Italia. Bologna. Tunisimo trovato morto in Cpt. Forse overdose
Un tunisino di 33 anni trattenuto nel Cpt di Bologna e' stato trovato morto dai compagni nel suo alloggio nel primo pomeriggio. A un primo esame, sul corpo non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. Lo ha reso noto Daniele Giovanardi, medico e responsabile dell' ente di volontariato La Misericordia di Modena, che gestisce i servizi alla persona nei Cpt bolognese e modenese.
A quanto ha riferito Giovanardi, il tunisino era un ex tossicodipendente che assumeva farmaci antiepilettici. Inoltre, venerdi' era stato visitato all' ospedale Sant' Orsola di Bologna per due volte perche' aveva accusato disturbi. Una prima volta era stato visitato da un chirurgo con cui aveva appuntamento e, alcune ore dopo, dai medici del pronto soccorso che gli avevano dato una terapia e lo avevano rimandato al Cpt. Sabato e domenica - ha precisato Giovanardi - non ci sono state altre richieste di tipo sanitario da parte del tunisino.
E nel pomeriggio all'interno del Cpt di Bologna di via Mattei alcuni ospiti del centro hanno dato vita ad una accesa protesta, non e' ancora chiaro se precedente o successiva alla scoperta della morte di uno straniero trovato deceduto nel suo alloggio (sul corpo non sono comunque stati trovati segni di violenza).
Attorno alle 16 nel centro sono accorsi rinforzi del reparto mobile oltre a un mezzo di soccorso del 118. Nel centro si trova anche il personale della squadra mobile di Bologna. Di quanto si e' verificato all'interno e' stato informato anche il Pm di turno della Procura di Bologna Antonello Gustapane. Dal muro di cinta che circonda il centro si sentono distintamente cori e urla in arabo, alcune incitanti a "Allah e' grande". Verso le 17 del fumo si e' alzato dall'area interna. All'origine del fumo un incendio appiccato ad alcune masserizie come stracci e coperte da alcuni ospiti del centro. Sono accorsi anche tre mezzi dei vigili del fuoco.
Nonostante la morte di un tunisino, Il Cpt di Bologna funziona "in modo encomiabile grazie ad operatori rispettosi della dignita' della persona, anche se molto spesso si trovano a far fronte ad atti di delinquenza vera e propria ai quali occorre reagire con i mezzi consentiti dalla legge". Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, interviene dopo la tragedia dl Cpt di via Mattei e chiede che, "al di la' del naturale senso di pieta' per la morte di un immigrato" questo episodio "non dia luogo a strumentalizzazioni fuori luogo contro la funzione dei Cpt in generale e di quello di Bologna in particolare".
Garagnani loda la struttura di via Mattei, spiegando di averla visitata, e -in una nota- insiste sul punto: "Ognuno deve 'restare al proprio posto' senza invasioni di campo. Cio' vale per quegli esponenti della sinistra sempre pronti ad accusare le forze dell'ordine che svolgono in condizioni difficili un duro lavoro". Inoltre, il parlamentare azzurro si dice "sempre piu' convinto, dopo la definizione del disegno di legge del governo Prodi che rischia di destabilizzare la nostra convivenza civile, che i centri di permanenza mantengano una loro intatta validita', se non altro come argine all'immigrazione clandestina".
"La tragedia accaduta nel Cpt di Bologna dimostra che queste strutture devono essere superate. E' un fatto che muoiono più persone in questi centri che non in prigione". Lo affermano in una nota il presidente del gruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena e i due vicepresidenti Rina Gagliardi e Tommaso Sodano.
"Passi avanti ne sono stati fatti tanti da questo governo - proseguono - e certo apprezziamo sia le parole che le intenzioni del ministro Amato. Ma si deve rendere conto che si tratta di strutture impossibili sia perché sono detentive e le persone che vi sono rinchiuse non hanno commesso reati, sia perché, come è accaduto ieri, la loro gestione è estremamente trascurata".
"Ci preoccupano le dichiarazioni del medico del Cpt, Giovanardi - osservano gli esponenti di Rifondazione - ha rimandato il giovane tunisino nella struttura perché 'non chiedeva altre cure'. Ne era in grado? Non è il medico che decide se un paziente ha bisogno di altre cure? Certo l'inchiesta sulla morte dell'uomo dovrà darci delle risposte precise e chiare. E comunque il Prc non verrà a patti e non farà mediazioni sulla chiusura dei Cpt: è nel programma dell'Unione e ci batteremo perché ciò avvenga il prima possibile".
"Il ministro dell'Interno Giuliano Amato dovrà intervenire quanto prima per fare chiarezza sulle troppe ombre che circondano la morte del cittadino tunisino Mohamed Aloui, all'interno del Cpt bolognese". Lo dichiara in una nota Titti De Simone (Prc), annunciando che presenterà una interrogazione urgente al titolare del Viminale in seguito alla morte, ieri pomeriggio, di un immigrato tunisino rinchiuso nel centro di permanenza temporanea di Bologna.
"Aloui era una persona a rischio in quanto tossicodipendente - denuncia De Simone - in più di una occasione aveva richiesto l'intervento dei dottori. Il suo cadavere è stato ritrovato solo dopo alcuni giorni dal decesso. Come è possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto? Perché Aloui non veniva seguito con terapie adeguate alla sua tossicodipendenza? Ancora una volta i Cpt si dimostrano luoghi impermeabili, chiusi, inaccessibili anche alle istituzioni impossibilitate ad entrarvi. E' stato vietato l'ingresso addirittura al garante dei detenuti incaricato dal Comune di Bologna. Tutto ciò è inaccettabile per uno stato democratico. I centri di permanenza sono sempre più luoghi di sospensione dei diritti e quanto accaduto ieri - cocnlude - mostra in maniera evidente il loro superamento".
OVERDOSE?
Potrebbe essere stato un overdose ad uccidere Aloui. Nella sua disponibilita' gli agenti hanno infatti trovato un piccolo involucro con della polvere bianca, probabilmente droga, che dovra' essere esaminata.
Il pubblico ministero della Procura felsinea Antonello Gustapane conferira' l'autopsia e gli esami tossicologici domani mattina e non e' escluso che gia' in serata si possa sapere qualche cosa in piu' sul decesso.
A quanto ha riferito Giovanardi, il tunisino era un ex tossicodipendente che assumeva farmaci antiepilettici. Inoltre, venerdi' era stato visitato all' ospedale Sant' Orsola di Bologna per due volte perche' aveva accusato disturbi. Una prima volta era stato visitato da un chirurgo con cui aveva appuntamento e, alcune ore dopo, dai medici del pronto soccorso che gli avevano dato una terapia e lo avevano rimandato al Cpt. Sabato e domenica - ha precisato Giovanardi - non ci sono state altre richieste di tipo sanitario da parte del tunisino.
E nel pomeriggio all'interno del Cpt di Bologna di via Mattei alcuni ospiti del centro hanno dato vita ad una accesa protesta, non e' ancora chiaro se precedente o successiva alla scoperta della morte di uno straniero trovato deceduto nel suo alloggio (sul corpo non sono comunque stati trovati segni di violenza).
Attorno alle 16 nel centro sono accorsi rinforzi del reparto mobile oltre a un mezzo di soccorso del 118. Nel centro si trova anche il personale della squadra mobile di Bologna. Di quanto si e' verificato all'interno e' stato informato anche il Pm di turno della Procura di Bologna Antonello Gustapane. Dal muro di cinta che circonda il centro si sentono distintamente cori e urla in arabo, alcune incitanti a "Allah e' grande". Verso le 17 del fumo si e' alzato dall'area interna. All'origine del fumo un incendio appiccato ad alcune masserizie come stracci e coperte da alcuni ospiti del centro. Sono accorsi anche tre mezzi dei vigili del fuoco.
Nonostante la morte di un tunisino, Il Cpt di Bologna funziona "in modo encomiabile grazie ad operatori rispettosi della dignita' della persona, anche se molto spesso si trovano a far fronte ad atti di delinquenza vera e propria ai quali occorre reagire con i mezzi consentiti dalla legge". Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, interviene dopo la tragedia dl Cpt di via Mattei e chiede che, "al di la' del naturale senso di pieta' per la morte di un immigrato" questo episodio "non dia luogo a strumentalizzazioni fuori luogo contro la funzione dei Cpt in generale e di quello di Bologna in particolare".
Garagnani loda la struttura di via Mattei, spiegando di averla visitata, e -in una nota- insiste sul punto: "Ognuno deve 'restare al proprio posto' senza invasioni di campo. Cio' vale per quegli esponenti della sinistra sempre pronti ad accusare le forze dell'ordine che svolgono in condizioni difficili un duro lavoro". Inoltre, il parlamentare azzurro si dice "sempre piu' convinto, dopo la definizione del disegno di legge del governo Prodi che rischia di destabilizzare la nostra convivenza civile, che i centri di permanenza mantengano una loro intatta validita', se non altro come argine all'immigrazione clandestina".
"La tragedia accaduta nel Cpt di Bologna dimostra che queste strutture devono essere superate. E' un fatto che muoiono più persone in questi centri che non in prigione". Lo affermano in una nota il presidente del gruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena e i due vicepresidenti Rina Gagliardi e Tommaso Sodano.
"Passi avanti ne sono stati fatti tanti da questo governo - proseguono - e certo apprezziamo sia le parole che le intenzioni del ministro Amato. Ma si deve rendere conto che si tratta di strutture impossibili sia perché sono detentive e le persone che vi sono rinchiuse non hanno commesso reati, sia perché, come è accaduto ieri, la loro gestione è estremamente trascurata".
"Ci preoccupano le dichiarazioni del medico del Cpt, Giovanardi - osservano gli esponenti di Rifondazione - ha rimandato il giovane tunisino nella struttura perché 'non chiedeva altre cure'. Ne era in grado? Non è il medico che decide se un paziente ha bisogno di altre cure? Certo l'inchiesta sulla morte dell'uomo dovrà darci delle risposte precise e chiare. E comunque il Prc non verrà a patti e non farà mediazioni sulla chiusura dei Cpt: è nel programma dell'Unione e ci batteremo perché ciò avvenga il prima possibile".
"Il ministro dell'Interno Giuliano Amato dovrà intervenire quanto prima per fare chiarezza sulle troppe ombre che circondano la morte del cittadino tunisino Mohamed Aloui, all'interno del Cpt bolognese". Lo dichiara in una nota Titti De Simone (Prc), annunciando che presenterà una interrogazione urgente al titolare del Viminale in seguito alla morte, ieri pomeriggio, di un immigrato tunisino rinchiuso nel centro di permanenza temporanea di Bologna.
"Aloui era una persona a rischio in quanto tossicodipendente - denuncia De Simone - in più di una occasione aveva richiesto l'intervento dei dottori. Il suo cadavere è stato ritrovato solo dopo alcuni giorni dal decesso. Come è possibile che nessuno si sia accorto di quanto accaduto? Perché Aloui non veniva seguito con terapie adeguate alla sua tossicodipendenza? Ancora una volta i Cpt si dimostrano luoghi impermeabili, chiusi, inaccessibili anche alle istituzioni impossibilitate ad entrarvi. E' stato vietato l'ingresso addirittura al garante dei detenuti incaricato dal Comune di Bologna. Tutto ciò è inaccettabile per uno stato democratico. I centri di permanenza sono sempre più luoghi di sospensione dei diritti e quanto accaduto ieri - cocnlude - mostra in maniera evidente il loro superamento".
OVERDOSE?
Potrebbe essere stato un overdose ad uccidere Aloui. Nella sua disponibilita' gli agenti hanno infatti trovato un piccolo involucro con della polvere bianca, probabilmente droga, che dovra' essere esaminata.
Il pubblico ministero della Procura felsinea Antonello Gustapane conferira' l'autopsia e gli esami tossicologici domani mattina e non e' escluso che gia' in serata si possa sapere qualche cosa in piu' sul decesso.
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