Italia. Carceri e tossicodipendenza nel Lazio
Su 6.344 detenuti presenti negli istituti penitenziari del Lazio, 2.061 sono tossicodipendenti, 259 affetti da Hiv e 157 alcoldipendenti. Sono alcuni dei dati forniti dal forum nazionale per il diritto alla salute in carcere, durante un convegno a Roma. "Il tossicodipendente - ha detto Angiolo Marroni, garante per i diritti dei detenuti nel Lazio - non deve stare in carcere ma in una comunità terapeutica. Bisogna poi farla finita con la sanità penitenziaria e affidare tutto alle Asl". Per Marroni i problemi nelle carceri sono molti: il ritorno di malattie che si ritenevano scomparse come la Tbc, i figli di madri detenuti, il sovraffollamento, il degrado in cui versano molte strutture. "Nel Lazio le maggiori criticità sono rappresentate dagli istituti penitenziari di Latina, Cassino e Rieti. Anche Regina Coeli è iperaffollata, i detenuti non hanno neanche un capo sportivo ma un piccolissimo cortile". Secondo i dati nell'ultimo anno sono morti 108 detenuti nelle carceri italiane: 58 per suicidio, 23 per malattia, quattro per overdose e 23 da accertare. "I suicidi avvengono soprattutto nella fase di prima entrata in un carcere. A breve presenteremo un'iniziativa in collaborazione con il carcere di Rebibbia e la Società Autostrade". Leda Colombini, presidente del Forum, ha criticato l'emendamento sulla tossicodipendenza approvato nella giornata di ieri in Senato. "Chiediamo lo stralcio dal decreto sulle Olimpiadi - ha spiegato - e l'apertura di un confronto con enti locali e associazioni per individuare i provvedimenti necessari ad affrontare il tema della tossicodipendenza, nel rispetto dei diritti delle persone e della Costituzione".ADUC è indipendente
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