Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Bologna. Due carabinieri condannati per cessione di stupefacenti

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Sei anni e mezzo e 28.000 euro di multa per l'appuntato dei carabinieri Giovanni Pescara e due e due mei e 5.000 euro per il suo collega, il brigadiere Giuseppe Lo Forte entrambi in servizio, all'epoca dei fatti, alla Compagnia di Vergato, sull'Appennino bolognese. Dopo sei anni ci e' conclusa con la condanna del giudice monocratico di Bologna, Manuela Melloni, una vicenda che mise a soqquadro la Compagnia creando non pochi sconquassi all'intero Comando provinciale dell'Arma.

I carabinieri si accorsero che due loro colleghi del Nucleo operativo facevano uso di cocaina che cedevano, anche a pagamento, ad alcune entreneuse di un night dell'Appennino e cominciarono un'inchiesta che si e' poi rivelata abbastanza spinosa. Il pm della Procura felsinea, Valter Giovannini, che ha coordinato le indagini tra non poche difficolta' aveva chiesto sei anni per Pescara e quattro anni e sei mesi per Lo Forte. Pescara, sospeso dal servizio e finito anche in carcere, era accusato di aver ceduto cocaina ad una entreneuse di un night, una ragazza dell'Est con cui aveva avuto pure una relazione, inizialmente a titolo gratuito e poi dietro pagamento.
Il suo collega Lo Forte, invece, che nel frattempo si e' congedato, era accusato di aver ceduto una dose di droga ad un'altra entreneuse del locale, ma anche di aver minacciato il proprio comandante per costringerlo a compiere un atto contrario ai propri doveri e di insubordinazione. In qualche modo il brigadiere venne a sapere dell'indagine -tanto che dopo 15 giorni i due cominciarono a non parlare piu' per telefono- e chiese al suo superiore la conferma minacciandolo in caso contrario di far scoppiare un caso che avrebbe anche potuto bloccargli la carriera. In realta' il suo comandante nel frattempo e' stato promosso, ma la vicenda ha avuto pure un'altra vittima: uno dei militari che indago' sui colleghi si e' infatti congedato a sua volta dopo una battaglia legale contro la sua istituzione. 'La decisione del giudice conferma il lavoro intellettualmente onesto svolto dalla Procura in questa complicata vicenda' ha detto il pm Giovannini.
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