Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Bologna. Garante: immigrati non possono disintossicarsi in carcere

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Drogati, carcerati e senza la possibilita' di disintossicarsi. Per tossicodipendenti stranieri e irregolari rinchiusi alla Dozza di Bologna "non c'e' nessuna possibilita' di concretizzare percorsi di cura fuori dal carcere, sia per ragioni economiche, ma anche per l'ambiguita' normativa del testo unico per l'immigrazione". In pratica, anche se questi cittadini irregolari e con problemi di dipendenza da alcool o da droga "richiedono di sottoporsi a programma terapeutico, fatta salva la somministrazione del metadone, restano in carcere". E' la Garante per i diritti delle persone private della liberta' personale, Desi Bruno, a sollevare un problema che le vieno riferita anche dagli operatori del Sert attivi alla Dozza. Bruno, ricorda di avere "ripetutamente segnalato ai ministeri (Salute e Interno) la situazione degli stranieri tossicodipendenti e alcooldipendenti seguiti in carcere dal Sert", anche perche' sono sempre di piu'. "Ho scritto tre volte a entrambi i ministeri ma non ho mai ricevuto risposta".
I dati del 2006 contavano alla Dozza 928 tossicodipendenti su circa 1.100 detenuti. Gli stranieri con problemi di dipendenza erano 468, le donne 11. Ora pero' la popolazione e' di nuovo sulle 1.200 unita' e con il numero "aumentano i tossicodipendenti", incalza la Garante, convinta che si tratti "di un problema di gravita' assoluta, che si inserisce in un contesto di forte disagio per la popolazione extracomunitaria".
Eppure, secondo la legge agli stranieri presenti in Italia, non in regola con le norme sull'ingresso e il soggiorno, "sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorche' continuative, per malattia ed in infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva".
Ma l'elenco delle prestazioni garantite agli stranieri e previsto dalle legge non e' esaustivo. Si parla di profilassi, diagnosi e cura di malattie infettive, da cui "si desume che i tossicodipendenti stranieri irregolari malati di Aids o comunque sieropositivi rientrano con certezza nella previsione normativa" deduce Bruno. La tossicodipendenza comunque dovrebbe "rientrare tra le malattie per le quali va garantita la possibilita' di cura", cosa "essenziale" a tutela del diritto alla salute individuale e collettiva.
Insomma, incalza la Garante, la presenza "sempre piu' significativa di stranieri in carcere con problemi di tossicodipendenza e alcooldipendenza, che sul territorio nazionale e' nell'ordine di migliaia di casi, impone un chiarimento e un indirizzo sull'applicabilita'  dell'articolo 35 anche alle cure per le dipendenze", ripete il garante. E' "del tutto evidente che una lettura restrittiva della norma pone problemi seri di compatibilita' costituzionale", aggiunge. Tra l'altro la recente disciplina sugli stupefacenti "favorisce, almeno nelle intenzioni espresse, la sottoposizione a cura delle persone tossicodipendenti in carcere, sia con programmi territoriali che con ingresso in comunita' terapeutiche". Ma il problema resta aperto perche' anche questa regola "di fatto potrebbe essere applicata solo a persone di nazionalita' italiana o regolari sul territorio" oppure a persone "irregolari economicamente in grado di sostenere le spese relative alle rette, situazione difficile da verificarsi".
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