Italia. Caffarra: eutanasia infantile distrugge la persona
L' eutanasia neonatale (e la rianimazione selettiva) porta 'alla distruzione della persona umana come tale'. Lo ha detto l' arcivescovo di Bologna, card.
Carlo Caffarra, in una lezione magistrale al convegno scientifico nazionale 'Decidere in neonatologia', al policlinico Sant' Orsola di Bologna, sul tema 'Eutanasia neonatale: proposta di riflessione etica'.
Alla questione (diventata un 'campanello d' allarme') Caffarra da' una risposta 'senza se o ma': 'e' gravemente ingiusto porre fine alla vita di un neonato, sempre e comunque', perche' 'ogni persona ha la stessa dignita' nel suo essere di ogni altra persona, e nessuna ha il diritto di decidere se un altro deve o non deve vivere'. Perche' legittimare questa giustificazione in previsione di una vita 'biologicamente handicappata e di grave sofferenza' significa 'ridurre l' uomo a funzione sociale', segno inequivocabile di una 'tirannia dell' utilitarismo'.
Ma la legittimazione dell' eutanasia neonatale avrebbe altre gravi conseguenze come 'la mutazione sostanziale della professione medica', perche' a sopprimere la vita di un neonato sarebbero chiamati 'coloro che per professione devono tutelare, difendere e promuovere la vita e la salute delle persone'.
Ancora, l' eutanasia neonatale motivata da handicap previsti 'potrebbe a lungo termine demotivare la ricerca nei confronti della prevenzione'. Senza contare l' incertezza delle diagnosi neonatali: oltre il 50% di bambini nati tra la 23a e la 25a settimana di eta' gestazionale, il cui peso si aggira sui 400-600 grammi ha uno sviluppo neurologico e fisico senza gravi deficit neurologici.
Carlo Caffarra, in una lezione magistrale al convegno scientifico nazionale 'Decidere in neonatologia', al policlinico Sant' Orsola di Bologna, sul tema 'Eutanasia neonatale: proposta di riflessione etica'.
Alla questione (diventata un 'campanello d' allarme') Caffarra da' una risposta 'senza se o ma': 'e' gravemente ingiusto porre fine alla vita di un neonato, sempre e comunque', perche' 'ogni persona ha la stessa dignita' nel suo essere di ogni altra persona, e nessuna ha il diritto di decidere se un altro deve o non deve vivere'. Perche' legittimare questa giustificazione in previsione di una vita 'biologicamente handicappata e di grave sofferenza' significa 'ridurre l' uomo a funzione sociale', segno inequivocabile di una 'tirannia dell' utilitarismo'.
Ma la legittimazione dell' eutanasia neonatale avrebbe altre gravi conseguenze come 'la mutazione sostanziale della professione medica', perche' a sopprimere la vita di un neonato sarebbero chiamati 'coloro che per professione devono tutelare, difendere e promuovere la vita e la salute delle persone'.
Ancora, l' eutanasia neonatale motivata da handicap previsti 'potrebbe a lungo termine demotivare la ricerca nei confronti della prevenzione'. Senza contare l' incertezza delle diagnosi neonatali: oltre il 50% di bambini nati tra la 23a e la 25a settimana di eta' gestazionale, il cui peso si aggira sui 400-600 grammi ha uno sviluppo neurologico e fisico senza gravi deficit neurologici.
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