Italia. Bonatesta: "parlino anche gli altri cantanti"
Michele Bonatesta, componente della direzione nazionale di An e membro della commissione di Vigilanza sulla Rai, si e' scagliato contro i ventotto cantanti che avevano difeso ieri il loro diritto alla libera espressione in materia di droghe: "Innanzitutto -ha detto- questi non sono 'i' cantanti italiani, non sono la musica nazionale, ma solo 'certi' cantanti, i soliti. Ci auguriamo che, a questo punto, facciano sentire la propria voce anche gli altri cantanti", quelli "che hanno il coraggio di posizioni diverse, perche' ci rifiutiamo di credere che tutta la musica italiana, senza eccezione alcuna, non si renda conto della responsabilita' che ha di fronte ai giovani e la pensi come Vasco Rossi e compagni"."In secondo luogo, -continua Bonatesta- non sapevamo che queste cosiddette 'rockstar' avessero cambiato mestiere e si fossero messe a fare i tossicologi. Forse e' meglio che tornino a cantare. A fare il medico e lo scienziato ci pensa chi ha studiato per essere tale. Come ci ha pensato il Consiglio superiore di sanita' che ha gia' risposto a Vasco Rossi e compagni, demolendo il mito dell'artificiosa e deleteria distinzione tra droghe leggere e pesanti e dimostrando che l'uso della cannabis e' estremamente dannoso per la salute psicofisica delle persone. Pertanto, e' il caso che ognuno faccia il proprio mestiere. I politici facciano i politici, cioe' facciano le leggi, e i cantanti facciano i cantanti, cioe' le canzoni. Se invece queste 'rockstar' vogliono fare politica e vogliono fare le leggi, si candidino alle elezioni".
Bonatesta ha detto infine che "chiedere ai personaggi pubblici in genere di non propagandare la droga libera, non vuol dire censurarli ne' intimidirli ma ricordare loro che il codice penale vieta l'istigazione all'uso delle sostanze stupefacenti e la pubblicita' diretta e indiretta delle stesse. E quindi invitarli ad esimersi da condotte che la legge punisce come reati".
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