Italia. Ancora reazioni sull'archiviazione del dottor Mario Riccio
L'assoluzione del dottor Mario Riccio, l'anestetista che ha aiutato Piergiorgio Welby a morire, decretata ieri dall'ordine dei medici di Cremona, "non ha dissipato alcuna delle ambiguità che fin dall'inizio avevano caratterizzato la vicenda Welby": è il commento che 'Avvenire' affida ad un editoriale in prima pagina del giurista Francesco D'Agostino.
"Dubito, e fortemente, che la vicenda Welby sia da considerare deontologicamente ineccepibile, in quanto riconducibile alla fattispecie di un legale, ancorché drammatica, interruzione di un trattamento medico", scrive D'Agostino. Per il quotidiano dei vescovi italiani, che da sempre stigmatizza la campagna mediatica e politica a favore dell'eutanasia che si celerebbe dietro il caso Welby, Riccio ha operato per dare al malato una "morte serena", che "è un'ottima traduzione, in italiano corrente, del termine eutanasia".
Nelle pagine interne, 'Avvenire' pubblica due interviste che confermano questa linea: al penalista Luciano Eusebi, secondo il quale "la vita è un bene indisponibile", e a Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani, per il quale "il dottore non può essere ritenuto un mero esecutore della volontà del paziente, il suo compito è salvare e difendere la vita".
Dopo la decisione dell'ordine dei medici di Cremona sul caso Welby, il Movimento per la Vita Ambrosiano ha ribadito 'la sua totale contrarieta' alla depenalizzazione dell'eutanasia'.
Il Movimento per la vita ambrosiano ha espresso inoltre tutta la sua preoccupazione 'che atti palesemente contrari all'ordinamento giuridico e al codice deontologico medico restino impuniti'.
'Il nostro timore e' che questo caso possa condurre alla legittimazione di pratiche arbitrarie che minacciano la dignita' insita in ogni vita umana'.
"La decisione dell'Ordine dei Medici di Cremona di 'assolvere' l'anestesista Mario Riccio, protagonista del caso Welby, è in netto contrasto con il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità che non aveva riscontrato, nelle cure garantite al paziente, gli estremi dell'accanimento terapeutico. Tutto questo appare decisamente insolito, se non inquietante, dal momento che si tratta dello stesso caso Welby": lo afferma l'associazione 'Scienza e vita' in un comunicato.
"Di sicuro sottolinea ancora una volta l'esigenza di fare chiarezza su che cosa sia attualmente l'accanimento terapeutico. La diversità di opinioni tra i due organi chiamati ad esprimersi, rende ancora più evidente quanto sia fondamentale non solo confrontarsi sull'accanimento terapeutico, ma anche sull'abbandono terapeutico e curativo e sull'eutanasia per omissione".
"'Scienza e Vita' vuole evitare la strumentalizzazione del linguaggio e la banalizzazione dei concetti e, anche in occasione dell'incontro-dibattito promosso per mercoledì prossimo, intende offrire un contributo al dibattito scientifico in un clima pacato e al di fuori di coinvolgimenti emotivi legati all'uso se non alla strumentalizzazione di casi personali". All'incontro, dal titolo 'Di fronte all'accanimento terapeutico', parteciperanno Ignazio Marino, Amedeo Bianco, Pier Paolo Donadio, Rodolfo Proietti.
'Un grande giorno per la medicina italiana'. Commenta cosi' Maurizio Mori, presidente della Consulta bioetica, la decisione presa ieri dall'Ordine dei medici di Cremona di archiviare il caso dell'anestesista Michele Riccio.
'La Consulta di bioetica apprezza la serieta' del lavoro svolto dall'Ordine dei medici di una piccola citta' che ha saputo - scrive in una nota Mori -, in giorni di intenso lavoro, approfondire il tema e giungere all'unica conclusione che, sin dall'inizio, la Consulta ha indicato: assoluzione piena'.
Secondo il presidente, 'Welby, in modo lucido, cosciente e fermo, voleva la sospensione delle terapie, e ha trovato nel dott. Riccio un ausilio a questa richiesta. Non si tratta affatto di eutanasia ma solo di lecita sospensione delle cure, che diventa doverosa ove sia richiesta dal paziente stesso. Non si tratta neanche di abbandono terapeutico, ma di esercizio del diritto di rifiutare terapie o cure diventate troppo onerose per l'interessato. Il chiarimento operato dall'Ordine di Cremona consentira' ad altri medici di agire come Riccio'.
Il presidente della Consulta, infine, ringraziando Riccio per la professionalita' e il coraggio mostrato nel caso Welby 'auspica che l'archiviazione sul piano deontologico preluda all'altra archiviazione del caso aperto dalla Procura di Roma'.
"Non si capiscono le motivazioni che hanno portato l'Ordine dei medici di Cremona a considerare il comportamento del dottor Riccio compatibile con le leggi dello Stato e con il codice deontologico". Lo afferma, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'.
"Ricordo che anche la cosiddetta 'eutanasia passiva' non e' legittimata dalla normativa in vigore, e che l'utilizzo di metodiche salvavita come la respirazione forzata non possono essere confusi con l'accanimento terapeutico. L'interruzione della respirazione assistita presenta una causalita' diretta, seppur non immediata, con la morte, tanto da aver indotto il dottor Riccio alla somministrazione di sostanze in grado di evitare la percezione della morte stessa e degli eventi che la precedono. Di fronte alla continua e capillare battaglia di alcuni per introdurre subdolamente l'eutanasia nel nostro Paese, e' necessario che gli organismi dello Stato deputati facciano rispettare la legge, senza dare spazio a omissioni di comodo ne' a disinvolte e strumentali interpretazioni".
"Dubito, e fortemente, che la vicenda Welby sia da considerare deontologicamente ineccepibile, in quanto riconducibile alla fattispecie di un legale, ancorché drammatica, interruzione di un trattamento medico", scrive D'Agostino. Per il quotidiano dei vescovi italiani, che da sempre stigmatizza la campagna mediatica e politica a favore dell'eutanasia che si celerebbe dietro il caso Welby, Riccio ha operato per dare al malato una "morte serena", che "è un'ottima traduzione, in italiano corrente, del termine eutanasia".
Nelle pagine interne, 'Avvenire' pubblica due interviste che confermano questa linea: al penalista Luciano Eusebi, secondo il quale "la vita è un bene indisponibile", e a Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani, per il quale "il dottore non può essere ritenuto un mero esecutore della volontà del paziente, il suo compito è salvare e difendere la vita".
Dopo la decisione dell'ordine dei medici di Cremona sul caso Welby, il Movimento per la Vita Ambrosiano ha ribadito 'la sua totale contrarieta' alla depenalizzazione dell'eutanasia'.
Il Movimento per la vita ambrosiano ha espresso inoltre tutta la sua preoccupazione 'che atti palesemente contrari all'ordinamento giuridico e al codice deontologico medico restino impuniti'.
'Il nostro timore e' che questo caso possa condurre alla legittimazione di pratiche arbitrarie che minacciano la dignita' insita in ogni vita umana'.
"La decisione dell'Ordine dei Medici di Cremona di 'assolvere' l'anestesista Mario Riccio, protagonista del caso Welby, è in netto contrasto con il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità che non aveva riscontrato, nelle cure garantite al paziente, gli estremi dell'accanimento terapeutico. Tutto questo appare decisamente insolito, se non inquietante, dal momento che si tratta dello stesso caso Welby": lo afferma l'associazione 'Scienza e vita' in un comunicato.
"Di sicuro sottolinea ancora una volta l'esigenza di fare chiarezza su che cosa sia attualmente l'accanimento terapeutico. La diversità di opinioni tra i due organi chiamati ad esprimersi, rende ancora più evidente quanto sia fondamentale non solo confrontarsi sull'accanimento terapeutico, ma anche sull'abbandono terapeutico e curativo e sull'eutanasia per omissione".
"'Scienza e Vita' vuole evitare la strumentalizzazione del linguaggio e la banalizzazione dei concetti e, anche in occasione dell'incontro-dibattito promosso per mercoledì prossimo, intende offrire un contributo al dibattito scientifico in un clima pacato e al di fuori di coinvolgimenti emotivi legati all'uso se non alla strumentalizzazione di casi personali". All'incontro, dal titolo 'Di fronte all'accanimento terapeutico', parteciperanno Ignazio Marino, Amedeo Bianco, Pier Paolo Donadio, Rodolfo Proietti.
'Un grande giorno per la medicina italiana'. Commenta cosi' Maurizio Mori, presidente della Consulta bioetica, la decisione presa ieri dall'Ordine dei medici di Cremona di archiviare il caso dell'anestesista Michele Riccio.
'La Consulta di bioetica apprezza la serieta' del lavoro svolto dall'Ordine dei medici di una piccola citta' che ha saputo - scrive in una nota Mori -, in giorni di intenso lavoro, approfondire il tema e giungere all'unica conclusione che, sin dall'inizio, la Consulta ha indicato: assoluzione piena'.
Secondo il presidente, 'Welby, in modo lucido, cosciente e fermo, voleva la sospensione delle terapie, e ha trovato nel dott. Riccio un ausilio a questa richiesta. Non si tratta affatto di eutanasia ma solo di lecita sospensione delle cure, che diventa doverosa ove sia richiesta dal paziente stesso. Non si tratta neanche di abbandono terapeutico, ma di esercizio del diritto di rifiutare terapie o cure diventate troppo onerose per l'interessato. Il chiarimento operato dall'Ordine di Cremona consentira' ad altri medici di agire come Riccio'.
Il presidente della Consulta, infine, ringraziando Riccio per la professionalita' e il coraggio mostrato nel caso Welby 'auspica che l'archiviazione sul piano deontologico preluda all'altra archiviazione del caso aperto dalla Procura di Roma'.
"Non si capiscono le motivazioni che hanno portato l'Ordine dei medici di Cremona a considerare il comportamento del dottor Riccio compatibile con le leggi dello Stato e con il codice deontologico". Lo afferma, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'.
"Ricordo che anche la cosiddetta 'eutanasia passiva' non e' legittimata dalla normativa in vigore, e che l'utilizzo di metodiche salvavita come la respirazione forzata non possono essere confusi con l'accanimento terapeutico. L'interruzione della respirazione assistita presenta una causalita' diretta, seppur non immediata, con la morte, tanto da aver indotto il dottor Riccio alla somministrazione di sostanze in grado di evitare la percezione della morte stessa e degli eventi che la precedono. Di fronte alla continua e capillare battaglia di alcuni per introdurre subdolamente l'eutanasia nel nostro Paese, e' necessario che gli organismi dello Stato deputati facciano rispettare la legge, senza dare spazio a omissioni di comodo ne' a disinvolte e strumentali interpretazioni".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti