Italia. Ancora morti nel Canale di Sicilia, tra cui 3 bambini
La cronaca di queste ore conferma come la rotta Africa-Italia, percorsa ogni giorno da carrette del mare cariche di immigrati, sia segnata da drammi e morte. E come il Canale di Sicilia sia sempre piu' il tragico 'contenitore' di storie strazianti e di vite interrotte. Come quelle di quattro persone, tre delle quali in tenera eta', che non ce l'hanno fatta. E' la storia dell'uomo trovato stamattina su una piccola barca in vetroresina di 5 metri, a bordo della quale erano stipati 27 immigrati, di cui due donne, intercettati questa mattina a 25 miglia a sud da Portopalo di Capo Passero (Siracusa). Secondo il racconto dei suoi compagni, sarebbe morto il giorno prima dopo un viaggio di stenti, durato cinque giorni e iniziato in Libia.
Una fine drammatica toccata anche a tre bimbi, morti durante la traversata dalla Libia a Lampedusa e i cui corpi sono stati gettati in mare, come racconta Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). E' toccato a lei raccogliere le parole e il dolore di alcuni naufraghi giunti nell'isola con uno dei barconi arrivati la scorsa notte. Una coppia della Sierra Leone, che attualmente si trova nel centro di accoglienza, ha raccontato di essere partita dal Paese africano una settimana fa con i due figli. Con loro dei connazionali, anche loro con due figli. Dopo essere salpati hanno pero' perso la rotta e hanno deciso di ritornare indietro, ma i piu' piccoli non ce l'hanno fatta, dice la Boldrini. La loro piccola di 20 mesi e i due figli dell'altra coppia sono morti e i loro corpi sono stati gettati in mare. Ma non si sono arresi e, spinti dalla disperazione, pochi giorni dopo la coppia della Sierra Leone ha deciso di riprovarci con il loro figlio di quattro anni e mezzo. "Sono arrivati - conclude la Boldrini - ma pagando un prezzo altissimo".
Una fine drammatica toccata anche a tre bimbi, morti durante la traversata dalla Libia a Lampedusa e i cui corpi sono stati gettati in mare, come racconta Laura Boldrini, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). E' toccato a lei raccogliere le parole e il dolore di alcuni naufraghi giunti nell'isola con uno dei barconi arrivati la scorsa notte. Una coppia della Sierra Leone, che attualmente si trova nel centro di accoglienza, ha raccontato di essere partita dal Paese africano una settimana fa con i due figli. Con loro dei connazionali, anche loro con due figli. Dopo essere salpati hanno pero' perso la rotta e hanno deciso di ritornare indietro, ma i piu' piccoli non ce l'hanno fatta, dice la Boldrini. La loro piccola di 20 mesi e i due figli dell'altra coppia sono morti e i loro corpi sono stati gettati in mare. Ma non si sono arresi e, spinti dalla disperazione, pochi giorni dopo la coppia della Sierra Leone ha deciso di riprovarci con il loro figlio di quattro anni e mezzo. "Sono arrivati - conclude la Boldrini - ma pagando un prezzo altissimo".
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