Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Le Camere Penali contro la riforma Fini sulle droghe

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"La via della intolleranza che si intende intraprendere con il disegno di legge Fini rappresenta un pericoloso attentato alla liberta' dell'individuo, in nome di una visione etica della legge penale, che finirebbe solo per rafforzare un apparato repressivo mai efficace rispetto al fenomeno sociale della diffusione del consumo di sostanze stupefacenti". L'Unione delle Camere Penali commenta duramente con un comunicato la proposta di riforma del testo unico sugli stupefacenti.
"La proposta di riforma Fini realizzando come scelta centrale la criminalizzazione del consumo, svolge di fatto una campagna contro il tossicodipendente riproponendo un concetto di 'dose giornaliera' che avrebbe come conseguenza quella di legare l'offensivita' della condotta del tossicodipendente al superamento di una frazione anche infinitesimale di sostanza rispetto alla soglia consentita" .
Pesanti le conseguenze, che inducono i penalisti ad esprimere "viva preoccupazione": "la criminalizzazione del consumo legittimerebbe, inevitabilmente, da un lato l'inasprimento dei sistemi e dei mezzi di controllo delle abitudini dei cittadini, che dovranno mettere in conto il pericolo di gravi intrusioni nella vita privata, e dall'altro l'ingresso della malavita dei semplici consumatori".
In questo quadro "anche gli aspetti apprezzabili della proposta, come l'innalzamento del limite di pena entro il quale sarebbe consentita la sospensione per coloro che intraprendono o hanno in corso un programma di recupero, o ancora il riconoscimento del vincolo della continuazione per tutti i reati commessi in relazione allo stato di tossicodipendenza, sarebbero travolti dalla stretta repressiva che ispira la riforma che, come gia' avvenuto prima del referendum abrogativo di alcune parti della legge Jervolino-Vassalli, avrebbe solo l'effetto di intasare i Tribunali di processi contro i consumatori di stupefacenti".

"Vivissima preoccupazione" in merito e' espressa in una nota dal sen. Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia e vicepresidente della consulta etico-religiosa del partito. "Una posizione che, con la scusa di non voler condannare il drogato, finisce con il condannarlo alla pena massima; con la scusa di voler rispettare la sua liberta', finisce con l'accettare che di tale liberta' non rimanga neanche l'apparenza. Perche' non puo' esistere la liberta' di rinunciare alla liberta', ed un uomo che dipende da una sostanza non e' un uomo libero. Il fine della riforma Fini, lo ribadiamo per l'ennesima volta, non e' quello di portare i tossicodipendenti in quanto tali in carcere, ma l'esatto contrario".
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