di evoluzione con 20 anni di ingegneria genetica: la selezione darwiniana non e' finalistica come quella di noi occidentali a caccia di profitto".
Cini ha poi continuato il suo intervento, sostenendo che la ricetta ideale per curare questa ricerca scientifica ormai stantia, sarebbe un finanziamento continuo ed unico da parte dei servizi pubblici. E su questo punto sembrano essere d'accordo tutti i relatori: il vero spettro della scienza sono le compagnie biotech, le industrie, in poche parole, i servizi privati.
Sul principio di precauzione si e' invece espresso Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, che parlando di farmaci, sottolinea come il punto chiave sia la definizione dei limiti. "Solo i dati consentono di esprimere una valutazione, quindi anche la sperimentazione animale". E lo stesso controverso principio, secondo Negri, a questo punto dovrebbe essere anche applicato verso le medicine alternative, verso le tanto in voga agricolture biologiche, o verso quei medici con scarso principio di responsabilita', che iniettano staminali nei pazienti gravissimi come se fossero una cura palliativa o estrema.
Dal titolo "Ambientalismo e scienza, nemici o alleati?", il convegno si e' essenzialmente concentrato su tre temi critici: organismi geneticamente modificati e sicurezza alimentare, energia e cambiamenti climatici e il cosiddetto "principio di precauzione".
Sugli ogm protagonisti i genetisti Marcello Buiatti, dell'universita' di Firenze, e Chiara Tonelli, dell'Universita' di Milano. Critico Buiatti sulla rimozione dei genetisti che fingono di ignorare che non e' possibile controllare completamente il risultato delle operazioni di ingegneria genetica. Tonelli invece opta per il progresso: l'agricoltura danneggia l'ambiente, e proprio grazie all'ingegneria genetica, "uno strumento come gli altri", si combattono i pesticidi e si migliora l'uso del terreno.
Toni aspri e accusatori anche da Marcello Cini, docente e ricercatore di fisica, secondo il quale il vero problema della ricerca scientifica, e' che ha "subito" le "prepotenti immissioni del mercato". "Non possiamo confrontare 500 milioni di anni di evoluzione con 20 anni di ingegneria genetica: la selezione darwiniana non e' finalistica come quella di noi occidentali a caccia di profitto".
Cini ha poi continuato il suo intervento, sostenendo che la ricetta ideale per curare questa ricerca scientifica ormai stantia, sarebbe un finanziamento continuo ed unico da parte dei servizi pubblici. E su questo punto sembrano essere d'accordo tutti i relatori: il vero spettro della scienza sono le compagnie biotech, le industrie, in poche parole, i servizi privati.
Sul principio di precauzione si e' invece espresso Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, che parlando di farmaci, sottolinea come il punto chiave sia la definizione dei limiti. "Solo i dati consentono di esprimere una valutazione, quindi anche la sperimentazione animale". E lo stesso controverso principio, secondo Negri, a questo punto dovrebbe essere anche applicato verso le medicine alternative, verso le tanto in voga agricolture biologiche, o verso quei medici con scarso principio di responsabilita', che iniettano staminali nei pazienti gravissimi come se fossero una cura palliativa o estrema.
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