Italia. Centro Astalli: informazione sull'immigrazione e' inadeguata
Sul tema dell'immigrazione non c'e' una informazione adeguata, approfondita e contestualizzata. Il tema viene anzi ridotto a stereotipizzazioni e a 'etichettature': e' quanto denucia il centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, a seguito di uno studio condotto su come l'immigrazione viene affrontata e descrittta dai mezzi di comunicazione. Denuncia che arriva dal convegno 'Stranieri, non estranei', organizzato in occasione della giornata mondiale dei rifugiati.
Secondo lo studio del centro Astalli solo il 26,5% degli intervistati si ritiene informato sul tema dell'immigrazione, a fronte di un 54% che si dice invece poco informato. Ancora, il 70% degli intevistati sostiene che gli immigrati siano tutti irregolari. 'Abbiamo condotto una ricerca -spiega Marco Binotto, docente di tecniche della comunicazione all'universita' La Sapienza di Roma- sul rapporto tra media e immigrazione e i due aspetti che emergono sono da una parte tanti stereotipi, come la riduzione del fenomeno a sbarchi e guerre e, dall'altra, l'idea che il pubblico ha degli immigrati e' che sono persone devianti, diverse e che arrivano dal nulla'.
'Questo quadro dipende, secondo la ricerca, da come i mezzi di informazione affrontano e spiegano il problema: innanzitutto c'e' la tendenza a parlare degli immigrati non attraverso il loro nome ma attraverso la loro nazionalita', e questo rende il tema immigrazione routinizzato. Nei titoli di cronaca si da' sempre risalto alla provenienza delle persone e questo contribuisce a creare un clima di ostilita' e diffidenza nei confronti degli immigrati. Inoltre abbiamo notato come la tandenza generale di tg e giornali sia quella di inserire gli immigrati in cronaca, e sotto le voci 'sbarchi' e 'criminalita''. E questo e' sbagliato'.
'L'informazione -sostiene Roberto Morrione, direttore di Rai News 24- e' effettivamente in una situazione di debito nei confronti degli ascoltatori e dei lettori, ai quali non si fornisce una conoscenza critica e approfondita. Altro deficit e' poi la mancanza del contesto: in un mondo globalizzato l'informazione e' parcellizzata e non da' mai il quadro completo della situazione. Se ci sono guerre tra Tutzi e Hutu e' perche' alla base ci sono anche interessi geopolitici che provocano e spingono il conflitto, ma di questi interessi non si parla. Tutto cio' avviene perche' dietro al mondo dell'informazione c'e' una logica di consumo e di mercato, logica alla base del debito dell'informazione'.
Denunce, quelle di Morrione, che trovano la condivisone del giudice della corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, per il quale 'l'informazione e' strumentale al nord del mondo. E' gestita come un'impresa e allora e' chiaro che non puo' non essere al serivizo del nord industrializzato. Abbiamo cosi' una informazione globalizzata a senso unico. Quello in cui dovrebbe globalizzarsi e' invece in valori e regole. In immigrazione noi della corte Costituzionale dobbiamo lavorare per far valere articoli della costituzione che sono validi per tutti, come l'articolo 3: noi lo abbiamo detto dal '95 ma mi pare che non sia stato ripreso dei media, o e' stato appena accennato'.
Come cercare, dunque, di rendere i mezzi d'informazione piu' attenti al tema dell'imigrazione? Una risposta la fornisce l'assessore alle potiche sportive e all'universita' del comunue di Roma Jean Leonard Touadi', per il quale 'bisognerebbe guardare l'informazione fatta dagli immigrati. Quando le redazioni saranno multiculturali - afferma l'assessore- le notizie e il modo di fare informazioni inizieranno a cambiare'.
Secondo lo studio del centro Astalli solo il 26,5% degli intervistati si ritiene informato sul tema dell'immigrazione, a fronte di un 54% che si dice invece poco informato. Ancora, il 70% degli intevistati sostiene che gli immigrati siano tutti irregolari. 'Abbiamo condotto una ricerca -spiega Marco Binotto, docente di tecniche della comunicazione all'universita' La Sapienza di Roma- sul rapporto tra media e immigrazione e i due aspetti che emergono sono da una parte tanti stereotipi, come la riduzione del fenomeno a sbarchi e guerre e, dall'altra, l'idea che il pubblico ha degli immigrati e' che sono persone devianti, diverse e che arrivano dal nulla'.
'Questo quadro dipende, secondo la ricerca, da come i mezzi di informazione affrontano e spiegano il problema: innanzitutto c'e' la tendenza a parlare degli immigrati non attraverso il loro nome ma attraverso la loro nazionalita', e questo rende il tema immigrazione routinizzato. Nei titoli di cronaca si da' sempre risalto alla provenienza delle persone e questo contribuisce a creare un clima di ostilita' e diffidenza nei confronti degli immigrati. Inoltre abbiamo notato come la tandenza generale di tg e giornali sia quella di inserire gli immigrati in cronaca, e sotto le voci 'sbarchi' e 'criminalita''. E questo e' sbagliato'.
'L'informazione -sostiene Roberto Morrione, direttore di Rai News 24- e' effettivamente in una situazione di debito nei confronti degli ascoltatori e dei lettori, ai quali non si fornisce una conoscenza critica e approfondita. Altro deficit e' poi la mancanza del contesto: in un mondo globalizzato l'informazione e' parcellizzata e non da' mai il quadro completo della situazione. Se ci sono guerre tra Tutzi e Hutu e' perche' alla base ci sono anche interessi geopolitici che provocano e spingono il conflitto, ma di questi interessi non si parla. Tutto cio' avviene perche' dietro al mondo dell'informazione c'e' una logica di consumo e di mercato, logica alla base del debito dell'informazione'.
Denunce, quelle di Morrione, che trovano la condivisone del giudice della corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, per il quale 'l'informazione e' strumentale al nord del mondo. E' gestita come un'impresa e allora e' chiaro che non puo' non essere al serivizo del nord industrializzato. Abbiamo cosi' una informazione globalizzata a senso unico. Quello in cui dovrebbe globalizzarsi e' invece in valori e regole. In immigrazione noi della corte Costituzionale dobbiamo lavorare per far valere articoli della costituzione che sono validi per tutti, come l'articolo 3: noi lo abbiamo detto dal '95 ma mi pare che non sia stato ripreso dei media, o e' stato appena accennato'.
Come cercare, dunque, di rendere i mezzi d'informazione piu' attenti al tema dell'imigrazione? Una risposta la fornisce l'assessore alle potiche sportive e all'universita' del comunue di Roma Jean Leonard Touadi', per il quale 'bisognerebbe guardare l'informazione fatta dagli immigrati. Quando le redazioni saranno multiculturali - afferma l'assessore- le notizie e il modo di fare informazioni inizieranno a cambiare'.
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