Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Attrice Stefania Rocca: cordone di mio figlio a San Marino

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Per far nascere Leone Ariele, tre chili e 400 grammi, l'attrice Stefania Rocca ha scelto la clinica Mangiagalli di Milano. Il centro che ha ritenuto ideale per il primo gesto d'amore nei confronti del suo bebe': raccogliere le cellule staminali del cordone ombelicale e inviarle ai laboratori Bioscience Institute di San Marino, cosi' da poterle un giorno utilizzare per un trapianto autologo se e quando il bambino ne avra' necessita'.
"Ho deciso di partorire a Milano perche' qui abitano il mio compagno Carlo Capasa, padre del mio bimbo, e parte della mia famiglia. La scelta della Clinica Mangiagalli e' stata invece determinata dalla necessita' di recuperare in sicurezza il sangue del cordone ombelicale di mio figlio, per conservarlo presso i laboratori Bioscience di San Marino e poterlo usare qualora in futuro Leone dovesse averne bisogno. Si tratta di una misura preventiva che gli consentirebbe di usufruire delle sue cellule staminali senza ricorrere a donatori terzi, vista la difficolta' di reperimento e l'elevata possibilita' di rigetto".

Donare il cordone ombelicale, e le cellule staminali che contiene, 'deve essere fatto con altruismo', anche perche' 'non e' economicamente sostenibile conservarli solo per uso personale'. Lo sostiene Paolo Rebulla, direttore dell'unita' di medicina trasfusionale della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, uno dei massimi esperti italiani di cellule staminali.
'Oggi prevale l'idea di conservare le cellule del cordone soprattutto per l'uso personale. Gli esperti pero' dicono che non e' appropriato dedicare risorse del Sistema sanitario nazionale a questa conservazione, visto che costa circa mille euro a donazione'. Le cellule del cordone, aggiunge Rebulla, cosi' come il sangue, possono essere donate a malati che ne hanno bisogno, per curare ad esempio alcune leucemie, linfomi o carenze del sistema immunitario. 'Per questo e' importante la donazione altruistica: perche' se tutti tenessero le cellule solo per il proprio bambino, non ce ne sarebbero abbastanza per chi ne ha davvero bisogno'.
Nel mondo, prosegue Rebulla, ci sono gia' 270 mila donazioni di cordone, conservate in circa 50 banche di cellule e disponibili per chiunque ne abbia bisogno. Per gli esperti, pero', questa cifra va almeno triplicata. 'In Italia sono gia' disponibili 20-30 mila donazioni - conclude - gli altri Paesi si stanno gia' organizzando per aumentare questo numero, da noi servirebbe pianificare e fare adeguati investimenti, per arrivare ad almeno 80-100 mila donazioni'.

'Conservare il cordone ombelicale e le cellule staminali che esso contiene per uso autologo (cioe' per poterle impiegare solo su se stessi), puo' rafforzare l' attivita' delle banche di cellule pubbliche senza gravare sul bilancio sanitario, se il prelievo e' effettuato da strutture private con alti standard qualitativi'. Lo sostiene Giuseppe Mucci, amministratore delegato del Bioscience Institute di San Marino, che risponde cosi' a Rebulla.
'La collaborazione pubblico/privato come gia' avviene in molti altri campi della sanita' e della ricerca, e' un volano e non un freno; sia per il diritto alla salute delle persone, sia per lo sviluppo delle conoscenze scientifiche. La conservazione autologa rappresenta un importante sostegno a quella eterologa che, avendo inventariato circa 15 mila unita' di sangue cordonale dalle 5 milioni di nascite avvenute negli ultimi 10 anni, non e' riuscita purtroppo ad evitare la distruzione del 99,8% dei cordoni disponibili'.
Secondo Mucci, dunque, 'l'esiguita' del numero di unita' di sangue cordonale inventariate dalle banche pubbliche non e' certamente imputabile all'esistenza delle banche autologhe, che ne conservano circa 4 mila l'anno, bensi' alle condizioni strutturali ed economiche del Sistema sanitario nazionale'.
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