Italia. Bianco (Fnomceo): dare la possibilita' ai medici di non rispettare la volonta' del paziente
La legge deve rispettare la clausola di coscienza dei medici. E' quanto sostiene Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnom-Ceo) secondo cui "non si puo' pretendere che il medico sia un soggetto etico se non si rispettano i suoi principi etici".
Commentando le proposte della commissione Giustizia sulla eutanasia, Bianco ha spiegato che la liberta' di obiezione di coscienza dei medici va rispettata altrimenti le questioni bioetiche rischiano di diventare delle crociate.
"I confini della bioetica diventano sempre piu' incredibili e inquietanti -ha osservato Bianco intervistato a margine della conferenza per la costituzione di un partenariato per la salute dei paesi del Mediterraneo e del Medioriente- su questi temi troveremo sempre piu' forti contrapposizioni: e' importante che il risultato corrisponda comunque al diritto".
Secondo Bianco il divieto per i medici all'obiezione di coscienza rispetto alla volonta' del paziente che vuole sottrarsi alle cure, rappresenta una "forzatura": "i temi di bioetica hanno bisogno di margini di tolleranza, se non diventano scontri di ideologia".
Bianco giudica invece "molto importante" il punto del documento che esonera da qualsiasi conseguenza penale i medici e gli infermieri che eseguono la volonta' del paziente in merito all'accanimento terapeutico. "Finalmente ci si rende conto che esiste quantomeno una simmetria tra i diritti all'autodeterminazione del paziente e i principi che proteggono il bene vita, sanciti dal codice civile e penale.
Sono due principi di ordinamenti diversi e non c'e' una norma di raccordo.
Si sana cosi' un contrasto tra i due ordinamenti". Secondo Bianco e' "importante sancire che il medico che compie atti nella volonta' del paziente, salvo atti eutanatici, non va incontro a responsabilita'".
"Siamo assolutamente contrari all'ipotesi di vietare ad un medico di avvalersi dell'obiezione di coscienza davanti ad un malato che chiede di staccare la spina". No, dunque, all'ipotesi, suggerita dalla commissione Giustizia della Camera nel suo parere sui progetti di legge sul testamento biologico, di non riconoscere il diritto dei medici all'obiezione di coscienza. E' la posizione dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino.
"Davanti ad un paziente che chiede di staccare la spina il medico puo' rifiutarsi di accogliere la sua volonta'. Noi anestesisti rianimatori". L'obiezione di coscienza "e' un diritto del medico, come lo e' nel caso dell'aborto", spiega Carpino: "Sono perfettamente d'accordo con il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco, il quale ha dichiarato che non si puo' pretendere che il medico sia un soggetto etico se non si rispettano i suoi principi etici".
COMMENTI
Dichiarazione di Donatella Poretti (Rnp):
Secondo il presidente della federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Amedeo Bianco, il medico dovrebbe poter obiettare per motivi di coscienza nei casi in cui, con un testamento biologico, un paziente chiede il rifiuto delle cure Dietro la formula dell'obiezione di coscienza del medico, si nasconde l'inagibilita' del testamento biologico. Se un medico puo' disattendere la volonta' espressa tramite le direttive anticipate di quali trattamenti accettare e quali rifiutare, tanto vale dire che tali dichiarazioni sono inutili. Perche' la formula dell'obiezione di coscienza non e' utilizzata sempre quando un paziente decide di non accettare una cura, per esempio, nel caso un malato di tumore rifiuti la chemioterapia? Se non si tira fuori quando il paziente e' lucido, non vedo perche' tirarla fuori quando non lo e'.
Sostenere l'obiezione di coscienza a fronte della stessa volonta' del paziente, espressa tramite testamento biologico, e' solo un metodo subdolo per non renderlo vincolante.
Il testamento biologico e' un documento scritto per garantire il rispetto della propria volonta' in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si e' in grado di comunicarla.
La decisione e' una sola e riguarda il suo essere vincolante o no per il medico, senza alcun tipo di intromissione.
'Un'ingiustizia vera e inaccettabile': cosi' Mario Bonora, presidente dell'Associazione religiosa istituti socio-sanitari (Aris), giudica la proposta di 'imporre in qualche modo agli ospedali cattolici l'obbligo di praticare l'eutanasia dinanzi ad una precisa richiesta del malato', dopo le proposte avanzate dalla commissione Giustizia del Senato a proposito del testamento biologico.
'Se il ventilato divieto di obiezione di coscienza nei confronti dei medici, gia' di per se' inammissibile dovesse estendersi anche alle strutture che non intendessero praticare forme di eutanasia, attiva o passiva che sia, si verificherebbe una grave lesione del diritto dei singoli a rispettare i propri convincimenti religiosi, etici e morali'.
Il no fermo all'eutanasia in ogni forma, prosegue Bonora, 'deriva da un principio di consapevolezza della dignita' della persona che dovrebbe appartenere al bagaglio morale della nostra comune umanita'. Rivendichiamo pertanto il diritto di attenerci rigorosamente a questa impostazione nei presidi sanitari che sono nati e tuttora operano secondo uno spirito di carita' cristiana'.
Anche noi, conclude, 'riteniamo che l'accanimento terapeutico vada contrastato. Bisogna assolutamente evitare che la cura del malato terminale diventi l'occasione di ostentazione di una tecnica che si autocontempla ed offende la dignita' della vita. In nessun modo, i temi del testamento biologico e la definizione dei confini dell'accanimento possono essere utilizzati come una sorta di grimaldello che apra le porte all'eutanasia, sia nella cultura diffusa del Paese che nel confronto parlamentare'.
Il documento sul testamento biologico approvato dalla commissione Giustizia della Camera piace anche a Giuseppe Casale, il medico palliativista che disse 'no' alla richiesta di Welby di staccare il respiratore. "Quando e' cosciente il paziente puo' decidere qualsiasi cosa della sua vita- dice Casale, che e' stato anche ascoltato piu' volte dalla commissione- allo stesso modo, quando non e' cosciente, la sua volonta' e' vincolante. L'importante e' che il cittadino sia informato correttamente su tutti i pro e i contro dei trattamenti. E' essenziale la sua liberta', purche' il cittadino sappia".
E' importante, secondo Casale, anche la figura del fiduciario: "Quando le cose evolvono a livello medico e si tratta di prendere una decisione- sottolinea il direttore dell'Antea Hospice- ci deve essere un parente stretto o chiunque altro il paziente abbia delegato a decidere nella situazione specifica". Non e' necessaria la figura del notaio, come propone anche il documento, e il fiduciario puo' essere scelto liberamente. E' giusto, quindi, secondo Casale, il divieto di obiezione di coscienza imposto ai medici, proposto dalla commissione Giustizia. "Non esiste il problema- sottolinea il medico- al momento stesso che si apprende la decisione del testamento e' come se il paziente fosse cosciente: il medico non puo' intubare per forza un paziente, deve rispettare la decisione lasciata scritta. Se ci dovesse essere contrapposizione e mancanza di chiarezza si puo' far intervenire un giudice tutelare per dirimere qualsiasi dubbio".
E sulla definizione, data dalla commissione Giustizia, sull'accanimento terapeutico, Casale si dichiara d'accordo: "Accanimento terapeutico non sono altro che le cure inutili, futili. Quando la scienza medica sa che praticando quelle determinate terapie non succede nulla e non migliora la qualita' di vita- conclude Casale- quando sono state applicate tutte le procedure praticabili, si entra nell'accanimento terapeutico".
Commentando le proposte della commissione Giustizia sulla eutanasia, Bianco ha spiegato che la liberta' di obiezione di coscienza dei medici va rispettata altrimenti le questioni bioetiche rischiano di diventare delle crociate.
"I confini della bioetica diventano sempre piu' incredibili e inquietanti -ha osservato Bianco intervistato a margine della conferenza per la costituzione di un partenariato per la salute dei paesi del Mediterraneo e del Medioriente- su questi temi troveremo sempre piu' forti contrapposizioni: e' importante che il risultato corrisponda comunque al diritto".
Secondo Bianco il divieto per i medici all'obiezione di coscienza rispetto alla volonta' del paziente che vuole sottrarsi alle cure, rappresenta una "forzatura": "i temi di bioetica hanno bisogno di margini di tolleranza, se non diventano scontri di ideologia".
Bianco giudica invece "molto importante" il punto del documento che esonera da qualsiasi conseguenza penale i medici e gli infermieri che eseguono la volonta' del paziente in merito all'accanimento terapeutico. "Finalmente ci si rende conto che esiste quantomeno una simmetria tra i diritti all'autodeterminazione del paziente e i principi che proteggono il bene vita, sanciti dal codice civile e penale.
Sono due principi di ordinamenti diversi e non c'e' una norma di raccordo.
Si sana cosi' un contrasto tra i due ordinamenti". Secondo Bianco e' "importante sancire che il medico che compie atti nella volonta' del paziente, salvo atti eutanatici, non va incontro a responsabilita'".
"Siamo assolutamente contrari all'ipotesi di vietare ad un medico di avvalersi dell'obiezione di coscienza davanti ad un malato che chiede di staccare la spina". No, dunque, all'ipotesi, suggerita dalla commissione Giustizia della Camera nel suo parere sui progetti di legge sul testamento biologico, di non riconoscere il diritto dei medici all'obiezione di coscienza. E' la posizione dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino.
"Davanti ad un paziente che chiede di staccare la spina il medico puo' rifiutarsi di accogliere la sua volonta'. Noi anestesisti rianimatori". L'obiezione di coscienza "e' un diritto del medico, come lo e' nel caso dell'aborto", spiega Carpino: "Sono perfettamente d'accordo con il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco, il quale ha dichiarato che non si puo' pretendere che il medico sia un soggetto etico se non si rispettano i suoi principi etici".
COMMENTI
Dichiarazione di Donatella Poretti (Rnp):
Secondo il presidente della federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Amedeo Bianco, il medico dovrebbe poter obiettare per motivi di coscienza nei casi in cui, con un testamento biologico, un paziente chiede il rifiuto delle cure Dietro la formula dell'obiezione di coscienza del medico, si nasconde l'inagibilita' del testamento biologico. Se un medico puo' disattendere la volonta' espressa tramite le direttive anticipate di quali trattamenti accettare e quali rifiutare, tanto vale dire che tali dichiarazioni sono inutili. Perche' la formula dell'obiezione di coscienza non e' utilizzata sempre quando un paziente decide di non accettare una cura, per esempio, nel caso un malato di tumore rifiuti la chemioterapia? Se non si tira fuori quando il paziente e' lucido, non vedo perche' tirarla fuori quando non lo e'.
Sostenere l'obiezione di coscienza a fronte della stessa volonta' del paziente, espressa tramite testamento biologico, e' solo un metodo subdolo per non renderlo vincolante.
Il testamento biologico e' un documento scritto per garantire il rispetto della propria volonta' in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si e' in grado di comunicarla.
La decisione e' una sola e riguarda il suo essere vincolante o no per il medico, senza alcun tipo di intromissione.
'Un'ingiustizia vera e inaccettabile': cosi' Mario Bonora, presidente dell'Associazione religiosa istituti socio-sanitari (Aris), giudica la proposta di 'imporre in qualche modo agli ospedali cattolici l'obbligo di praticare l'eutanasia dinanzi ad una precisa richiesta del malato', dopo le proposte avanzate dalla commissione Giustizia del Senato a proposito del testamento biologico.
'Se il ventilato divieto di obiezione di coscienza nei confronti dei medici, gia' di per se' inammissibile dovesse estendersi anche alle strutture che non intendessero praticare forme di eutanasia, attiva o passiva che sia, si verificherebbe una grave lesione del diritto dei singoli a rispettare i propri convincimenti religiosi, etici e morali'.
Il no fermo all'eutanasia in ogni forma, prosegue Bonora, 'deriva da un principio di consapevolezza della dignita' della persona che dovrebbe appartenere al bagaglio morale della nostra comune umanita'. Rivendichiamo pertanto il diritto di attenerci rigorosamente a questa impostazione nei presidi sanitari che sono nati e tuttora operano secondo uno spirito di carita' cristiana'.
Anche noi, conclude, 'riteniamo che l'accanimento terapeutico vada contrastato. Bisogna assolutamente evitare che la cura del malato terminale diventi l'occasione di ostentazione di una tecnica che si autocontempla ed offende la dignita' della vita. In nessun modo, i temi del testamento biologico e la definizione dei confini dell'accanimento possono essere utilizzati come una sorta di grimaldello che apra le porte all'eutanasia, sia nella cultura diffusa del Paese che nel confronto parlamentare'.
Il documento sul testamento biologico approvato dalla commissione Giustizia della Camera piace anche a Giuseppe Casale, il medico palliativista che disse 'no' alla richiesta di Welby di staccare il respiratore. "Quando e' cosciente il paziente puo' decidere qualsiasi cosa della sua vita- dice Casale, che e' stato anche ascoltato piu' volte dalla commissione- allo stesso modo, quando non e' cosciente, la sua volonta' e' vincolante. L'importante e' che il cittadino sia informato correttamente su tutti i pro e i contro dei trattamenti. E' essenziale la sua liberta', purche' il cittadino sappia".
E' importante, secondo Casale, anche la figura del fiduciario: "Quando le cose evolvono a livello medico e si tratta di prendere una decisione- sottolinea il direttore dell'Antea Hospice- ci deve essere un parente stretto o chiunque altro il paziente abbia delegato a decidere nella situazione specifica". Non e' necessaria la figura del notaio, come propone anche il documento, e il fiduciario puo' essere scelto liberamente. E' giusto, quindi, secondo Casale, il divieto di obiezione di coscienza imposto ai medici, proposto dalla commissione Giustizia. "Non esiste il problema- sottolinea il medico- al momento stesso che si apprende la decisione del testamento e' come se il paziente fosse cosciente: il medico non puo' intubare per forza un paziente, deve rispettare la decisione lasciata scritta. Se ci dovesse essere contrapposizione e mancanza di chiarezza si puo' far intervenire un giudice tutelare per dirimere qualsiasi dubbio".
E sulla definizione, data dalla commissione Giustizia, sull'accanimento terapeutico, Casale si dichiara d'accordo: "Accanimento terapeutico non sono altro che le cure inutili, futili. Quando la scienza medica sa che praticando quelle determinate terapie non succede nulla e non migliora la qualita' di vita- conclude Casale- quando sono state applicate tutte le procedure praticabili, si entra nell'accanimento terapeutico".
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