Italia. Centro nazionale trapianti: no al cordone all'estero
Non serve e non conviene portare all'estero il cordone ombelicale. Lo sostiene in una nota il Centro nazionale trapianti, visto l'incremento di richieste di future mamme che decidono di conservare il proprio cordone ombelicale all'estero per poterlo poi riutilizzare in caso di cure future, attraverso le cellule staminali.
"In caso di bisogno possono ottenere praticamente lo stesso risultato anche donandolo in Italia. Da un punto di vista legale, la differenza consiste nel fatto che nel nostro Paese non si puo' mettere in banca il cordone per se stessi o per i propri figli, a meno che un fratellino del nascituro non sia gia' affetto da una malattia curabile solo con le staminali presenti nel cordone stesso, ma viene messo a disposizione dell'intera comunita' italiana". A livello pratico anche la donazione altruistica del cordone, qualora si dovesse presentare la necessita' di rientrarne in possesso, le probabilita' di ritrovare il proprio sono circa del 97%-98%. Questo avviene perche' ovviamente non esiste cordone pi compatibile del proprio. Tuttavia, da quasi un anno, un'ordinanza del ministero della Salute ha stabilito che i cittadini italiani possono esportare il sangue del cordone ombelicale in apposite banche estere per un utilizzo terapeutico personale. Prima dell'autorizzazione all'esportazione deve pero' esserci un percorso di consulenza da parte del Centro nazionale trapianti.
Ad oggi gli interventi effettuati sono stati 170, di cui 86 dall'inizio del 2006. Di questi solo 33 hanno proseguito l'iter fino alla richiesta di autorizzazione. Nella maggior parte dei casi i genitori hanno giustificato la richiesta di conservazione in banche estere del sangue del cordone come un'assicurazione sulla vita del nascituro. In Italia esiste una rete di banche del cordone ombelicale per lo studio, la raccolta e l'impiego di questo materiale per i trapianti e la terapia cellulare. Nel nostro Paese sono conservate nelle banche 37.298 unita' di cordoni ombelicali.
"In caso di bisogno possono ottenere praticamente lo stesso risultato anche donandolo in Italia. Da un punto di vista legale, la differenza consiste nel fatto che nel nostro Paese non si puo' mettere in banca il cordone per se stessi o per i propri figli, a meno che un fratellino del nascituro non sia gia' affetto da una malattia curabile solo con le staminali presenti nel cordone stesso, ma viene messo a disposizione dell'intera comunita' italiana". A livello pratico anche la donazione altruistica del cordone, qualora si dovesse presentare la necessita' di rientrarne in possesso, le probabilita' di ritrovare il proprio sono circa del 97%-98%. Questo avviene perche' ovviamente non esiste cordone pi compatibile del proprio. Tuttavia, da quasi un anno, un'ordinanza del ministero della Salute ha stabilito che i cittadini italiani possono esportare il sangue del cordone ombelicale in apposite banche estere per un utilizzo terapeutico personale. Prima dell'autorizzazione all'esportazione deve pero' esserci un percorso di consulenza da parte del Centro nazionale trapianti.
Ad oggi gli interventi effettuati sono stati 170, di cui 86 dall'inizio del 2006. Di questi solo 33 hanno proseguito l'iter fino alla richiesta di autorizzazione. Nella maggior parte dei casi i genitori hanno giustificato la richiesta di conservazione in banche estere del sangue del cordone come un'assicurazione sulla vita del nascituro. In Italia esiste una rete di banche del cordone ombelicale per lo studio, la raccolta e l'impiego di questo materiale per i trapianti e la terapia cellulare. Nel nostro Paese sono conservate nelle banche 37.298 unita' di cordoni ombelicali.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti