Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Ancora apprezzamento e critiche per il Ddl sulla cannabis terapeutica

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Critiche al disegno di legge del ministro della Salute Livia Turco, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, da parte della Società toscana di Terapia del Dolore e Cure Palliative 'Vincere il Dolore': in una nota inoltrata alla Turco dal vicepresidente Paolo Poli si esprime "soddisfazione" per l'apertura alla possibilità di prescrizione dei farmaci cannabinoidi nel trattamento del dolore cronico, definita "un ulteriore passo nella lotta contro il dolore che ci rende paritari agli altri paesi europei", ma si mette in luce una questione relativa alla prescrizione degli oppioidi. "Mentre con il ricettario speciale attualmente in uso sul tutto il territorio nazionale qualsiasi medico ha la possibilità di richiederlo e quindi di prescrivere gli oppioidi per il controllo del dolore severo, nel caso in cui, come si riporta nel decreto, il ricettario speciale venga abolito e sostituito con il ricettario normale, verrebbero ad essere penalizzati tutti quei medici che non hanno alcun rapporto con il Sistema Sanitario Nazionale che a loro volta non sono autorizzati ad avere il ricettario 'normale'". Questo potrebbe, secondo Poli, "limitare le possibilità di prescrizione degli oppioidi".

'Il via libera dato dal Governo all'iniziativa del Ministro della Salute Livia Turco in materia di cannabis ad uso terapeutico, rappresenta finalmente un criterio alternativo all'ideologia proibizionista su tutto, anche al buon senso terapeutico'. Lo afferma in una nota Werther Casali, presidente del comitato nazionale dei Radicali Italiani e membro della direzione della Rosa nel Pugno. 'Semplificare la somministrazione degli antidolorifici, compresi quelli che contengono principi attivi derivati da cannabis e gli oppiacei - prosegue Casali - e' un modo importante di incentivare e sostenere un'area fondamentale dell'assistenza sanitaria e della tutela della salute: la terapia del dolore. Quello che questo ddl vuole mettere in campo, finalmente, e' un importante affermazione e riconoscimento alla liberta' di cura'. 'Auspico che il Ministro Livia Turco avvii anche una radicale revisione delle politiche relative alla somministrazione e all'importazione della morfina in Italia, specie adesso che il Governo ha recepito l'ordine del giorno del deputato della Rosa nel Pugno D'Elia che prevede uno sforzo italiano per convertire l'oppio afgano in produzione di medicine per la terapia contro il dolore'.

'Le associazioni si batteranno con forza affinche' il provvedimento venga compreso dai cittadini nella sua giusta dimensione come strumento necessario e indispensabile per la lotta contro il dolore'. E' quanto affermano le associazioni di volontariato dei malati oncologici, dei sopravvissuti al cancro e dei lungo-viventi, aderenti alla FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia) in seguito all'approvazione in consiglio dei ministri del disegno di legge del ministro della Salute Livia Turco che semplifica le prescrizioni per i farmaci della terapia antidolore, compresi quelli che contengono principi attivi derivati dalla cannabis. 'Finalmente -dichiara la Favo in una nota- grazie al provvedimento, si e' interrotta una lunga fase di inerzia legislativa che nei fatti ha impedito l'estendersi delle terapie del dolore da sempre sostenute dal volontariato oncologico'. Le associazioni, continua la nota, 'si batteranno con forza affinche' il provvedimento venga compreso dai cittadini nella sua giusta dimensione come strumento necessario e indispensabile per la lotta contro il dolore' e affermano che 'l'uso di oppiacei e cannabinoidi prescritti dai medici non ha nulla a che vedere con un ipotetico abbassamento della guardia nella lotta contro la droga e pertanto non deve essere confuso o strumentalizzato in alcun modo'.

"Se si tratta di allargare le possibilita' di terapia del dolore e di cure palliative, con l'obiettivo di alleviare ancor piu' e ancor meglio le sofferenze dei malati terminali o comunque gravi, non possiamo non essere d'accordo, in linea di principio, con il ddl Turco che apre all'uso terapeutico di farmaci contenenti il Thc, il principio attivo della cannabis". Lo dice Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della consulta etico-religiosa di Alleanza nazionale: "Altrimenti, dovremmo essere contrari anche all'uso terapeutico della morfina". D'accordo, in linea di principio, ma Pedrizzi non sembra convinto: "C'e' da chiedersi- precisa- se davvero ci sia bisogno di tali sostanze per raggiungere lo scopo dichiarato dal ddl Turco: se, cioe', i cannabinoidi attualmente noti costituiscano o meno una valida alternativa alle terapie farmacologiche oggi disponibili nel campo del trattamento del dolore". La risposta non e' un si': "E' ancora tutto da dimostrare che gli effetti benefici dei cannabinoidi nella terapia del dolore siano superiori a quelli di altre sostanze, esse si' classificate come medicine". D'altronde, conclude, "l'eroina e' uno dei migliori analgesici che si conoscano, ma tutti sanno che e' anche la droga peggiore, e nessuno si sogna di presentarla come un farmaco".

'Una rivoluzione culturale destinata ad incidere su molti luoghi comuni a causa dei quali il dolore e' stato per troppo tempo un aspetto sottovalutato dal sistema sanitario'. E' quanto afferma l'assessore alla Salute della Regione Calabria, Doris Lo Moro, circa il Ddl relativo all'utilizzo della cannabis per scopo terapeutici.
'Il mio giudizio - ha aggiunto - e' senz'altro positivo. I provvedimenti voluti da Livia Turco rispondono ad un'esigenza di rispetto della dignita' umana che retaggi culturali e consuetudini stratificate hanno finora impedito di affrontare.
Come donna, prima che come assessore alla Salute - aggiunge Doris Lo Moro - non possono che essere soddisfatta per l'inclusione nei livelli essenziali di assistenza del rimborso dei costi per l'anestesia epidurale, che sara' d'ora in poi a carico del servizio sanitario. Si tratta di un aspetto molto importante soprattutto nella nostra regione, dove si assiste ad un ricorso abnorme al parto cesareo a discapito di quello naturale'.
'In Calabria - ha proseguito Lo Moro - si registra un'alta prevalenza di parti cesarei che tende ad aumentare negli anni.
Si e' passati dal 39,7% del 2003 al 42% del 2005, contro il 25% previsto dagli orientamenti in materia. Il dato ci colloca sensibilmente oltre la media nazionale che e' del 35%. Stiamo predisponendo un progetto che rendera' meno traumatico il parto naturale. Vogliamo favorire il parto fisiologico migliorando la qualita' dell'assistenza, pur tutelando la libera scelta della donna. Il disegno di legge, peraltro, recepisce un'istanza delle regioni inclusa nel patto per la salute, che quindi non e' un documento astratto, privo di effetti. Curarsi senza soffrire e' un diritto del paziente ed e' doveroso che il servizio sanitario consenta questa opzione. Il ministro, anche in questo caso, ha scelto con determinazione la strada dell'innovazione, peraltro gia' intrapresa dalla gran parte dei Paesi d'Europa, alla quale finalmente l'Italia si allinea. Il disegno di legge risponde peraltro a sollecitazioni provenienti dal mondo scientifico'.
'Come Regione - ha concluso - ci sentiamo incoraggiati a proseguire sul percorso che abbiamo intrapreso con l'approvazione del progetto per le cure palliative e che proseguiremo con l'adozione di altre misure'.

 'Era ora'. Cosi' il sottosegretario alla giustizia Luigi Manconi commenta il via libera del governo all' iniziativa del ministro della Salute Livia Turco in materia di cannabis ad uso terapeutico.
'Quindici anni fa - afferma Manconi - resi nota ai giornali la lettera ricevuta da una signora italiana, che firmava con nome e cognome, la cui madre, malata di cancro, era stata curata e assistita negli Stati Uniti. Trasferitasi in Italia, quella donna non aveva potuto piu' acquistare i farmaci, destinati a curare gli effetti collaterali (spesso terribilmente afflittivi e dolorosi) della terapia antitumorale. Quei farmaci, infatti, contenevano cannabinoidi, non erano presenti nel mercato farmaceutico italiano, non potevano essere introdotti legalmente nel nostro paese. Dunque, quella signora - dice Manconi - non pote' piu' usufruirne. Da allora, molti tentativi sono stati fatti per cancellare questa anomalia iniqua e antiscientifica.
Oggi, infine, e' possibile. E' un importante contributo per lo sviluppo di quelle cure palliative e di quelle terapie contro il dolore, che vedono l'Italia tenacemente agli ultimissimi posti tra i paesi europei'.

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