Italia. Cassazione: reato dare lavoro a clandestino
Va sempre incontro a una condanna penale chi da' lavoro a un immigrato senza permesso di soggiorno. Lo ha sancito la Cassazione, confermando una sentenza della Corte d'appello di Milano, che aveva condannato un uomo per aver occupato alle proprie dipendenze una cittadina extracomunitaria priva del permesso di soggiorno, violando cosi' l'articolo 22 della legge 286/1998.
L'imputato aveva sostanzialmente ammesso i fatti, sostenendo pero' di aver ritenuto in buona fede di poterlo fare in quanto la donna gli aveva mostrato la richiesta per ottenere il permesso di soggiorno. Secondo i giudici del merito, invece, "il principio di buona fede non era invocabile da parte dell'imputato in quanto a lui incombeva l'obbligo di prendere visione del permesso di soggiorno prima di assumere la cittadina comunitaria, non essendo sufficiente la semplice richiesta". Inoltre, l'uomo, aveva rilevato la Corte d'appello, "conosceva la situazione della donna in quanto abitava vicino alla sua trattoria" e la pena appariva congrua "visto che vantava precedenti penali proprio in materia di violazione delle norme sul lavoro".
La Suprema Corte (prima sezione penale, sentenza n.37409) ha dunque rigettato il ricorso dell'imputato e ritenuto "del tutto congrua e logica" la motivazione dei giudici milanesi, non potendo, scrivono gli 'ermellini', "l'imputato invocare la sua buona fede, visto che doveva sapere che la legge richiede il permesso di soggiorno per poter assumere una cittadina extracomunitaria e visto che anche un'assunzione in prova costituisce instaurazione di un rapporto di lavoro".
FERRERO, ANCORA PIU' URGENTE NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA
Il ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, a margine dell'incontro istituzionale organizzato ieri a Roma dall'associazione imprenditoriale Anima dichiara di prendere atto della sentenza della Cassazione che ha negato la possibilita' per i cittadini immigrati di lavorare per il pubblico impiego, posizione per la quale e' richiesta la cittadinanza italiana.
'Ne prendo atto -ha detto dunque Ferrero-, e' chiaro che bisogna accelerare l'iter sulla cittadinanza'.
L'imputato aveva sostanzialmente ammesso i fatti, sostenendo pero' di aver ritenuto in buona fede di poterlo fare in quanto la donna gli aveva mostrato la richiesta per ottenere il permesso di soggiorno. Secondo i giudici del merito, invece, "il principio di buona fede non era invocabile da parte dell'imputato in quanto a lui incombeva l'obbligo di prendere visione del permesso di soggiorno prima di assumere la cittadina comunitaria, non essendo sufficiente la semplice richiesta". Inoltre, l'uomo, aveva rilevato la Corte d'appello, "conosceva la situazione della donna in quanto abitava vicino alla sua trattoria" e la pena appariva congrua "visto che vantava precedenti penali proprio in materia di violazione delle norme sul lavoro".
La Suprema Corte (prima sezione penale, sentenza n.37409) ha dunque rigettato il ricorso dell'imputato e ritenuto "del tutto congrua e logica" la motivazione dei giudici milanesi, non potendo, scrivono gli 'ermellini', "l'imputato invocare la sua buona fede, visto che doveva sapere che la legge richiede il permesso di soggiorno per poter assumere una cittadina extracomunitaria e visto che anche un'assunzione in prova costituisce instaurazione di un rapporto di lavoro".
FERRERO, ANCORA PIU' URGENTE NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA
Il ministro per la Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, a margine dell'incontro istituzionale organizzato ieri a Roma dall'associazione imprenditoriale Anima dichiara di prendere atto della sentenza della Cassazione che ha negato la possibilita' per i cittadini immigrati di lavorare per il pubblico impiego, posizione per la quale e' richiesta la cittadinanza italiana.
'Ne prendo atto -ha detto dunque Ferrero-, e' chiaro che bisogna accelerare l'iter sulla cittadinanza'.
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