Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Cassazione: illegittimo arrestare tossicodipendenti

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Non e' legittimo arrestare i tossicodipendenti, al massimo si possono multare, ma non rinchiudere in carcere perche' la dipendenza dalla droga non e' una "colpa grave". Lo sottolinea la Cassazione affermando che "il mero stato di tossicodipendenza, pur costituendo illecito amministrativo in caso di importazione, acquisto o detenzione illecita di sostanze stupefacenti per uso personale, non puo' da solo dare causa al provvedimento privativo della liberta' personale".
Il caso che ha portato la Suprema Corte a stabilire questo principio, e' quello di Antonio G., un tossicodipendente di Nocera Inferiore arrestato perche' trovato in possesso di tre bustine di eroina mentre camminava in una zona "che era ritrovo abituale di spacciatori e drogati". Antonio, incarcerato e detenuto dal 20 dicembre 2001 al 31 maggio 2002, e in seguito assolto dall'accusa di essere uno spacciatore perche' l'eroina era per uso personale.
Contro l'ingiusta carcerazione -dopo la totale assoluzione- Antonio (38 anni) ha fatto ricorso per ottenere l'indennizzo previsto a favore di chi viene privato della liberta' senza validi motivi. Ma la Corte di Appello di Salerno gli nego' il risarcimento sostenendo che il suo stato di tossico, unito alle frequentazioni e al ritrovamento di dosi di eroina addosso, aveva giustificato il suo arresto. Contro questa decisione Antonio si e' rivolto alla Cassazione protestando perche' "lo stato di tossicodipendenza non puo' legittimare l'arresto, equiparandosi cosi' il tossicodipendente allo spacciatore". E la Suprema Corte ha condiviso il suo punto di vista dicendo, appunto, che la condizione di tossicodipendenza e' un "disvalore sociale" ma non e' un comportamento che giustifichi l'arresto. I giudici di Piazza Cavour fanno un esempio: quello del tossicodipendente che "venga trovato nella propria abitazione con una o due dosi di stupefacente".
"E' evidente -dice la Quarta sezione penale, sentenza 37664- che sussistono i presupposti per ritenere l'illecito amministrativo, ma e' da escludere che si possa ritenere una condotta gravemente colpevole che abbia causato l'applicazione di una misura cautelare quale la custodia in carcere o gli arresti domiciliari". Tuttavia ad Antonio, la Suprema Corte ha -a sua volta- negato il risarcimento per ingiusta detenzione in quanto la circostanza che lui fosse stato trovato con piu' bustine di eroina in una zona di spaccio (condotta "altamente imprudente", dice la Cassazione) poteva aver tratto in inganno il Pm che dispose l'arresto. A chiare lettere, pero', i supremi giudici sottolineano che "il mero stato di tossicodipendenza non puo' considerarsi una colpa grave" e non puo' essere "una causa di esclusione del diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione".

"Al di la' delle considerazioni assolutamente opinabili dei giudici della Corte di Cassazione sulla gravita' o meno di assumere sostanze stupefacenti, la sentenza con la quale la Suprema Corte stabilisce che per il solo fatto di essere tossicodipendente non si puo' finire in galera, va nella direzione della legge Fini antidroga e antispaccio che ci auguriamo venga approvata al piu' presto dal Parlamento". Cosi' -in una nota- il senatore Riccardo Pedrizzi di An.
"La legge Fini infatti individua il nemico nella droga, e non nel drogato, e in galera ci fa finire gli spacciatori attualmente liberi di vendere morte ai nostri figli, e non i semplici tossicodipendenti. Costoro vengono ritenuti meritevoli di sanzione, ma solo amministrativa, nell'ottica di riaffermare il principio, fondamentale e decisivo ai fini della prevenzione, che drogarsi non e' lecito e non e' un diritto ma anche nella consapevolezza che il mero tossicodipendente va aiutato in ogni modo a liberarsi dalla schiavitu' della droga'. Tanto che nel caso in cui abbia intrapreso la strada della riabilitazione in una comunita', e quindi non commetta piu' reati per procurarsi droga, la legge Fini lo mette al riparo dall'attuale spada di Damocle, evitando che possa tornare in galera per scontare il resto della pena. Insomma si tratta di una legge che ritiene i semplici tossicodipendenti persone a cui tendere la mano con fermezza e amore, non da sbattere in gattabuia".

"E' un'ottima sentenza quella della Cassazione perche' ribadisce il fatto che per uso personale di droga non ci puo' essere carcerazione". A sostenerlo e' il presidente di Forum droghe, Franco Corleone, che sottolinea come la decisione di Piazza Cavour "e' frutto del risultato del referendum del 1993".
"Dalla sentenza della Cassazione emerge chiaramente come per casi di arresto per detenzione il cittadino ha diritto alla riparazione per ingiusta detenzione". Secondo l'ex sottosegretario alla Giustizia con questa sentenza la Cassazione ha voluto anche rivolgere un monito "a quei magistrati che violano la legge attribuendo l'onere della prova di spaccio a carico del consumatore. E' questa la ragione per cui sono oltre 18 mila i tossicodipendenti nelle carceri italiane, criminalizzati anche per il solo consumo di cannabis". Dunque, una sentenza "importante quella della Cassazione che arriva nel momento in cui la proposta di legge Fini prevede la penalizzazione con condanne da 6 a 20 anni anche per i possessori i pochi milligrammi di cannabis giudicandolo uno spacciatore. Domani al Senato sara' presentata una proposta di legge alternativa a quella del Governo per la piena depenalizzazione del consumo di droga, in favore delle politiche di riduzione del danno e per misure alternative al carcere per i tossicodipendenti. Il confronto tra due mondi e convinzioni giuridiche e' ormai aperto nel Paese".

Giulio Manfredi, del Comitato Nazionale Radicali Italiani, ha cosi' commentato:
"Nel caso specifico che ha portato alla sentenza della Cassazione, il cittadino tossicodipendente era stato arrestato perche' deteneva tre bustine di eroina. Se fosse gia' in vigore la sedicente "Legge Fini", quel cittadino sarebbe stato condannato ad una reclusione da sei a vent'anni e a una multa da 26.000 e 260.000 euro (art. 73, comma 1); tre bustine di eroina contengono, infatti, normalmente, ben piu' dei 200 milligrammi di principio attivo dell'eroina, la soglia oltre la quale scatta la sanzione penale (tabella I allegata alla "legge"). Se il reato e' considerato di "lieve entita'", la reclusione varia da uno a sei anni e la multa da 3.000 a 26.000 euro (art. 73, comma 5); in questo caso, il giudice, su richiesta dell'imputato, puo' decidere di commutare la pena in un lavoro di pubblica utilita', da svolgersi, suggerisce la "Legge Fini" (art. 73, comma 5 bis), in una comunita' terapeutica.
L'on. Fini si trova davanti a un bel dilemma: accelerare l'iter della legge per accontentare le comunita' terapeutiche amiche, fornendo loro manodopera a buon mercato, e per rifarsi il doppiopetto da uomo di destra (dopo le aperture su Israele e immigrati) per poi farsi smantellare la legge dalla Corte Costituzionale, grazie anche a sentenze come quella della Cassazione? Sempre ammesso che riesca a far passare il provvedimento in Parlamento!
Intanto, dopo ben nove mesi dalla sua istituzione, il Dipartimento Nazionale antidroga ha ricevuto i fondi di dotazione: 14 milioni di euro."
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