Italia. Gli antidepressivi dalla cannabis
Si chiama 'Urb597', per rendere omaggio all'Universita' di Urbino 'Carlo Bo' nel cui laboratorio di ricerca dell'Istituto di Chimica Farmaceutica e' stata sintetizzata, la molecola che ha portato alla scoperta di una nuova classe di farmaci antidepressivi. Lo studio e' stato condotto da un'equipe multidisciplinare: con i ricercatori dell'Ateneo feltresco (Giorgio Tarzia, Andrea Duranti, Andrea Tontini) hanno collaborato quelli di California (Daniele Piomelli, Irvine, Usa), McGill (Gabriella Gobbi, Montreal, Canada), Roma 'La Sapienza' (Vincenzo Cuomo), Foggia (Tommaso Cassano ), Parma (Marco Mor), Poitiers (Marcello Solinas) e il National Institute on Drug Abuse (Steven R Goldberg, Providence, Usa). I risultati della ricerca, collegata a una precedente riferita alla terapia dell'ansia, sono stati pubblicati dal prestigioso giornale statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences.Gli studi preclinici rivelano che URB597 e' in grado di bloccare la degradazione di anandamide (AEA), un derivato dell'acido arachidonico prodotto naturalmente dal nostro organismo che agisce sui recettori dei cannabinoidi (CB); questi recettori sono gli stessi sui quali agisce il D9-THC, il principio attivo contenuto nella marijuana che, pur avendo dimostrato la sua utilita' nel trattamento dell'ansia e della depressione, produce anche effetti indesiderati perche' attivando indiscriminatamente i recettori CB presenti in varie regioni del cervello, determina abuso e dipendenza.
L'AEA, al contrario, e' prodotta da cellule nervose cerebrali specifiche ed e' rapidamente metabolizzata per limitarne la sua durata d'azione. L'ipotesi dalla quale gli autori dello studio sono partiti e' stata quella che, bloccando la distruzione di AEA, soltanto li' dove e' prodotta, se ne sarebbero potuti amplificare gli effetti senza provocare un'attivazione indiscriminata dei recettori CB evitando cosi' gli effetti indesiderati della Cannabis.
Lo studio ha dimostrato che un aumento della concentrazione di AEA produce un misurabile effetto antidepressivo perche' potenzia l'attivita' della serotonina e dell'adrenalina, due neurotrasmettitori coinvolti nei processi depressivi. Allo stesso tempo non e' stato osservato nessuno dei sintomi classici dell'intossicazione da Cannabis. Gli autori ritengono che la scoperta sia importante perche' e' la prima volta che si dimostra che un farmaco che aumenta il livello cerebrale di AEA puo' avere un effetto antidepressivo. Questi risultati stabiliscono un nuovo paradigma per la terapia della depressione, una malattia che con piccole variazioni colpisce il 15-18% della popolazione nei paesi industrializzati e che, a tutt'oggi, viene curata con principi attivi che producono numerosi effetti collaterali e risultano efficaci solo in circa il 30% dei pazienti.
I risultati ottenuti sono stati oggetto di un brevetto internazionale e di un accordo interistituzionale tra le Universita' della California, di Urbino e di Parma.
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