Italia. Brescia: anche un prete in carcere nell'operazione antidroga
C'e' anche un sacerdote tra le 21 persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare firmate dal Gip di Brescia, al termine delle indagini condotte dalla polizia nell'ambito dell'operazione "Sterlin" contro lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Si tratta di Don Ezio Antonioli, 35 anni, sacerdote da sette, che non fa parte della curia diocesana ma e' della congregazione bresciana della Sacra Famiglia di Nazareth di Padre Giovanni Piamarta per la quale ha un incarico di insegnante a Milano. Il religioso, in carcere a Canton Mombello, secondo quanto e' stato spiegato dal procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, ricopriva nell'organizzazione smantellata un ruolo "non di secondo ordine" e si dedicava "alla raccolta di sostanze stupefacenti da dare a ulteriori trafficanti". Tarquini ha anche spiegato che don Ezio Antonioli aveva anche assunto iniziative finalizzate a ottenere che persone arrestate in passato e attualmente coinvolte in questa indagine, fossero affidate alle sue cure. Sempre secondo il procuratore capo si trattava "di tentativi volti a sottrarre alla giustizia, al controllo e al recupero queste persone". "Una vicenda -ha commentato il magistrato- che conferma ulteriormente la tristezza del fenomeno dello spaccio".
Si tratta di Don Ezio Antonioli, 35 anni, sacerdote da sette, che non fa parte della curia diocesana ma e' della congregazione bresciana della Sacra Famiglia di Nazareth di Padre Giovanni Piamarta per la quale ha un incarico di insegnante a Milano. Il religioso, in carcere a Canton Mombello, secondo quanto e' stato spiegato dal procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, ricopriva nell'organizzazione smantellata un ruolo "non di secondo ordine" e si dedicava "alla raccolta di sostanze stupefacenti da dare a ulteriori trafficanti". Tarquini ha anche spiegato che don Ezio Antonioli aveva anche assunto iniziative finalizzate a ottenere che persone arrestate in passato e attualmente coinvolte in questa indagine, fossero affidate alle sue cure. Sempre secondo il procuratore capo si trattava "di tentativi volti a sottrarre alla giustizia, al controllo e al recupero queste persone". "Una vicenda -ha commentato il magistrato- che conferma ulteriormente la tristezza del fenomeno dello spaccio".
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