Italia. Caruso (Prc): ho piantato cannabis alla Camera ... anzi no, stavo solo scherzando
"Piantatela. Piantatela con le vostre bugie, piantatela nei vostri giardini". L'onorevole Francesco Caruso ha evidentemente pensato che il passaggio dal fumo della politica alla politica del fumo, fosse quasi naturale quando ha lanciato la sua ultima provocazione. Il parlamentare no global, eletto nelle liste di Rifondazione comunista, membro della commissione Affari sociali, ha annunciato, e poi smentito, di aver "seminato alcuni semi di marijuana nelle fioriere del cortile della Camera dei deputati e sono in questi giorni già sbocciati i primi germogli".L'ultima uscita di Caruso segue il decreto emanato dal ministro della Salute, Livia Turco, con il quale viene innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis espresso in principio attivo, che può essere detenuto per uso esclusivamente personale.
Decreto che ha scatenato l'ira dell'onorevole beneventano: "Il raddoppio delle tabelle sulla cannabis è un primo passo ma ancora del tutto insufficiente", ha detto, per poi sparare a palle incatenate sul governo che "ancora tentenna su questo punto così delicato e drammatico, malgrado il programma dell'Unione parli di abrogazione della Fini-Giovanardi e di decriminalizzazione delle pratiche connesse all'uso della cannabis". Poi l'annuncio: "Ho scelto di portare anche in parlamento la battaglia per il diritto all'autocoltivazione".
Apriti cielo. La Cdl ha colto al volo l'occasione e l'opposizione, intorpidita dai lavori sulla Finanziaria, di fronte alla cannabis si è improvvisamente rianimata. Contro Caruso ha preso la parola Roberto Menia (An), che ha denunciato come gravissima l'iniziativa e ha invitato la presidenza della Camera a prendere tutte le opportune iniziative. Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, ha parlato di "avvelenamento e da una perversione ideologica che percorre tutta la sinistra italiana". Sanzioni nei confronti del parlamentare di Rifondazione, sono state chieste anche dal capogruppo di FI, Elio Vito. Teodoro Buontempo, di An, ha parlato di una ipotesi di reato dentro il perimetro di Montecitorio, mentre il presidente di turno, Pierluigi Castagnetti, ha chiesto di "non fare un processo alle intenzioni".
"Non ho mai piantato alcun seme di marijuana nelle aiuole di Montecitorio", dirà poi più tardi Caruso, spiegando che la sua è stata solo una "provocazione per rilanciare la mobilitazione del 25 novembre, quando la marijuana germoglierà in decine di aiuole in tutta Italia, davanti ai comuni e le Prefetture". Poi una confessione che è quasi un outing sulla scarsa esperienza delle dinamiche parlamentari: "Non immaginavo che l'opposizione si appigliasse a questa pretesto per bloccare i lavori parlamentari".
"Le provocazioni fanno il gioco della destra", spiega al giovane collega di coalizione Iacopo Venier, della segreteria nazionale del PdcI. Ma l'onorevole no global non rinuncia al gusto per per la battuta e rivolgendosi all'opposizione dice: "Non posso che chiedergli di piantarla".
Non appena Francesco Caruso è rientrato nell'Aula di Montecitorio, dai banchi della Cdl è partito un coro unanime: "Fuori, fuori, fuori". Subito l'intervento del presidente di turno Pierluigi Castagnetti: "Nessuno può intimare ad un deputato di uscire".
Inutile anche l'intervento dello stesso Bertinotti: "Capisco che alla fine di una giornata così si cerchi lo scontro... Vorrei proseguire la seduta... Ma se invece di urlare ascoltaste, forse...", il presidente della Camera non è riuscito nemmeno a completare il suo intervento in aula, per le grida che sono partite dai banchi dell'opposizione. Così, il presidente della Camera ha deciso di sospendere per dieci minuti la seduta.
"Ho dato incarico ai questori, come da prassi , in una vicenda così controversa, di effettuare un approfondimento e, se del caso, insieme ai questori di investire di questa discussione l'ufficio di presidenza. Qui, in questo luogo, la discussione è chiusa". Il presidente della Camera Fausto Bertinotti è intervenuto così sulle polemiche legate alle dichiarazioni di Francesco Caruso. Insoddisfatto per l'intervento, il capogruppo di An Ignazio La Russa: "Noi non intendiamo turbare ulteriormente i lavori, ma riteniamo che avrebbe dovuto sospendere la seduta in attesa di accertamenti su quanto accaduto: garantismo non vuol dire impunità. Per questo abbandoniamo l' aula", ha detto il parlamentare uscendo seguito da tutto il centrodestra.
"E' chiaro che si è trattato di un provocazione e nulla di più", ha commentato al termine della bagarre il capogruppo della Rnp Roberto Villetti, che ha messo la parola fine alla questione riciclando uno slogan 'd'antan', di sessantottina memoria: "Lo dovevano seppellire con una risata".
(Fonte: Repubblica online, 13 novembre 2006)
ALTRI COMMENTI
'Se oggi la Camera dei Deputati ha a che fare con le bravate di Caruso lo si deve a Bertinotti che lo ha voluto deputato in rappresentanza dei cosi' detti 'movimenti'. Non e' una responsabilita' da poco perche' infangare le istituzioni non e' mai positivo particolarmente quando chi lo fa e' nelle istituzioni per scelta politica di chi oggi e' Presidente della Camera': lo afferma Maurizio Ronconi, vicepresidente dei deputati dell'Udc.
'Comunque - conclude - la vicenda non e' chiusa e l'UDC rimane in attesa delle conclusioni della istruttoria affidata ai Questori della Camera'.
'Una provocazione senza fondamento, in quel momento l'avrei evitata'. Lo dice a Radio Radicale il segretario del Prc Franco Giordano commentando la dichiarazione di ieri del deputato del suo partito Francesco Caruso, che aveva annunciato di aver seminato della marijuana a Montecitorio, salvo smentire tutto quando e' scoppiata la polemica in aula.
'Ma le buone notizie vengono sul terreno concreto - osserva ancora Giordano a proposito della decisione annunciata ieri dal ministri della Sanita' Livia Turco - con la possibilita' di poter utilizzare una maggiore quantita' di hascisc senza finire in galera per via di una legge che alimenta l'illegalità senza combattere lo spaccio'. 'Non e' altro che una 'tolleranza incentivante' che risponde unicamente alle logiche di un governo perennemente sotto il ricatto dei partiti di estrema sinistra'. E' quanto afferma il coordinatore regionale di Forza Italia, Piergiorgio Massidda, in merito al decreto del ministro Livia Turco con il quale viene raddoppiata la quantita' di cannabis consentita per uso personale. 'Dopo aver cancellato le occasioni di aggregazione per i giovani, con una folle politica fiscale sullo sport e sul no-profit - spiega Massidda - il Governo tenta la strada di una falsa tolleranza che di fatto non scalfisce le conseguenze disastrose del consumo di droghe'. 'Ricordo - conclude l'esponente di Fi - che il consumo purtroppo sfugge con facilita' ai controlli, mentre restera' immutata, se non e' destinata a crescere, la percentuale gia' alta dei reati connessi allo spaccio'.
'Una Carusata'. Rifondazione Comunista proprio non ci sta a sentir parlare di un 'caso Caruso' e, dopo che ieri il nervosismo traspariva sui volti dei deputati, oggi tira le somme e prova a riportare la situazione sotto controllo. 'D'altra parte - spiegano al partito - si discute di una cosa che in realta' non e' mai accaduta'. Certo, l'uscita del deputato no global - che ha prima annunciato e poi smentito, derubricando la notizia a una 'provocazione', di aver seminato marijuana nel cortile di Montecitorio - non e' piaciuta affatto a Franco Giordano che l'ha bollata come 'una provocazione senza fondamento'. 'In quel momento l'avrei evitata', ha aggiunto, pensando all'attacco che stava portando il centrodestra al presidente della Camera proprio in quelle ore. Ma, se Rifondazione prova a mettere una pietra sopra alla vicenda, nel resto della maggioranza non si nasconde 'l'imbarazzo', mentre la Cdl addebita direttamente a Bertinotti la responsabilita' di aver portato a Montecitorio il deputato no global. Proprio Caruso, pero', ostenta tranquillita' anche di fronte al collegio dei Questori della Camera che, prima di relazionare all'ufficio di presidenza che domani dovra' decidere eventuali provvedimenti disciplinari, gli chiede la sua versione dei 'fatti'. 'Non sono pentito, ma visto cio' che e' accaduto non lo rifarei...', si limita ad osservare. E, piu' tardi, parlando del colloquio con il segretario del suo partito, aggiunge: 'Franco me l'ha detto chiaramente che non era d'accordo con quello che avevo fatto'. Ma la cosa non lo turba affatto. E non si sottrae alle battute. 'Dimmi dove l'hai piantata', gli dice alla Camera chi lo incontra nel cortile. Ma, alla luce di quello che e' successo ieri, Caruso non ci pensa due volte: non lo rifarebbe ma, osserva, 'qui in Parlamento ad essere arida non e' solo la terra...'. Domani pero' della vicenda si dovra' occupare l'ufficio di presidenza della Camera e tocchera' proprio a Fausto Bertinotti fare la proposta su eventuali sanzioni disciplinari. Tanto piu' che i Questori si sono gia' divisi per orientamento 'politico': favorevoli al massimo ad un 'richiamo' Gabriele Albonetti (Ulivo) e Severino Galante (Pdci, per il Misto), che citano l'articolo 68 della Costituzione, per il quale 'i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni'; deciso ad ottenere il 'massimo della pena', invece, Francesco Colucci (Forza Italia), che chiede 15 giorni di interdizione dai lavori parlamentari che si traducono, con la sospensione dell'indennita' di presenza, in una 'multa' di circa 5.250 euro. Sono i due estremi entro i quali si decidera'. Ma, in Trasatlantico, la sentenza e' gia' stata emessa: per il centrodestra e' condanna senza appello di Caruso, per il centrosinistra e' imbarazzo misto a rabbia. Maurizio Ronconi dell'Udc chiama in causa direttamente il presidente della Camera per le bravate del deputato no global perche', dice, 'e' lui che lo ha voluto deputato in rappresentanza dei cosi' detti 'movimenti'. Non sente ragioni neanche Alleanza Nazionale che, con il vice presidente della Camera Giorgia Meloni, accusa tutta l'Unione di 'trasformare una gaffe di Caruso, a cui lui stesso ha cercato pateticamente di porre rimedio, in una vera e propria linea politica'. Nell'Ulivo, Marina Sereni non nasconde 'il grande imbarazzo' per l'uscita di Caruso in una giornata 'gia' molto complicata, visto che c'era anche il decreto della Turco'. Non si risparmia neanche Alba Sasso, sinistra Ds: 'Fino a tre anni fare il disobbediente e' una cosa che fa crescere, ma dopo non serve'. Un altro deputato della Quercia, stuzzicato sulla questione, sbuffa: 'Abbiamo discusso ieri tre ore su una cosa inutile, Caruso doveva farsi i conti e sapere che non e' ancora il periodo della semina'. E lui? Caruso riconosce che il caso si poteva evitare, ma si difende: 'Non si possono fare processi alle intenzioni. Io non ho fatto nulla...'. E poi, fumando una sigaretta in cortile, fa autoironia: 'E' il primo processo che subisco alla Camera, speriamo l'ultimo. Ma comunque il clima e' diverso, mica siamo in tribunale...'.
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