Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Ass. Coscioni e Radicali propongono decreto legge per garantire scelta sul fine vita

U.E. - ITALIA
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"Da aprile di quest'anno è cominciato il vero e proprio crollo del mio fisico, sento sempre più il peso degli arti e la respirazione diventa via via sempre più difficoltosa, nonostante il supporto del ventilatore automatico, come se un peso mi schiacci il petto". Vive, o, meglio, sopravvive così Piergiorgio Welby, il malato terminale che chiede di morire diventato l'ultima icona di lotta per i Radicali italiani e per l'associazione Luca Coscioni. Una lotta "per la morte" che diventa "lotta per la dignità della vita", anche nella sua fine e che oggi nella sede di Torre Argentina ha visto l'inizio di un'altra battaglia. L'associazione Luca Coscioni e Radicali italiani hanno infatti presentato il testo di un decreto legge che invieranno a tutti i ministeri e alla presidenza del Consiglio dei ministri per "fare chiarezza -dice l'avvocato Giuseppe Rosso Di Vita- nel vuoto normativo che caratterizza la situazione di Piergiorgio Welby".

Sostanzialmente la proposta si concretizza in un unico articolo che da prima ribadisce il diritto del cittadino a esprimere la propria volontà sul trattamento sanitario e poi sancisce che, nel caso di un malato terminale certamente inguaribile e mantenuto in vita tramite mezzi artificiali, "il sanitario che ha in cura il paziente, accertato che la manifestazione di volontà sia il frutto esclusivo della libera autodeterminazione dello stesso, provvede senza indugio ad interrompere la terapia. Ove richiesto il sanitario deve altresì assicurare idonee terapie sedative finalizzate ad evitare inutili sofferenze al paziente".

Un primo passo verso l'eutanasia? "Assolutamente no perché nel comma 5 scriviamo chiaramente che 'il sanitario che con le terapie sedative cagioni intenzionalmente la morte del paziente è punito con la pena prevista dall'art. 579 C. P. (che regola l'omicidio di consenziente, ndr) ridotta di un terzo'. Quindi - prosegue la spiegazione dell'avvocato - è chiaramente detto che non si tratta della facoltà di concedere l'eutanasia per decreto, ma di consentire ad un cittadino di esprimere la propria volontà sul trattamento sanitario".

Ancora, questa mattina è stato ricordato il ricorso al tribunale civile di Roma presentato dagli avvocati Vittorio Angiolini e Riccardo Maia in nome e per conto di Welby, con il quale si richiede l'obbligo da parte della magistratura di consentire l'interruzione delle terapie del malato. "Ci resta un fazzoletto di giorni - ha ricordato Marco Cappato, presidente dell'associazione Luca Coscioni - perché le risposte che Welby aspetta non possono tardare settimane. Piergiorgio sta male e porre fine a questa inutile agonia è suo diritto". E per sostenere ciò che appunto viene definito un diritto va avanti lo sciopero della fame promosso dai Radicali italiani.

La segretaria Rita Bernardini insieme con Cappato, Rocco Berardo, Diego Galli, Andrea Pessarelli, Michele Longhi, Yasmin Ravaglia, Emiliano Silvestri portano avanti a oltranza da tredici giorni.
"Siamo in 670, a oggi -ha ricordato Rita Bernardini- ad aderire a questa iniziativa non violenta, e andremo avanti finché sarà necessario". La segretaria dei Radicali, infine, non ci sta a subire le critiche di "strumentalizzare la figura di Piergiorgio Welby. Welby è un leader politico, ma è anche un cittadino italiano e come tale porta avanti una sua battaglia". Una battaglia che, però, è diventata anche di tutta la galassia radicale, che sta combattendo anche a mezzo carta stampata. La prima pagina di 'Agenda Coscioni' (il mensile dell'associazione) titola infatti 'Strumentalizziamo Welby! Iscrivendoci alla sua associazione per il 2007'. "Quando leggerai questo giornale - si legge nel breve fondo in prima - forse sarà già stato un giudice o un'azione di disobbedienza civile a garantire a Piergiorgio la sua 'morte opportuna'. Lo speriamo. Oppure quella risposta avrà tardato e Piergiorgio avrà di nuovo avuto la forza immensa di resistere alla violenza per conquistare un diritto per tutti. Ha comunque aperto una strada.
Ciascuno ora può, se vuole, fare la sua parte".
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