Italia. Anche il Comune di Bologna vuole distribuire kit antidroga alle famiglie
Il Comune di Bologna vuole distribuire test antidroga alle famiglie che ne fanno richiesta. "Potremmo fornire i test antidroga ai consulenti dei nostri servizi sociali -spiega al 'Corriere di Bologna' l'assessore comunale alla Salute e alla Comunicazione, Giuseppe Paruolo- e loro li potranno dare alle famiglie che ne faranno richiesta". Ma Paruolo precisa che Bologna non vuole replicare meccanicamente il modello di Milano dove a circa quattromila famiglie e' stato spedito un coupon per il ritiro gratuito in farmacia del kit.L'amministrazione Cofferati sta pensando a un vero e proprio servizio pubblico, come spiega ancora Paruolo: "Contattero' la mia collega della Giunta milanese, Carla de Albertis, per avere informazioni, ma noi non siamo interessati a spedire i test a tutte le famiglie. Stiamo pensando a un servizio per chi ne fa richiesta". Si tratta comunque di una svolta, dato che solo tre settimane fa, proprio Paruolo, in Consiglio comunale, disse: "Il Comune di Bologna non intende avviare la sperimentazione del kit come a Milano". Era stata Alleanza nazionale a chiedere di copiare l'esperienza della Giunta Moratti ("Non vogliamo il controllo delle famiglie, ma il controllo nelle famiglie", spiego' il consigliere comunale finiano Galeazzo Bignami), ma l'11 maggio l'esecutivo Cofferati disse sostanzialmente di no.
Ora l'orientamento della Giunta Cofferati cambia, all'indomani dei controlli di agenti della Questura che hanno trovato all'Istituto comunale Aldini-Valeriani mezzo grammo di hashish e mezzo grammo di marijuana. Una scoperta, peraltro, commentata dall'assessore comunale all'Istruzione, Milly Virgilio, collega di Paruolo, con queste parole: "Non e' gradevole, ma non mi meraviglia" perche' trovare questa sostanza a scuola "e' fisiologico", anche perche' "e' un quantitativo tale da non far pensare allo spaccio, ma al semplice uso personale". Parole duramente condannate dal vescovo ausiliario di Bologna, monsignor Ernesto Vecchi, che le ha giudicate una sciocchezza. E ora Paruolo riapre i giochi, mostrandosi possibilista rispetto alla distribuzione dei kit.
Ma l'assessore comunale alla Salute e' comunque cauto: su questi temi, dice sempre al "Corriere", "bisogna evitare due rischi contrastanti: quello di criminalizzare la questione, invocando la repressione e quello di sottovalutarla, affrontando con leggerezza il problema". Cio' detto, "non mi sento di escludere la possibilita' di distribuire i test antidroga. Non sono favorevole a spedirli a casa a tutti, ma a gestirli nell'ambito di un rapporto tra i nostri servizi sociali e le famiglie". Cioe' "se qualcuno ce li richiede e gli esperti ritengono che esista un problema, allora noi dovremmo essere in grado di darli gratis".
"Il kit antidroga non e' che uno degli strumenti" utilizzabili nella lotta all'uso di stupefacenti nei giovanissimi. Soprattutto perche' "di fronte ad un fenomeno grave come questo, ipotizzare che il kit possa essere una soluzione e' molto riduttivo; non pensiamo di sanitarizzare un risposta al disagio". Cosi' la vicesindaco di Bologna Adriana Scaramuzzino, ieri a Palazzo D'Accursio a margine di una conferenza stampa, commenta le dichiarazioni dell'assessore alla Sanita', Giuseppe Paruolo, che apre all'uso dei test, ma con un sistema diverso da quello adottato a Milano. Il kit antidroga, per scoprire dall'esame delle urine le sostanze stupefacenti, e' il ragionamento di Scaramuzzino, sarebbe uno strumento da inserire in un discorso piu' ampio, che coinvolge "scuola, Ausl e famiglie, con cui si stanno gia' studiando degli incontri".
Come affermato da Paruolo, lo studio di fattibilita' del kit da parte dei tecnici del Comune prosegue, e non si esclude quindi la possibilita' di metterlo in campo ache come strumento aggiuntivo, ma "se viene una richiesta forte da parte delle famiglie", dice Scaramuzzino. E "dovranno esserci prima dei confronti con le famiglie, con gli operatori sociali e sanitari- inoltre- ora la domanda forte delle famiglie non c'e'". Occorre inoltre "una fase di sperimentazione, come per tutte le iniziative per contrastare fenomeni gravi".
Scaramuzzino sottolinea anche "la valenza del legame tra ragazzo e famiglia", ed e' convinta che, se si arriva al punto di dover utilizzare un tale strumento, "bisogna interrogarsi sullo stato dei rapporti tra genitori e figli". Risponde anche all'Altra Sinistra, gia' sul piede di guerra e pronta a fare le barricate qualora venisse distribuito il kit antidroga alle famiglie.
"Non ho mai avuto paura della piazza e bisogna essere laici nell'affrontare questi problemi, interrogando soprattutto i ragazzi, per capire perche' alcuni fanno uso di sostanze e altri no". L'assessore aggiunge infine che la prevenzione "non deve essere una decisione di moda, ma un lavoro continuo che si fa, anche quando le scuole sono chiuse".
Quello dell'assessore comunale alla Salute, Giuseppe Paruolo, e' sicuramente "un abbaglio". Ne sono certi i Verdi di Bologna, che criticano la proposta dell'assessore alla Salute del Comune di distribuire i kit antidroga alle famiglie.
"E' una proposta vecchia e inutile- attacca in una nota Filippo Bortolini, vicepresidente del Quartiere Reno ed esponente cittadino del Sole che ride- sulla stessa scia dell'amministrazione di Milano. Io che sono cresciuto alla Barca- fa notare Bortolini- territorio che di problemi di droga ne ha avuti tanti negli anni '70 e '80, credo molto di piu' all'uso di personale specializzato sui territori". Anche perche', prosegue il verde, "una volta che la famiglia sa che il proprio figlio fa uso di droga cosa fa? Lo denuncia, come ha detto con una uscita poco felice anche il questore Cirillo?". Secondo Bortolini servono piuttosto quegli "operatori di strada che negli ultimi anni sono spariti. Persone che sappiano parlare con i giovani, che conoscano i loro linguaggi, li informino e non li criminalizzino. Questa- afferma il vicepresidente del Reno- dovrebbe essere una politica contro la droga di una Giunta di sinistra".
Sulla questione della droga a scuola "bisognerebbe piuttosto preoccuparsi, meglio ancora attivarsi".
La Margherita di Bologna benedice la proposta di distribuire alle famiglie il kit antidroga. Ma allo stesso tempo critica l'assessore alla Scuola, Milly Virgilio, che aveva definito il ritrovamento di un grammo di hashish alle Aldini "fisiologico".
"Trovo stravagante - scrive in una nota Luca Rizzo Nervo, coordinatore cittadino dei Dl- che si associ questo aggettivo alla presenza e al consumo di droghe nelle scuole, soprattutto da parte di chi ricopre ruoli amministrativi. Fisiologico in italiano significa naturale, non patologico".
Nel campo del consumo giovanile di droga, prosegue Rizzo Nervo, diventa dunque "importante aumentare gli strumenti con cui combattere, insieme alle famiglie, la diffusione del consumo di stupefacenti fra i giovani". Per questo la proposta dell'assessore Giuseppe Paruolo "merita attenzione, perche' va in questa direzione, aprendo un terreno di confronto senza pregiudizi. E' necessario infatti aiutare le famiglie nell'individuazione del problema senza lasciarle sole ad affrontarlo". Secondo il coordinatore della Margherita bolognese, "non si puo' pensare che un problema come questo possa essere lasciato in capo alla sola scuola, alla sola famiglia o ai soli servizi pubblici. C'e' bisogno- afferma Rizzo Nervo- di una sinergia fra diversi soggetti con diversi compiti e strumenti, che si basi sulla comune convinzione che il problema esiste, che vanno trovate soluzioni attive e che non si puo' in alcun modo far prevalere l'accettazione al contrasto".
(Dire)
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