Italia. La cannabis terapeutica parte da Monselice?
Dopo che il quotidiano La Repubblica ieri lanciava la notizia sulla partenza di un esperimento per coltivare cannabis sativa nelle serre dell'istituto statale J. F. Kennedy di Monselice, nel padovano, e' intervenuto anche l'assessore veneto alla Sanita' per dichiarare la sua disponibilita' in merito.Obiettivo del progetto, coordinato da Giampaolo Grassi, primo ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura (clicca qui), e' quello di individuare le condizioni ottimali di allevamento in vaso della cannabis, con quattro tecniche diverse per 20 varieta' (nessuna contenente il Thc, il tetraidrocannabinolo responsabile degli effetti del fumo di marijuana), mettendo a confronto diversi mix di terricci e fertilizzanti. I risultati, attesi a breve, dovrebbero poi essere trasferiti alla realta' produttiva, e non solo a quella erboristica, alimentare e cosmetica, ma anche a quella farmaceutica. E' quest'ultimo aspetto che rende particolarmente interessante la sperimentazione, autorizzata dal ministero della Salute e finanziata con 13mila euro, oltre che da un'azienda olandese, anche da una decina di famiglie che, sopperendo alla mancanza di fondi pubblici per la ricerca, sperano nelle future applicazioni terapeutiche della cannabis.
"Ritengo che uno dei compiti principali che ha l'assistenza sia quello non solo di curare la malattia, ma laddove questa non e' piu' curabile e anche laddove e' curabile ma la cura e' lunga e si accompagna a momenti di dolore, sia anche quello di togliere il dolore anche che con queste metodiche, se hanno una comprovata efficacia", assessore regionale del Veneto alla Sanita', Fabio Gava.
Gava ha quindi ricordato che con una delibera assunta dalla Giunta veneta l'anno scorso "abbiamo cercato di migliorare l'assistenza per quanto attiene gli analgesici, con riferimento ai malati terminali e a tutta la presenza del dolore nelle strutture sanitarie", ribadendo che "l'orientamento e' quello di andare sempre piu' verso un ospedale cosiddetto senza dolore".
"Da quel che ho capito questa e' una ricerca di natura specifica, che ha un finanziamento statale, che prevede di studiare la migliore ottimizzazione per la coltivazione della cannabis ai fini industriali o farmaceutici o erboristici, per poterla poi utilizzare nel campo dell'antidolorifico".
Quindi, ha proseguito l'assessore, non c'e' una connessione vera e propria con la delibera della Giunta veneta, anche se ha riconosciuto che il nostro Paese "e' stato un po' in ritardo nel settore delle cure palliative e dell'antidolorifico in genere e quindi dobbiamo recuperare un po' di strada perduta".
Gava, sempre riferendosi alle iniziative del Veneto per combattere il dolore, ha inoltre ricordato che e' allo studio un progetto "di livello regionale aggiuntivo", che potrebbe essere operativo alla fine di quest'anno, per il parto senza dolore.
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