Italia. Bologna polo d'attrazione per tossicodipendenti
Bologna sembra un polo di attrazione per i tossicodipendenti, o per coloro che lo diventeranno. E' una citta' "rischiosa" dove, se si fa un confronto con le grandi citta', il "fenomeno droga ha dimensioni sovrapponibili". E la sostanza che cresce di piu', andando a rovinare anche persone apparentemente "normali", e' la cocaina, mentre aumentano le morti per overdose, "soprattutto nel carcere della Dozza e in periferia". A dirlo, oggi in udienza conoscitiva in Comune a Bologna e' Salvatore Giancane, tossicologo e responsabile del Sert che assieme al responsabile dell'Osservatorio Epidemiologico dipendenze dall'Ausl di Bologna, Raimondo Pavarin e a una psicologa che lavora alla Dozza, Raffaella Strazzari, fa il punto sul consumo e l'abuso di droghe in citta'.Tanti consumatori, dunque, vengono da fuori per varie ragioni e tanti iniziano a drogarsi andando a raddoppiare il numero di tossicodipendenti che gia' vivono sotto le due torri. Tutto questo mentre il numero di operatori dei tre Sert cittadini e' sempre lo stesso da almeno cinque anni. "Ci vorrebbe un'unita' che si occupasse solo dei non residenti", aggiunge Giancane, che assieme agli altri operatori presenti in commissione fa appello al Comune perche' li aiuti a creare "un governo generale, ora inesistente" a dare "linee politiche di indirizzo" e a "guardare un po' meno dentro gli enti singoli e a collaborare". Mentre il tempo passa e aumenta il numero dei dipendenti da sostanze, il sistema di riduzione del danno "che era uno tra i migliori del paese, perde di efficacia e coerenza". Insomma "serve una guida".
Perche' tante persone che cadono vittime di sostanze si trovano a Bologna? Accade perche' la citta' ha delle peculiarita', spiega Giancane. Il capoluogo regionale ha una posizione strategica lungo le vie di comunicazione, e' sede di una delle piu' grandi universita' d'Italia, presenta maggiori opportunita' lavorative, gioca un ruolo importante nell'immaginario giovanile e ha un mercato delle droghe molto fiorente. Il Sert ha diviso gli utenti e quelli potenziali di diverse categorie. Ci sono coloro che sono stati espulsi da altre citta' e, in alcuni casi, "arrivano direttamente dalle stazioni delle grandi citta' dove la polizia ferroviaria li incita a prendere un treno e a venire qui, perche' 'si sta meglio'", prosegue Giancane.
In tanti iniziano ad assumere sostanze a Bologna, "soprattutto i minori immigrati", poi cronicizza, si trasforma in assistito, si fa ospitare nei dormitori e si radica. "Perche' sapendo che non si paga nulla si evita di essere responsabilizzati". Nonostante che Bologna sia una citta' con il miglior sistema di riduzione del danno, non si riesce a fare fronte al problema. Un esempio? I dormitori notturni dove non c'e' un rapporto definito tra operatori e utenti e dove chi ci dorme non da' alcun contributo e quindi "non si stimola la persona a migliorare le proprie condizioni di vita". Servirebbe invece, prosegue Giancane "un albergo popolare con un termine temporale per l'accoglienza, dove si pagano anche pochi euro e dove possano operare persone competenti che spingano i tossicodipendenti a uscire dalla loro condizione". E poi, andrebbero intercettati quelli che arrivano da fuori e si dovrebbe lavorare per il loro rientro spontaneo al Comune di residenza, "cosa piu' conveniente per noi e per loro".
A delineare la situazione nel carcere della Dozza e' invece Strazzari, che conferma una crescita esponenziale dei morti per overdose alla casa circondariale. I dati parlano infatti di un balzo in vanti degli interventi del Sert alla Dozza: da 500 nel 2004 a quasi 750 nel 2005. La maggioranza dei tossicodipendenti ha bassa scolarita', non e' residente a Bologna, e' spesso straniero, assume in prevalenza eroina ma vi aggiunge altre sostanze, con il rischio di overdose. "Molti di quelli che entrano sani, poi diventano assuntori dentro". Ma c'e' di piu': le siringhe non si trovano in cella e parte il fatto che alcuni si "fanno" modificando delle "penne a sfera e usandole come siringhe, quando se ne trova una gli scambi sono molto usuali. Molti dei miei pazienti sono diventati sieropositivi in carcere". La cocaina e' pero' la droga piu' diffusa, aggiunge la psicologa. Nel 2005 la stima parla di piu' di 1.400 persone che ne fanno uso. E i luoghi per "tirare" sono in particolare le feste tipo rave, i concerti e i locali. Senza contare la spesa, precisa Strazzari, visto che per una dose di eroina bastano 50 euro, per la cocaina, si possono spendere tranquillamente 5 mila euro in una notte. E chi la usa e' quasi sempre una persona che lavora, che ha una vita sociale e familiare e non si rende costo di essere dipendente.
Ma la categoria dei tossicodipendenti e' molto vasta. Lo studio di Giancane, a parte tutti quelli che sono residenti in citta' conta tra nuovi casi, tanti non residenti (quelli che raddoppiano il numero dei tossicodipendenti in citta').
Tra i potenziali assuntori di sostanze ci sono tipologie molto diverse tra loro "che richiedono approcci e strategie terapeutiche differenti": gli studenti universitari e i loro ospiti temporanei, i lavoratori provenienti da altre regioni, i senza fissa dimora e i punkabbestia, generalmente definiti "tendenzialmente instabili", chi e' uscito dal carcere, gli immigrati clandestini, le prostitute, i nomadi, chi e' stato cacciato dalla famiglia. Sono 700 gli utenti trasferiti da altri Sert che sono stati trattati a Bologna nel 2005, un servizio che lavora dal settembre 1998 365 giorni all'anno e ha un ambulatorio mobile.
Il programma cittadino con il metadone ha preso in carico in sette anni e fino al 30 aprile 2006, 1.146 persone, con un tempo di permanenza media del trattamento di 90 giorni. Il Sert lavora anche per il recupero delle siringhe: ne sono state recuperate 651 mila e ne sono state date 5 mila. Il sistema lavora per sottrarre le persone alla vita di strada, favorire la consapevolezza della necessita' di curarsi, ricollocare l'utente in contesti piu' favorevoli e favorire l'inserimento sociale a Bologna quando le condizioni lo consentano. Per fare questo pero', "serve una politica e una strategia, e non i tavoli, che non sono sufficienti", conclude Giancane.
"Mi pare chiaro che i servizi contro la tossicodipendenza siano abbandonati a se' stessi e mi sembra molto semplice e poco efficace fare appelli contro le droghe come si e' fatto recentemente in Consiglio comunale, piuttosto che agire". E' il presidente della commissione Sanita' del Comune di Bologna e consigliere indipendente del Prc, Valerio Monteventi a parlare di "poca collaborazione da parte degli enti locali" con il Sert di Bologna e a lanciare una critica contro l'intera assemblea di Palazzo D'Accursio. Anche lui, come il responsabile del Sert, e' convinto che serva un centro dedicato solamente ai non residenti e che si debba informare sulla differenza tra le varie sostanze, altrimenti "si rischia che chi prova una droga lo faccia senza distinguere tra quelle letali e quelle che non lo sono". Per Daniele Carella di Forza Italia, invece "sta arrivando un segnale allarmante di antiproibizionismo che rischia di peggiorare la situazione". Non meno preoccupato Carlo Monaco (Ltb) per il quale "non basta dire se si e' o meno antiproibizionisti coi documenti del Consiglio". Piuttosto serve "che qualcuno delle Giunta si prende il compito di trattare il problema: qui non c'e' chi prende le decisioni".
Roberto Panzacchi, consigliere dei Verdi (che ha chiesto l'udienza conoscitiva) suggerisce di diffondere i dati sull'analisi delle sostanze effettuate dalla Questura per capire la natura delle sostanze e la lori tossicita' e pericolosita' e anche di creare un servizio rivolto ai consumatori che sia differenziato negli interventi a seconda se tratti consumatori, consumatori problematici e dipendenti.
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