Italia. Bologna: cure precluse a stranieri tossicodipendenti
Nel 2006 il Servizio tossicodipendenze (Sert) ha seguito all'interno del carcere della Dozza di Bologna ben 928 persone, di cui 468 stranieri. Ma per i cittadini extracomunitari clandestini con problemi di tossicodipendenza che finiscono dietro le sbarre "non c'e' nessuna possibilita' di concretizzare percorsi di cura, per ragioni economiche, ma anche per l'ambiguita' normativa del Testo unico sull'immigrazione". E' lo stesso Sert a certificare, nero su bianco, che per questi detenuti non e' possibile l'accesso ai percorsi di recupero. "Di fatto, i tossicodipendenti irregolari restano in carcere anche se richiedono di sottoporsi a programma terapeutico, fatta salva la somministrazione del metadone", afferma Desi Bruno, Garante dei diritti delle persone private della liberta' personale del Comune di Bologna. E questo, aggiunge, non e' un problema solo di Bologna, ma "di carattere nazionale".Per cui, Bruno ha deciso di sottoporre la questione al ministro della Salute, Livia Turco, e al ministro dell'Interno, Giuliano Amato, con una lettera (pubblicata poi sul suo sito).
Infatti, scrive il Garante, "si tratta di un problema di gravita' assoluta, che si inserisce in un contesto di forte disagio per la popolazione extracomunitaria". Il Garante dei detenuti, dunque, ritiene che la tossicodipendenza "debba rientrare tra le malattie per le quali va garantita la possibilita' di cura, da ritenersi essenziale, per ovvi motivi, a tutela del diritto alla salute individuale e collettiva". Ma ottenere questo riconoscimento appare difficilissimo. Messi in fila problemi e norme in vigore, il Garante chiede quindi a Turco e Amato "di voler esprimere il loro autorevole parere" sulla faccenda.
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