Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Cerca di togliere la vita alla sorella in coma con iniezione di eroina

U.E. - ITALIA
Notizia ·
  Si e' presentato nella casa di cura 'Sandro Pertini' di Garbagnate Milanese dicendo di voler per far visita alla sorella che giace in coma ormai da piu' di due mesi. In realta' voleva ucciderla: per farla smettere di soffrire, ha detto all'infermiere che lo ha fermato un attimo prima che iniettasse nelle vene della donna priva di conoscenza il liquido contenuto in una fiala che l'uomo aveva portato con se'.
Secondo il suo racconto, si tratta di tre dosi di eroina acquistate da un pusher nei pressi della stazione di Genova e miscelate con acqua distillata. L'uomo, 52 anni, che vive nel capoluogo ligure, e' stato fermato dai carabinieri e adesso tocca al magistrato decidere se imputarlo per tentato omicidio.
A tutti ha ripetuto che voleva 'mettere fine alla sofferenza e ai dolori' della sorella.
Secondo i pochi particolari che sono emersi dal riserbo sui protagonisti di questa storia, la donna che il fratello voleva uccidere ha 56 anni, e' nata a Torino e ha vissuto in varie localita' d'Italia fino a quando, circa un anno fa, si e' stabilita nell'hinterland di Milano sembra per motivi di lavoro.
Separata dal marito, di lei si sa solo che ha 'almeno un figlio' e alcuni altri parenti che hanno seguito assiduamente il decorso delle sue condizioni. Era da sola in casa comunque il 27 gennaio scorso quando, mentre mangiava, un boccone di cibo le e' finito di traverso occludendo la trachea. 'In quei casi e' necessario intervenire entro 3, al massimo 5 minuti', spiega il dott. Arcangelo Ceretti il direttore sanitario della Sandro Pertini. Invece quando si accorsero del malore e arrivarono i soccorsi era passato troppo tempo. La donna da allora e' in coma. E' stata ricoverata per due mesi in ospedale e poi, sei giorni fa, trasferita in questa residenza sanitaria pubblica di Garbagnate, 300 posti, dedicata a persone anziane con invalidita' cognitive spesso associate ad altre patologie. Una struttura insomma dove chi arriva e' 'assolutamente benvenuto.
Perche' qui -spiega Ceretti- il problema principale di questi malati e' proprio la solitudine e in alcuni casi l'abbandono'.
Il fratello della donna era stato accolto con grande cordialita' e accompagnato nella stanza dove la sorella giace in un letto accanto ad un' altra donna nelle stesse condizioni. Una presenza che non ha dissuaso l'uomo dal compiere il gesto di tentare di uccidere la congiunta. A salvarla e' stato l'intuito dell'infermiere e anche un po' il caso: 'C'era forse anche qualcosa che non andava  nel comportamento di quell'uomo, in ogni caso l'infermiere che lo ha sorpreso con la siringa in mano era entrato per invitarlo a fermarsi a mangiare qualcosa con gli altri pazienti e col personale'. 'Lui -ha raccontato l'infermiere al suo superiore- non ha reagito si e' lasciato disarmare docilmente, anzi e' stato delicato'. Era disperato, quello si', 'ma si e' rasserenato un po' quando gli ho spiegato che la sorella non sente alcun dolore e non c'e' nessuna sofferenza da alleviare su di lei. La sofferenza in questi casi e' tutta dei parenti'.
'In ogni caso -commenta il dott. Ceretti- e' stato un gesto molto irrazionale, poco studiato. Ci sono metodi assolutamente piu' facili e sicuri per uccidere. Non e' per niente sicuro che iniettando eroina a una persona in coma se ne provochi la morte. Piuttosto l'uso di una droga fa pensare appunto che quest'uomo volesse come prima cosa interrompere la sofferenza che lui pensava la sorella provasse'.
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