Italia. La Cgil sul carcere per tossicodipendenti di Castelfranco
"Si realizza un'ipotesi mai discussa fin qui, alla quale siamo assolutamente contrari: l'ingresso di un soggetto privato, che sostituisce l'amministrazione pubblica, nella gestione concreta della esecuzione penale". E' il commento della Cgil di Modena sul "primo carcere speciale per tossicodipendenti, su progetto elaborato dalla comunita' di San Patrignano" che verra' inaugurato a Castelfranco Emilia."E' un modo anche per evitare il confronto tra diverse idee di recupero e riabilitazione, assumendo a priori il 'metodo San Patrignano' come l'unico in grado di risolvere i problemi". Secondo la segreteria modenese del sindacato, "si tratta di un tema di grande rilevanza, che richiederebbe un serio e approfondito dibattito nel Paese e che non si puo' far passare con un colpo di mano, tentando di far credere che nulla cambia perche' il timone e' in mano al Dipartimento amministrazione penitenziaria".
"A noi sembra che venga proposto un vecchio modello, un classico carcere, che rischia di ghettizzare i tossicodipendenti fino alla fine della pena, con una dimensione (140 posti) assolutamente incongruente con percorsi di recupero delle singole persone, visto anche che, pare di capire, la struttura e' chiusa a percorsi verso l'esterno e le comunita'". Per il sindacato, "un sostanziale passo indietro rispetto a esperienze di strutture a custodia attenuata, gia' operanti nella nostra Regione con buoni risultati, che ci fa temere un approccio sostanzialmente repressivo, in luogo di un atteggiamento di prevenzione e recupero. Ancora, ci chiediamo perche' affidare l'elaborazione del progetto alla comunita' di San Patrignano, alla quale viene anche chiesto di gestirlo, nonostante questa non abbia alcun legame con il nostro territorio. Ci sembra un modo per escludere dalla progettualita' e dalla successiva gestione, la rete dei servizi territoriali, sia il Sert che gli Enti ausiliari, che in questi anni hanno lavorato con efficacia, in stretto contatto con il sistema delle Autonomie locali, a progetti di recupero effettivo delle persone con problemi di dipendenza. Servizi che si sono misurati con i problemi reali e non certo con le chiacchiere".
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