Italia. Betori (Cei): cardinal Martini e' isolato fra i vescovi
'L'intervento del cardinale Martini non e' stata oggetto del dibattito fra i vescovi'.
E' quanto ha spiegato oggi mons. Giuseppe Betori in riferimento al dibattito che si e' svolto nei giorni scorsi all'interno del Consiglio episcopale permanente. In linea generale, per altro, Betori ha affermato che 'le sfumature non mancano nel dibattito, ma i vescovi sono fondamentalmente uniti'. Betori ha quindi affermato che nessuno dei membri del vertice della Cei si e' richiamato ha quanto ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano, sul 'Sole 24Ore', nel testo pubblicato lo scorso 21 gennaio il porporato si esprimeva a favore di una legge sull'interruzione delle cure e sul testamento biologico a partire dalla richiesta del paziente.
Martini distingueva questa ipotesi da quella dell'eutanasia. Il cardinale, insomma, in disaccordo con i vertici della Cei, avanzava la proposta di mettere in campo una legge. 'Dal punto di vista giuridico - affermava Martini - rimane aperta l'esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilita' del rifiuto (informato) delle cure - in quanto ritenute sproporzionate dal paziente - e dall'altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consenziente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia'.
Al contrario il vertice della Cei, e lo stesso cardinale Camillo Ruini, avevano affermato che su queste materie non era necessaria una legge in quanto bisognava lasciare spazio al rapporto medico-paziente, senza contare che anche il cosiddetto testamento biologico poteva trasformarsi in una sorta di eutanasia mascherata. Posizioni ribadite oggi dal Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori.
"Il rapporto tra medico e paziente - ha spiegato Betori - e' gia' tutelato dalla deontologia medica", e 'non ha bisogno di leggi che lo ingabbiano e che lo rendono piu' debole'. Il Segretario generale della Cei, ha inquadrato in questi termini la questione del testamento biologico, attualmente all'esame del Parlamento. 'Il legiferare troppo -ha detto chiarendo la posizione della Chiesa italiana in merito ad un eventuale legge- va a scapito del rapporto tra il malato e il medico. La deontologia medica prevede gia' il dialogo tra il medico e il malato in ordine alla cura'. Si', dunque, al 'dialogo', ma non in un contesto "dove una legge ingabbia e pretende di predeterminare una situazione in cui gia' il dialogo consentirebbe di rispettare la volonta' del malato, ma anche il ruolo del medico. Altrimenti il medico non fa piu' il medico, se esegue soltanto gli ordini del malato: non ha piu' una scienza da apportare e una coscienza da esercitare'.
Quindi Betori ha toccato anche il caso Welby che tanto ha fatto discutere non solo l'opinione pubblica ma anche la comunita' dei fedeli. Nel 'caso Welby' si e' trattato di eutanasia?
E' stata la domanda posta a mons. Betori dai giornalisti. 'Il tema non e' emerso', nel corso dei lavori del Consiglio episcopale permanente ha risposto il segretario generale della Cei.
Betori ha poi definito il caso Welby 'molto problematico', perche' 'in un contesto di ideologizzazione talmente forte diventa difficile sapere cos'e' successo realmente'. Betori ha citato comunque 'un testimone non sospetto': l'oncologo Umberto Veronesi, secondo il quale nel caso Welby 'eticamente si e' trattato di un suicidio'. Riguardo ai funerali 'la Chiesa di Roma difficilmente poteva trovare un atteggiamento diverso'. La posizione dei vescovi 'e' chiara', ha aggiunto poi Betori citando il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, in cui si ribadisce il 'rifiuto' dei vescovi 'dell'eutanasia come anche dell'accanimento terapeutico che pero', ovviamente, non puo' giungere a legittimare forme piu' o meno mascherate di eutanasia e in particolare quell'abbandono terapeutico che priva il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l'alimentazione e l'idratazione'.
Alcune parlamentari di Forza Italia, dell'associazione 'Valori e liberta', esprimono 'grande soddisfazione' per le dichiarazioni di monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, sull'eutanasia.
Isabella Bertolini, Patrizia Paletti Tangheroni, Simonetta Licastro Scardino e Laura Bianconi, affermano che 'il no fermo dei vescovi italiani ad ogni forma di abbandono terapeutico che possa privare il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l'alimentazione e l'idratazione serve a sgombrare il campo da ogni sistema volto a mascherare con altro nome atti di eutanasia'. E 'non c'e' alcuna necessita' che si dia vita ad una legge sul testamento biologico, perche' irrimediabilmente finirebbe per aprire le porte all'eutanasia'.
Quanto al caso di Piergiorgio Welby, le parlamentari contrappongono il caso del professor Mario Melazzini, 'oncologo malato di sclerosi laterale amiotrofica, come Welby', che 'pur nelle sue drammatiche condizioni si e' sempre dichiarato contro l'eutanasia'.
E' quanto ha spiegato oggi mons. Giuseppe Betori in riferimento al dibattito che si e' svolto nei giorni scorsi all'interno del Consiglio episcopale permanente. In linea generale, per altro, Betori ha affermato che 'le sfumature non mancano nel dibattito, ma i vescovi sono fondamentalmente uniti'. Betori ha quindi affermato che nessuno dei membri del vertice della Cei si e' richiamato ha quanto ha scritto il cardinale Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano, sul 'Sole 24Ore', nel testo pubblicato lo scorso 21 gennaio il porporato si esprimeva a favore di una legge sull'interruzione delle cure e sul testamento biologico a partire dalla richiesta del paziente.
Martini distingueva questa ipotesi da quella dell'eutanasia. Il cardinale, insomma, in disaccordo con i vertici della Cei, avanzava la proposta di mettere in campo una legge. 'Dal punto di vista giuridico - affermava Martini - rimane aperta l'esigenza di elaborare una normativa che, da una parte, consenta di riconoscere la possibilita' del rifiuto (informato) delle cure - in quanto ritenute sproporzionate dal paziente - e dall'altra protegga il medico da eventuali accuse (come omicidio del consenziente o aiuto al suicidio), senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell'eutanasia'.
Al contrario il vertice della Cei, e lo stesso cardinale Camillo Ruini, avevano affermato che su queste materie non era necessaria una legge in quanto bisognava lasciare spazio al rapporto medico-paziente, senza contare che anche il cosiddetto testamento biologico poteva trasformarsi in una sorta di eutanasia mascherata. Posizioni ribadite oggi dal Segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori.
"Il rapporto tra medico e paziente - ha spiegato Betori - e' gia' tutelato dalla deontologia medica", e 'non ha bisogno di leggi che lo ingabbiano e che lo rendono piu' debole'. Il Segretario generale della Cei, ha inquadrato in questi termini la questione del testamento biologico, attualmente all'esame del Parlamento. 'Il legiferare troppo -ha detto chiarendo la posizione della Chiesa italiana in merito ad un eventuale legge- va a scapito del rapporto tra il malato e il medico. La deontologia medica prevede gia' il dialogo tra il medico e il malato in ordine alla cura'. Si', dunque, al 'dialogo', ma non in un contesto "dove una legge ingabbia e pretende di predeterminare una situazione in cui gia' il dialogo consentirebbe di rispettare la volonta' del malato, ma anche il ruolo del medico. Altrimenti il medico non fa piu' il medico, se esegue soltanto gli ordini del malato: non ha piu' una scienza da apportare e una coscienza da esercitare'.
Quindi Betori ha toccato anche il caso Welby che tanto ha fatto discutere non solo l'opinione pubblica ma anche la comunita' dei fedeli. Nel 'caso Welby' si e' trattato di eutanasia?
E' stata la domanda posta a mons. Betori dai giornalisti. 'Il tema non e' emerso', nel corso dei lavori del Consiglio episcopale permanente ha risposto il segretario generale della Cei.
Betori ha poi definito il caso Welby 'molto problematico', perche' 'in un contesto di ideologizzazione talmente forte diventa difficile sapere cos'e' successo realmente'. Betori ha citato comunque 'un testimone non sospetto': l'oncologo Umberto Veronesi, secondo il quale nel caso Welby 'eticamente si e' trattato di un suicidio'. Riguardo ai funerali 'la Chiesa di Roma difficilmente poteva trovare un atteggiamento diverso'. La posizione dei vescovi 'e' chiara', ha aggiunto poi Betori citando il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, in cui si ribadisce il 'rifiuto' dei vescovi 'dell'eutanasia come anche dell'accanimento terapeutico che pero', ovviamente, non puo' giungere a legittimare forme piu' o meno mascherate di eutanasia e in particolare quell'abbandono terapeutico che priva il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l'alimentazione e l'idratazione'.
Alcune parlamentari di Forza Italia, dell'associazione 'Valori e liberta', esprimono 'grande soddisfazione' per le dichiarazioni di monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, sull'eutanasia.
Isabella Bertolini, Patrizia Paletti Tangheroni, Simonetta Licastro Scardino e Laura Bianconi, affermano che 'il no fermo dei vescovi italiani ad ogni forma di abbandono terapeutico che possa privare il paziente del necessario sostegno vitale attraverso l'alimentazione e l'idratazione serve a sgombrare il campo da ogni sistema volto a mascherare con altro nome atti di eutanasia'. E 'non c'e' alcuna necessita' che si dia vita ad una legge sul testamento biologico, perche' irrimediabilmente finirebbe per aprire le porte all'eutanasia'.
Quanto al caso di Piergiorgio Welby, le parlamentari contrappongono il caso del professor Mario Melazzini, 'oncologo malato di sclerosi laterale amiotrofica, come Welby', che 'pur nelle sue drammatiche condizioni si e' sempre dichiarato contro l'eutanasia'.
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