Italia. Audizioni in commissione Senato sul testamento biologico
E' contraddittorio distinguere nettamente, come fanno le proposte di legge all'esame della commissione Sanita' del Senato, tra eutanasia e testamento biologico, e poi prevedere, per quest'ultimo, l'obiezione di coscienza dei medici.
E' questa l'opinione della costituzionalista Lorenza Carlassare, una dei protagonisti dell'audizione odierna in commissione.
"E' importante- spiega la giurista- il distinguo tra eutanasia e diritto a non subire accanimento terapeutico". Ma, precisa, "mi sembra contraddittorio, e mi turba, che accanto a questa distinzione, si prospetti l'ipotesi dell'obiezione di coscienza per i medici: se non si tratta di eutanasia, a che cosa obietta il sanitario?".
Tra le altre annotazioni di Carlassare, l'opportunita' di garantire al paziente la possibilita' di scegliere anche "tra una degenza in ospedale e quella nella propria abitazione". Sarebbe una misura valida, inoltre, "la tutela del medico, che alcune proposte di legge vorrebbero sollevato dalle responsabilita', legate all'attuazione delle volonta' espresse dal paziente".
"Non c'e' modalita' ottimale per raccogliere la volonta' del paziente: la dichiarazione anticipata e' uno strumento insicuro e ambiguo. Servono modalita' alternative per salvaguardare la dignita' del morente". Nel corso del proprio intervento in commissione Sanita' del Senato, Maria Luisa Di Pietro, presidente di 'Scienza & vita', porta argomenti per smontare completamente l'ipotesi stessa di raccogliere anticipatamente le volonta' di una persona sui trattamenti medici cui desidera, o meno, essere sottoposta in caso di perdita di coscienza o incapacita' di esprimersi.
"L'esercizio di autonomia del paziente non puo' mai andare ad annullare la fonte di quella autonomia, che e' la vita". Le dichiarazioni anticipate "non devono muovere dal presunto diritto del paziente a morire". Ancora: "La vincolativita' di un documento che raccoglie le volonta' del paziente, va contro la professionalita' del medico". Definire l'accanimento terapeutico e' una questione rischiosa: "Non si valuta la proporzionalita' di un trattamento, se non nella situazione specifica, quindi non prima che la situazione si verifichi". Non e' possibile "dare regole valide, per tutti i casi clinici". Sono questi i cardini del ragionamento di Di Pietro.
Secondo la presidente dell'associazione 'Scienza & vita', il testamento biologico e' minato dall'astrattezza: "C'e' il rischio che le dichiarazioni riguardino una situazione astratta e non reale. E che la situazione reale porti opinioni diverse da quelle affidate al documento".
C'e' poi, aggiunge, l'ipotesi tutt'altro che improbabile della "mancanza di un'adeguata cultura medica da parte del cittadino, e della non piena comprensione della portata della dichiarazione".
Tutti elementi che, secondo Di Pietro, fanno si' che un'eventuale dichiarazione anticipata si traduca in indicazioni "generiche e non contestualizzate", che portino "all'abbandono terapeutico, all'eutanasia omissiva".
La conclusione e' che "dovrebbero essere i medici, e non i pazienti a sottoscrivere una dichiarazione che li vincoli contro l'accanimento terapeutico".
E' questa l'opinione della costituzionalista Lorenza Carlassare, una dei protagonisti dell'audizione odierna in commissione.
"E' importante- spiega la giurista- il distinguo tra eutanasia e diritto a non subire accanimento terapeutico". Ma, precisa, "mi sembra contraddittorio, e mi turba, che accanto a questa distinzione, si prospetti l'ipotesi dell'obiezione di coscienza per i medici: se non si tratta di eutanasia, a che cosa obietta il sanitario?".
Tra le altre annotazioni di Carlassare, l'opportunita' di garantire al paziente la possibilita' di scegliere anche "tra una degenza in ospedale e quella nella propria abitazione". Sarebbe una misura valida, inoltre, "la tutela del medico, che alcune proposte di legge vorrebbero sollevato dalle responsabilita', legate all'attuazione delle volonta' espresse dal paziente".
"Non c'e' modalita' ottimale per raccogliere la volonta' del paziente: la dichiarazione anticipata e' uno strumento insicuro e ambiguo. Servono modalita' alternative per salvaguardare la dignita' del morente". Nel corso del proprio intervento in commissione Sanita' del Senato, Maria Luisa Di Pietro, presidente di 'Scienza & vita', porta argomenti per smontare completamente l'ipotesi stessa di raccogliere anticipatamente le volonta' di una persona sui trattamenti medici cui desidera, o meno, essere sottoposta in caso di perdita di coscienza o incapacita' di esprimersi.
"L'esercizio di autonomia del paziente non puo' mai andare ad annullare la fonte di quella autonomia, che e' la vita". Le dichiarazioni anticipate "non devono muovere dal presunto diritto del paziente a morire". Ancora: "La vincolativita' di un documento che raccoglie le volonta' del paziente, va contro la professionalita' del medico". Definire l'accanimento terapeutico e' una questione rischiosa: "Non si valuta la proporzionalita' di un trattamento, se non nella situazione specifica, quindi non prima che la situazione si verifichi". Non e' possibile "dare regole valide, per tutti i casi clinici". Sono questi i cardini del ragionamento di Di Pietro.
Secondo la presidente dell'associazione 'Scienza & vita', il testamento biologico e' minato dall'astrattezza: "C'e' il rischio che le dichiarazioni riguardino una situazione astratta e non reale. E che la situazione reale porti opinioni diverse da quelle affidate al documento".
C'e' poi, aggiunge, l'ipotesi tutt'altro che improbabile della "mancanza di un'adeguata cultura medica da parte del cittadino, e della non piena comprensione della portata della dichiarazione".
Tutti elementi che, secondo Di Pietro, fanno si' che un'eventuale dichiarazione anticipata si traduca in indicazioni "generiche e non contestualizzate", che portino "all'abbandono terapeutico, all'eutanasia omissiva".
La conclusione e' che "dovrebbero essere i medici, e non i pazienti a sottoscrivere una dichiarazione che li vincoli contro l'accanimento terapeutico".
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