Italia. Atto vandalico contro laboratorio di Angelo Vescovi
In base ai primi elementi raccolti dai carabinieri, il danneggiamento di cellule staminali nel centro di ricerca milanese della Bicocca scoperto ieri pomeriggio non sarebbe dovuto ad una protesta plateale contro la sperimentazione, ne' a un atto dimostrativo. Tra l'altro non sono per ora arrivate rivendicazioni. I militari si stanno indirizzando verso quella che e' stata definita 'una pista interna'.
Alle 15 di sabato scorso, nel laboratorio diretto da prof. Angelo Vescovi, una ricercatrice ha trovato per terra nel laboratorio le celle o i cestelli di staminali fuori dai bidoni di azoto liquido che ne garantisce la sopravvivenza. Ma gli investigatori, nonostante le cellule fossero in un locale dove si entra con un badge e i bidoni fossero in un armadietto chiuso con un lucchetto a combinazione, non hanno trovato segni di scasso. Cosa che fa pensare che chi e' entrato in azione disponesse di tesserino e numero di lucchetto.
"Non sono convinto che si riuscira' a identificare la persona che ha danneggiato parte del nostro lavoro". E pur avendo qualche sospetto sull'identita' del presunto 'sabotatore', "non credo che faro' dei nomi agli inquirenti perche' questo e' un Paese in cui, spesso, chi ha subito il danno finisce per passare per colpevole". Sono amare le riflessioni dello scienziato dopo l'atto vandalico che ha colpito il suo laboratorio in Bicocca. Generando "danni economici superiori ai 500 mila euro", conferma l'esperto all'Adnkronos Salute, cui vanno aggiunti i danni "inestimabili legati al valore intrinseco del lavoro di 22 giovani 'cervelli'", dice.
Vescovi attende di essere convocato dagli inquirenti. "Non mi hanno ancora chiamato. E quando lo faranno, credo che mi limitero' a rispondere alle loro domande in modo essenziale". Senza cioe' rivelare i suoi sospetti. "Che si riesca a trovare il colpevole - ribadisce lo scienziato - ci credero' soltanto il giorno in cui lo vedro' in faccia".
Ma "posso dire con certezza che d'ora in poi rafforzeremo le misure di sicurezza: tutto il nostro lavoro verra' conservato in aree ad accesso limitato, senza lasciare piu' niente nell'area accessibile a tutti".
L'evento, racconta Vescovi, "e' da collocarsi fra la notte di venerdi' e le 9 di mattina di sabato scorso". Benche' l'edificio che ospita il laboratorio dello scienziato sia "assolutamente ben protetto", tiene a puntualizzare, "qualcuno e' comunque riuscito a entrare e si e' diretto verso l'unica zona comune ai vari gruppi di ricerca, nella quale si conservano materiali di tutte le equipe".
Sei bidoni di cellule 'ibernate' in azoto liquido, al cui interno il colpevole del presunto sabotaggio si e' diretto sulle cellule di Vescovi e colleghi: "Staminali del cancro cerebrale - elenca lo scienziato - qualche staminale per trapianti contro la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), staminali cerebrali umane e altre linee cellulari per la ricerca. Sono state trovate a terra scongelate, quindi morte".
Il ricercatore e' deciso a rimboccarsi le maniche per recuperare il materiale perduto, ma soprattutto per "ridare fiducia ai miei ragazzi. Giovani che per un anno e mezzo hanno lavorato 13 ore al giorno per 1.200 euro al mese (tentiamo infatti di garantire stipendi superiori alla media), e che dopo quanto e' successo mi hanno guardato negli occhi chiedendomi 'Perche' lo hanno fatto?'". E chi? "Chiunque sia questo imbecille gli dico che, se con questo credeva di poterci fermare, si e' sbagliato di grosso". Il lavoro dello scienziato e dei suoi ragazzi e' gia' ricominciato: "In 3-6 mesi saremo in grado di far ripartire tutte le linee cellulari perdute, quindi faremo il necessario per ottenere tutto il materiale nelle quantita' di prima", promette lo scienziato.
Alle 15 di sabato scorso, nel laboratorio diretto da prof. Angelo Vescovi, una ricercatrice ha trovato per terra nel laboratorio le celle o i cestelli di staminali fuori dai bidoni di azoto liquido che ne garantisce la sopravvivenza. Ma gli investigatori, nonostante le cellule fossero in un locale dove si entra con un badge e i bidoni fossero in un armadietto chiuso con un lucchetto a combinazione, non hanno trovato segni di scasso. Cosa che fa pensare che chi e' entrato in azione disponesse di tesserino e numero di lucchetto.
"Non sono convinto che si riuscira' a identificare la persona che ha danneggiato parte del nostro lavoro". E pur avendo qualche sospetto sull'identita' del presunto 'sabotatore', "non credo che faro' dei nomi agli inquirenti perche' questo e' un Paese in cui, spesso, chi ha subito il danno finisce per passare per colpevole". Sono amare le riflessioni dello scienziato dopo l'atto vandalico che ha colpito il suo laboratorio in Bicocca. Generando "danni economici superiori ai 500 mila euro", conferma l'esperto all'Adnkronos Salute, cui vanno aggiunti i danni "inestimabili legati al valore intrinseco del lavoro di 22 giovani 'cervelli'", dice.
Vescovi attende di essere convocato dagli inquirenti. "Non mi hanno ancora chiamato. E quando lo faranno, credo che mi limitero' a rispondere alle loro domande in modo essenziale". Senza cioe' rivelare i suoi sospetti. "Che si riesca a trovare il colpevole - ribadisce lo scienziato - ci credero' soltanto il giorno in cui lo vedro' in faccia".
Ma "posso dire con certezza che d'ora in poi rafforzeremo le misure di sicurezza: tutto il nostro lavoro verra' conservato in aree ad accesso limitato, senza lasciare piu' niente nell'area accessibile a tutti".
L'evento, racconta Vescovi, "e' da collocarsi fra la notte di venerdi' e le 9 di mattina di sabato scorso". Benche' l'edificio che ospita il laboratorio dello scienziato sia "assolutamente ben protetto", tiene a puntualizzare, "qualcuno e' comunque riuscito a entrare e si e' diretto verso l'unica zona comune ai vari gruppi di ricerca, nella quale si conservano materiali di tutte le equipe".
Sei bidoni di cellule 'ibernate' in azoto liquido, al cui interno il colpevole del presunto sabotaggio si e' diretto sulle cellule di Vescovi e colleghi: "Staminali del cancro cerebrale - elenca lo scienziato - qualche staminale per trapianti contro la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), staminali cerebrali umane e altre linee cellulari per la ricerca. Sono state trovate a terra scongelate, quindi morte".
Il ricercatore e' deciso a rimboccarsi le maniche per recuperare il materiale perduto, ma soprattutto per "ridare fiducia ai miei ragazzi. Giovani che per un anno e mezzo hanno lavorato 13 ore al giorno per 1.200 euro al mese (tentiamo infatti di garantire stipendi superiori alla media), e che dopo quanto e' successo mi hanno guardato negli occhi chiedendomi 'Perche' lo hanno fatto?'". E chi? "Chiunque sia questo imbecille gli dico che, se con questo credeva di poterci fermare, si e' sbagliato di grosso". Il lavoro dello scienziato e dei suoi ragazzi e' gia' ricominciato: "In 3-6 mesi saremo in grado di far ripartire tutte le linee cellulari perdute, quindi faremo il necessario per ottenere tutto il materiale nelle quantita' di prima", promette lo scienziato.
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