Italia. Il Censis e la "fuga dei cervelli"
Il Rapporto del Censis conferma la sensazione diffusa riguardo al sistema italiano della ricerca e dell'Universita', poco attraente per gli stranieri e poco incentivante per gli italiani. Il programma Erasmus per esempio e' ben poco sfruttato dagli studenti italiani, solo il 10,9% ne usufruisce contro il 16,4 della Germania, ma anche il 13,1 della Spagna. L'Italia ha anche il triste primato nel rapporto arrivi-partenze di tutta l'Unione Europea con un saldo del -35,4%. "Rispetto agli oltre 12 mila italiani -dice il Censis- che sono partiti nell'anno accademico 1999-2000, solo poco piu' di 8 mila stranieri hanno occupato temporaneamente le aule universitarie". Il posto Universita' offre numeri ancora piu' drammatici e testimonia la cosiddetta fuga di cervelli. Nelle Universita' di tutto il mondo ci sono circa 2.600 professori e ricercatori, contro il numero di stranieri che conseguono il dottorato di ricerca in Italia che invece e' per certi versi risibile. Nell'anno 2000 sono stati 50 gli studenti stranieri, che sul totale rappresenta il 2,3%. Solo per avere un termine di paragone, nel Regno Unito nell'anno 1999 la percentuale di stranieri era del 30%. Il Censis ha anche cercato di fotografare lo status dei nostri professori all'estero intervistandone 737. Il miglior polo d'attrazione sono gli Usa, che accoglie il 34,3 dei ricercatori emigrati, segue il Regno Unito con il 26% e la Francia con l'11,4%. Quelli che maggiormente si muovono sono fisici, medici, immunologhi e chi opera nell'ambito delle neuroscienze. Ma perche' questi ricercatori se ne vanno dall'Italia? L'87,1% ritiene che le motivazioni non siano da imputare alla globalizzazione, ma ad una patologia del nostro sistema di ricerca.
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