Italia. Bene il ricorso della Regione Umbria
"Accogliamo con favore e soddisfazione la decisione -resa nota dall'assessore regionale Damiano Stufara- della Regione Umbria di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le nuove norme in materia di droga approvate dal Governo Berlusconi", e' il commento di Andrea Maori, coordinatore politico della Rosa nel Pugno in Umbria."La Regione Umbria ha opportunamente ritenuto di sollevare alcune delle questioni (quelle di sua competenza) che, a nostro avviso, contrastano con numerosi articoli della Costituzione. Analoghi ricorsi alla Consulta sono stati depositati anche dalle Regioni Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Liguria.
Ci conforta il fatto che questa decisione sia giunta in tempo utile (ricordiamo che il termine ultimo scadeva alla fine di aprile) e confidiamo che il senso di responsabilità dei giudici della Consulta possa portare al più presto a un pronunciamento della stessa che censuri le norme in questione, ristabilendo così il rispetto di quei principi di equità e giustizia che caratterizzano la nostra Carta Costituzionale.
Per quanto riguarda gli altri aspetti, quelli finora non ancora contestati formalmente, auspichiamo che a ricorrere quanto prima al giudizio del supremo organo di garanzia costituzionale sia la magistratura ordinaria.
In particolare va sottolineato che le Regioni, perdono discrezionalità nelle procedure di accreditamento delle strutture private, le quali possono da ora in poi rilasciare certificati di tossicodipendenza. L'articolo 116 del Testo Unico, come riformato dalla recente legge prevede che l'autorizzazione alla specifica attività prescelta è rilasciata in presenza di taluni requisiti. Le Regioni sono così vincolate.
Con questa legge si riducono le Regioni a meri enti attuatori scavalcando, di fatto, le loro competenze in materia di tutela della salute affrontando le varie questioni della tossicodipendenza dal solo punto di vista penale e non come problema sociale sanitario. Speriamo che ora la Corte Costituzionale metta la parola fine ad una legge demagogica approvata impropriamente a pochi giorni della fine della legislatura all'interno del decreto sulle Olimpiadi".
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