Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Autopsia giovane morto dopo spinello inconclusiva

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'Nessun segno evidente di malformazioni congenite' ne' di altre patologie: dall'esito dell'autopsia, gli inquirenti hanno avuto il primo riscontro scientifico sul fatto che Dario Evola, il ragazzo di 15 anni morto, mercoledi' scorso dopo un malore in classe all'istituto sperimentale Gadda di Paderno Dugnano, 'era in perfetta forma', come a piu' voci avevano assicurato dopo il decesso coloro che lo conoscevano. L'autopsia, condotta questa mattina all'Istituto di Medicina Legale di Milano e coordinata dal professor Franco Lodi, non ha evidenziato problemi fisici tali da giustificare la morte. Ora gli accertamenti andranno avanti, con gli esami istologici e tossicologici che serviranno anche a capire con certezza quale sia la sostanza che il giovane studente della 1/a L ha fumato in corridoio circa dieci minuti prima di accasciarsi a terra davanti ai suoi compagni. I carabinieri da due giorni stanno sentendo molti dei testimoni diretti degli ultimi momenti di vita di Dario e tutti coloro che possono aiutare a capire che cosa il ragazzo abbia fumato e chi gli abbia ceduto la sostanza.
Si ascoltano i compagni di scuola, il professore di economia e diritto che al momento del malore era alla lavagna, ma anche la vicepreside della scuola, Tiziana Tebaldi. I ragazzi in particolare avrebbero dato indicazioni sulla sostanza probabilmente aspirata da Dario ma, stando agli investigatori, non sarebbe stato individuato il presunto 'pusher' che gliel'avrebbe fornita. 'Di spinello classico non si muore -ha spiegato il professor Lodi- si muore solo se nello spinello sono state inserite altre sostanze nocive, come il crack'. Ipotesi, quella del crack, definita 'di ragionamento' ma di fatto esclusa dagli inquirenti. Nel caso venisse accertata una relazione, anche indiretta, tra il consumo di stupefacenti e la morte del 15enne, l'inchiesta, per ora ferma a un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di 'morte in conseguenza di altro reato' potrebbe passare per competenza territoriale alla Procura di Monza, con un'ipotesi piu' grave. 'Il fenomeno della droga a scuola si combatte con una maggiore prevenzione, attraverso l'educazione, e non solo reprimendo', ha commentato intanto il capo facente funzione della Procura dei Minori di Milano, Vittorio Pilla. 'La scuola si deve riappropriare pienamente del suo ruolo formativo'. Quello della droga fra i banchi 'e' un fenomeno preoccupante e tendenzialmente in crescita', anche se fortunatamente 'i giovani sono legati prevalentemente alle cosiddette droghe 'leggere' quali marijuana e hashish'.

'Per contrastare la pesante diffusione e il consumo di stupefacenti nelle scuole vanno intensificati al massimo gli interventi di prevenzione e di sorveglianza sulla salute dei giovani da parte di insegnanti e genitori'. Giovanni Serpelloni, direttore dell'Osservatorio Regionale sulle Dipendenze della Regione Veneto, interviene sul giovane deceduto dopo avere fumato droga a scuola.
Altrettanto importanti, rileva, gli avvertimenti sulla pericolosita' dell'assunzione per la salute dei giovani e 'sull'impossibilita' da parte di chi fa uso di sostanze di conoscere la reale composizione di cio' che sta per immettere nel proprio organismo, con rischi anche mortali in caso di tossicita' elevata'.
'Non sono da escludere - aggiunge - anche interventi periodici all'interno delle scuole, e non solo nei pressi, di cani poliziotto, cosi' come auspicato anche dagli stessi studenti in un' indagine svolta qualche mese fa in alcune scuole veronesi'. 'Gli stessi studenti - prosegue - chiedevano piu' protezione da spacciatori e compagni dediti all'uso e cessione di droghe che spesso utilizzano l'ambiente scolastico come piazza di smercio di sostanze a piccolo taglio'.
In Veneto la sostanza piu' diffusa fra i giovani e' la cannabis, sperimentata da piu' del 25% dei ragazzi fra i 12 e i 24 anni e usata abitualmente dal 15% di essi. Secondo le elaborazioni dell' Osservatorio Regionale sulle Dipendenze, inoltre, manca la conoscenza degli effetti delle sostanze: fino all'80% dei giovani ad esempio non conosce quelli di cannabis, steroidi e cocaina. I giovani mostrano di avere una elevata percezione del rischio solo per sostanze come eroina (92%), anfetamine (91%) e cocaina (90%), mentre tale percezione si abbassa notevolmente per alcol (80%) e cannabis (76%).

La morte di un quindicenne in una scuola in provincia di Milano, ha riportato alla ribalta il tema della droga tra i giovani e, soprattutto, tra i minorenni.
"Sapremo dagli inquirenti quali siano state le cause del decesso del ragazzo, ma mi permetta di dubitare sull'efficacia del cosiddetto 'test antidroga' sui minorenni. Non e' con un test, infatti, che a mio avviso si possono "convincere" i ragazzi a non fare uso di droghe". Lo scrive il Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi in una lettera aperta.
"Qualsiasi considerazione - continua - su un fenomeno che sta crescendo in maniera esponenziale, come quello del consumo di droghe tra i minorenni, va fatta partendo dai fatti e dalle cifre. Le statistiche parlano, infatti, di un raddoppio in Italia del consumo di cannabis negli ultimi anni: siamo intorno ai 3 milioni e 800mila persone, secondo i rilevamenti dell'Istat. Si comincia sempre prima, intorno ai 14-15 anni, e nel mondo giovanile di droga ne gira un fiume, a disposizione di ragazzi che stanno attraversando la stagione piu' complicata della loro formazione personale e psico-fisica". "Pensare - ha scritto ancora Renzi - che i test sui ragazzi siano un deterrente, o un filtro, di fronte a un fenomeno che ha queste dimensioni e' assolutamente illusorio. La tolleranza zero va usata sugli spacciatori intorno alle scuole e nei luoghi di ritrovo dei giovani. Con i ragazzi, soprattutto se minorenni, c'e' bisogno di uno sforzo di tipo educativo e preventivo, a cominciare da casa e dalle famiglie che, sono sicuro, potrebbe avere successo sui giovani i quali, a quell'eta', sono tentati dalle leggi del branco, dal mito di una pericolosa trasgressione, dal confronto spesso aspro con l'autorita', parentale o meno". Infine per il presidente della provincia "il problema, infatti, sta proprio nella sempre piu' frequente difficolta' dei genitori, in primo luogo, e degli insegnanti ad instaurare un vero rapporto con i ragazzi. Per guarire alcuni degli aspetti piu' inquietanti del disagio giovanile, attualmente, c'e' carenza di organismi, associazioni, istituzioni, figure, spazi e luoghi. Non e' certamente imponendo controlli chimici effettuati magari in casa, che si potra' arginare il fenomeno devastante del consumo di droga tra i minori e nelle scuole, ma sostenendo in maniera strategica misure di prevenzione, educazione e recupero, che coinvolgano concretamente i ragazzi, le loro famiglie e i luoghi della loro formazione".

Introdurre nelle scuole corsi di prevenzione antidroga, concedere piu' poteri ai prefetti contro la criminalita', espellere gli immigrati che commettono reati e bloccare con un referendum abrogativo la concessione della cittadinanza, tagliare i costi della politica riducendo a 300 il numero dei parlamentari.
Queste le principali proposte dei 'Circoli della liberta'', che hanno tenuto la prima manifestazione nazionale al Sud con il presidente Michela Brambilla, davanti a circa 600 aderenti e simpatizzanti raccolti alla Mostra d' Oltremare.
Sulla droga e le sue connessioni con la criminalita' organizzata i 'Circoli della libnerta'' hanno presentato i risultati di un sondaggio realizzato tra le famiglie napoletane.
Il 77% degli intervistati ritiene 'molto o abbastanza utile' istituire corsi di prevenzione a scuola per scoraggiare dal consumo di stupefacenti, ed il 54, 6% degli interpellati e' favorevole a controlli antidoping nelle scuole.
Negativo il giudizio sulle misure anticrimine varate dal governo nell' area napoletana. Per il 35,7 si tratta di provvedimenti 'per niente efficaci'; per il 44,8% 'Poco efficaci' e solo per il 5,8% 'molto efficaci'. La legge sui corsi antidroga nelle scuole - ha detto Michela Brambilla - dovrebbe essere finanziata con risparmi sui costi della politica, 'basterebbe tagliare un quinto delle 170 mila auto blu, oppure diminuire di un terzo l' appannaggio degli eurodeputati italiani, oggi pagati piu' del doppio dei loro colleghi dell' Ue'.
Molto festeggiata dai militanti dei Circoli, che a decine si sono fatti firmare autografi e si sono fatti fotografare con lei (uno striscione di Castellammare di Stabia la voleva 'premier subito'), la Brambilla ha insistito sulla necessita' di riportare la politica vicino alla gente. 'Siamo nati per raccogliere i vostri problemi reali e per dare voce all' Italia'.
'I veri problemi del Paese non sono i Dico - ha aggiunto il presidente dei 'Circoli della Liberta' ma la riduzione della spesa pubblica, le tasse e la criminalita''. Ed il tema della criminalita' organizzata - ha annunciato la Brambilla - alla presenza dell' ex ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, del deputato di An Gianni Alemanno, e del parroco di Forcella don Luigi Merola, che ha infiammato la platea, sara' al primo posto dell' agenda dei Circoli'.
Lunedi' i 'Circoli della Liberta'' presenteranno a Milano la loro scuola di formazione politica, mentre a breve partiranno le trasmissione di 'Tv liberta'' ed uscira' un settimanale.

La droga? 'Un'emergenza educazione', secondo il ministro della Salute Livia Turco, intervenuta ieri a Milano al convegno su 'Servizio sanitario e pluralismo degli erogatori', organizzato dall'Aiop (Associazione italiana ospedalita' privata). 'Mi pare che in Italia ci siano dei problemi gravi, episodi che fanno riflettere', ha detto a margine dell'incontro. 'E i nostri ragazzi devono essere guidati. Ci dev'essere un'alleanza di tutti gli adulti: genitori, insegnanti, operatori dei media, gestori di polisportive e luoghi di ritrovo'.
Questo l'appello del ministro: 'Facciamo un grande patto per diventare punto di riferimento ed educare i nostri ragazzi dicendo loro: 'non usate nessuna sostanza perche' non vi fanno stare bene, non sono quelle che vi danno allegria o felicita''. In una strategia di lotta alle droghe, secondo Turco, 'viene prima il discorso educativo.
Poi bisogna incidere sui fenomeni illegali di laboratori che trattano le sostanze. Combattere lo spaccio e la diffusione delle droghe con grande fermezza'. Due aspetti, ha spiegato, che vanno tenuti insieme tenendo presente che il primo passo resta 'fare in modo che i ragazzi non sentano il bisogno di ricorrere a queste sostanze'. Uno spirito che deve animare ogni iniziativa, compreso il kit antidroga lanciato dal Comune di Milano e dal consiglio di Zona 6: 'Confermo -ha concluso- che a mio avviso si tratta di una proposta interessante. Ne discuteremo ancora'.
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