Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Cassazione: questore deve informare immigrati su sanzioni e conseguenze

U.E. - ITALIA
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L'amministrazione, e in particolare i questori, ha l'obbligo di informare "con provvedimento scritto gli immigrati extracomunitari - colpiti dall'ordine di allontanamento - sulle "conseguenze penali" della eventuale, trasgressione all'ordine di lasciare il nostro Paese. Lo sottolinea la Cassazione spiegando che - contrariamente al principio valido per tutti gli italiani, in base al quale "la legge non ammette ignoranza" - secondo le norme sull'immigrazione "la particolare situazione dello straniero extracomunitario esclude che per esso operi la generale presunzione di conoscenza delle conseguenze penali della violazione e richiede, come presupposto della punibilita', una specifica informativa a riguardo".
In pratica se il provvedimento del questore non riporta le sanzioni aggiornate ai contenuti e le norme piu' recenti in tema di immigrazione, allora deve considerarsi "affetto da vizio di o motivazione di legge", con effetti sulla "punibilita' e l'inottemperanza". Sulla scia di questo principio la Suprema corte - con la sentenza 28656 - ha confermato la pena dell'arresto, anziche' quella della reclusione, nei confronti di una donna dell'Est, Magdalena T., che non aveva obbedito all'ordine di allontanamento emesso dal questore di Crema il 26 agosto 2004. Da un controllo delle forze dell'ordine la donna risulto' ancora in Italia il 25 gennaio 2006. Per questo fu processata per mancato rispetto dell'ordine di allontanamento. Ma siccome tale ordine riportava le sanzioni precedenti l'inasprimento delle pene introdotte dalla legge Bossi-Fini del 2004, a Magdalena fu inflitto il solo arresto (come previsto dalle precedenti norme piu' miti) e non la reclusione come stabilito dalle modifiche apportate dal governo di centrodestra al testo sull'immigrazione. La suprema corte ha stabilito che e' giusto che sia cosi' ed ha respinto il ricorso con il quale il procuratore generale di Brescia chiedeva che Magdalena fosse punita con la reclusione. Anche la procura generale della Cassazione, rappresentata da Giovanni Galati, ha condiviso l'orientamento 'garantista' espresso dalla Suprema Corte.
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